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28/04/2026 17:00:00

Trapani, "Trapani Tua" all'opposizione: la maggioranza di Tranchida non c'è più

La maggioranza di Giacomo Tranchida non ha più i numeri in aula consiliare.

I nuovi numeri di Palazzo Cavarretta indicano 12 consiglieri all’opposizione, 11 in maggioranza, 1 indipendente.

Nel Consiglio comunale di Trapani del 27 aprile scorso si è preso atto pubblicamente che il progetto politico nato nel 2018 attorno al sindaco Giacomo Tranchida è entrato nella sua fase di disgregazione.

 

L’antefatto era già scritto.
Il 10 aprile, nel corso di una conferenza stampa sulla BRT, Tranchida aveva scelto la linea dell’attacco frontale bollando gli ex alleati e consiglieri critici di “Trapani Tua” – che hanno riferimento politico il presidente del consiglio Alberto Mazzeo - come “novelli Giuda”, denunciando apertamente quelli che riteneva tradimenti interni. Da quel momento il dissenso, fino ad allora sotterraneo ma evidnete, è uscito definitivamente allo scoperto.

 

La seduta di ieri non ha fatto che certificare un logoramento che andava avanti da diverse sedute e sui social.

A segnare il punto di rottura è stata la decisione della lista civica “Trapani Tua” di interrompere ufficialmente il rapporto politico con l’amministrazione comunale.

Una scelta maturata, si legge nella nota del movimento, dopo “un progressivo e ormai insanabile scollamento” rispetto ai presupposti politici e programmatici che avevano portato alla nascita della larga coalizione civica che sostenne Tranchida sia nel 2018 che nel 2023.

Non si tratta di una fuoriuscita qualunque.

 

“Trapani Tua” è infatti uno dei soggetti fondatori della vittoria del 2023, il pezzo politico che più di altri aveva garantito al sindaco una saldatura con l’area moderata e con il mondo vicino all’assessore regionale Mimmo Turano. Se oggi quello stesso pezzo sceglie di sganciarsi, significa che non si sta consumando un incidente di percorso ma l’esaurimento del progetto originario. E che ci si sta proiettando verso un futuro diverso.

 

Il giudizio contenuto nella nota è pesante: partecipazione e collegialità sarebbero state progressivamente sostituite da una gestione sempre più verticistica, mentre sul piano amministrativo pesano programmi rimasti incompiuti, opere annunciate e non realizzate, obiettivi rimasti sulla carta.

Tradotto: “Trapani Tua” non contesta solo il metodo, ma contesta i risultati.

Ed è qui che la rottura assume una portata politica ancora più significativa, perché smette di essere una questione di rapporti personali e diventa una delegittimazione del governo cittadino.

 

“Trapani Tua”, che fino a ieri era ago della bilancia della maggioranza, diventa adesso ago della bilancia dell’opposizione.
Un passaggio che modifica l’intera geografia di Palazzo Cavarretta e apre una fase di precarietà strutturale per l’amministrazione.

Da questo momento ogni delibera pesante — soprattutto quelle finanziarie e di bilancio — rischia di trasformarsi in una prova di resistenza numerica.

La maggioranza non ha più la serenità automatica dei voti e dovrà probabilmente affidarsi a una tattica di sopravvivenza consiliare: evitare la prima convocazione, contarsi in seconda dove il quorum è più basso, sperare nelle assenze e trattare di volta in volta. 

 

È la fotografia plastica di un’amministrazione che formalmente governa ancora, ma che non dispone più di una vera autosufficienza politica.

In questo scenario è arrivata anche la presa di posizione del Partito Democratico, che ha parlato esplicitamente di “passaggio politico rilevante”, riconoscendo che l’abbandono di una forza di maggioranza non può essere liquidato come fisiologia interna ma incide direttamente sulla stabilità amministrativa.

Il punto, però, è che la vicenda trapanese non vive isolata.

 

La rottura si inserisce dentro un riallineamento più ampio dell’area politica vicina a Turano, che nelle ultime settimane ha già dato segnali evidenti anche nel Consiglio comunale di Erice con l’uscita della consigliera Sofia Mazzeo dalla maggioranza della sindaca Daniela Toscano e la nascita di nuovi contenitori politici apertamente proiettati verso il 2027.

Le due vicende, lette insieme, raccontano una cosa semplice: una parte consistente del sistema civico-moderato che negli ultimi anni aveva garantito stabilità ai governi progressisti sta prendendo le distanze e cercando nuove collocazioni.

 

Dentro questa stessa cornice si colloca anche il neonato “Gruppo Misto per Trapani”, formato da Alberto Mazzeo, Giovanni Carpinteri e Franco Briale: uno spazio politico che certifica ulteriormente la perdita di compattezza del fronte tranchidiano.

Mazzeo e Carpinteri sono ormai stabilmente collocati su posizioni di netta distanza dall’amministrazione. 

 

Più mobile resta invece la posizione di Franco Briale, che nel corso della seduta ha annunciato che il proprio voto sulle delibere verrà valutato caso per caso, confidando in una correzione di rotta da parte della giunta.

Tradotto: il suo sostegno non è acquisito e ogni provvedimento diventa terreno di trattativa.

Non è un dettaglio secondario in una fase in cui anche le caselle istituzionali ancora scoperte, a partire dalla vice presidenza del Consiglio comunale, possono trasformarsi in strumenti di equilibrio politico.

 

Sotto la superficie delle dichiarazioni, il messaggio appare lineare: tutti stanno iniziando a posizionarsi per la fase successiva.

C’è chi rompe per riallinearsi a un fronte politico più naturale, come “Trapani Tua”.
C’è chi sceglie di restare formalmente autonomo in attesa che maturino candidature e leadership.
C’è chi, più semplicemente, misura già il proprio peso nella futura geografia del dopo Tranchida rompendo con la propria parte, come Peppe Guaiana di "Amo Trapani".

 

Il calendario amministrativo dice che la consiliatura è ancora a metà, quello politico racconta invece tutt’altro.

Perché la sensazione consegnata dall’ultima seduta è che a Trapani non si stia più discutendo soltanto delle delibere del sindaco o della tenuta quotidiana della sua maggioranza.

Si sta discutendo della fase successiva.

 

La maggioranza può forse ancora sopravvivere sul piano formale, tra tatticismi d’aula e mediazioni provvisorie.

Molto più difficile, però, è sostenere che esista ancora il progetto politico che quella maggioranza aveva generato.

Ed è per questo che il sottotesto ormai è diventato esplicito: i tempi si sono accorciati e la lunga marcia verso Trapani 2028 segnerà il traguardo molto prima.



 


 



Native | 25/04/2026
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