Ebola, la Sicilia si prepara. La Regione: “Nessun allarme, ma attenzione alta”
La Sicilia si prepara al rischio Ebola. Ma la parola chiave, al momento, è una sola: prevenzione. Nessun allarme, nessun caso segnalato nell’Isola, nessuna emergenza in corso. Però la Regione Siciliana ha deciso di mettere in moto la macchina sanitaria, seguendo le indicazioni del Ministero della Salute dopo l’ordinanza nazionale sul virus Ebola Bundibugyo.
L’obiettivo è evitare improvvisazioni, che in sanità sono sempre una pessima idea. Soprattutto quando si parla di malattie infettive ad alto rischio.
La Regione: “Massima attenzione”
«Riteniamo di dover porre il massimo impegno nell'affrontare in maniera coordinata e professionale un eventuale rischio legato a questo virus sul nostro territorio», dice l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso.
Caruso chiarisce subito il punto: «Non c'è alcun allarme in Italia ed in Sicilia, in questo momento, ma il livello di attenzione è alto».
La Regione ha partecipato a una riunione tecnica convocata dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Interno con tutte le Regioni, dando poi seguito alle indicazioni nazionali. Il Ministero ha disposto misure di sorveglianza per chi arriva dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda, dove sono presenti focolai del virus Bundibugyo. Il rischio in Italia viene considerato basso, ma le misure sono state adottate per massima precauzione.
Cosa devono fare le Asp
In Sicilia l’eventuale gestione di casi sospetti o accertati sarà affidata al Servizio sanitario regionale.
Le segnalazioni dovranno arrivare ai dipartimenti di Prevenzione delle singole Asp, attraverso le unità operative complesse di Epidemiologia, attive 24 ore su 24. Le Asp dovranno poi trasmettere tempestivamente le informazioni al Dasoe, il Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’assessorato regionale, e al Ministero della Salute.
Anche il Dasoe, guidato dal dirigente generale Giacomo Scalzo, garantirà la reperibilità h24, compresi i giorni festivi.
Il referente regionale
La Regione ha individuato come referente regionale il professore Antonio Cascio, direttore dell’unità operativa complessa di Malattie infettive e tropicali del Policlinico di Palermo.
Per il Meridione, invece, l’ospedale nazionale di riferimento resta lo Spallanzani di Roma, attivo per consulenze, analisi dei campioni, diagnostica di laboratorio ed eventuali ricoveri. Lo Spallanzani è indicato anche dall’ordinanza nazionale come struttura centrale per la gestione dei casi ad alto rischio.
Sorveglianza, non panico
L’ordinanza nazionale prevede l’obbligo di dichiarazione sanitaria per chi arriva, direttamente o indirettamente, da Congo e Uganda o vi abbia soggiornato nei 21 giorni precedenti l’ingresso in Italia. La comunicazione deve essere inviata entro 24 ore al Dipartimento di prevenzione dell’Asl di residenza o domicilio.
La Sicilia, dunque, si organizza. Non perché ci sia un’emergenza, ma perché il punto è arrivare prima. In questi casi, la sanità funziona quando non si vede: procedure chiare, telefoni che rispondono, reparti informati, catena di comando definita. Il contrario dell’improvvisazione.
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