Trapani, il bilancio di Tranchida/ 3: turismo, cultura e sviluppo economico
Trapani progetta, finanzia, programma e promuove. Ma riesce davvero a trasformare tutto questo in sviluppo concreto?
Dopo aver analizzato nei precedenti approfondimenti il welfare comunale e il tema dei cantieri e PNRR, la terza Relazione di Mandato dell'amministrazione Tranchida apre uno squarcio su quello che dovrebbe essere il motore della crescita cittadina: turismo, cultura, commercio, porto, logistica e sviluppo economico.
La fotografia che emerge è per molti versi ambiziosa. Trapani si candida a capitale del Mediterraneo occidentale, investe sulla promozione internazionale, rafforza il ruolo del Luglio Musicale, punta sulla Zona Economica Speciale, immagina una nuova centralità logistica del porto e della piattaforma industriale.
Ma accanto ai progetti, ai finanziamenti e alle strategie emergono ritardi, opere incompiute, strutture sottoutilizzate, fondi ancora da sbloccare e una cronica difficoltà nel trasformare la programmazione in risultati tangibili.
La scommessa del turismo internazionale
Negli ultimi anni il Comune ha costruito gran parte della propria strategia attorno al marchio "West of Sicily".
Trapani è diventata capofila della DMO territoriale e punta ora alla trasformazione in DMC, cioè una Destination Management Company capace non soltanto di promuovere il territorio ma anche di commercializzare direttamente prodotti turistici, itinerari e pacchetti integrati attraverso il coinvolgimento degli operatori privati.
La strategia si fonda su una presenza costante nelle principali fiere internazionali del turismo: BIT di Milano, TTG Travel Experience di Rimini, ITB di Berlino e B-Travel di Barcellona. A queste si sono aggiunti road show promozionali a Londra e Bruxelles, favoriti dall'espansione dei collegamenti aerei dell'aeroporto Vincenzo Florio di Trapani-Birgi.
Tra i progetti più significativi compare DestInMed, iniziativa di cooperazione transfrontaliera finanziata dal programma Interreg NEXT Italia-Tunisia con una dotazione complessiva di 936.786 euro.
Trapani svolge il ruolo di ente capofila in partnership con il Ministero del Turismo tunisino e la DMO di Mahdia. L'obiettivo è creare nuovi itinerari turistici condivisi tra le due sponde del Mediterraneo, valorizzare segmenti come il turismo culturale e outdoor, favorire la destagionalizzazione e generare nuove opportunità occupazionali per le imprese locali.
L'amministrazione ha inoltre sostenuto la candidatura di Trapani a "Città Creativa UNESCO per la Gastronomia" e accompagnato il percorso che ha portato Gibellina a conquistare il titolo di Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026.
L'obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza dai flussi estivi e costruire una destinazione turistica attiva tutto l'anno.
La domanda resta però aperta: quanto di questa strategia si traduce effettivamente in aumento delle presenze, della permanenza media dei visitatori e del fatturato delle imprese locali?
Nella relazione il dato quantitativo sugli effetti economici reali resta infatti meno evidente rispetto alla mole delle attività promozionali svolte.
Cultura, il settore dove i risultati si vedono
Se esiste un comparto nel quale l'amministrazione può rivendicare risultati concreti è quello culturale.
La Biblioteca Fardelliana ha ottenuto finanziamenti ministeriali pari a 10 mila euro per l'acquisto di libri e ha avviato un progetto PNRR dedicato all'abbattimento delle barriere cognitive e sensoriali. La struttura è stata inoltre al centro della candidatura di Trapani a Capitale Italiana del Libro 2024.
Parallelamente il Luglio Musicale Trapanese ha completato il passaggio da stagione estiva a programmazione distribuita durante tutto l'anno, rafforzando il proprio ruolo nel panorama culturale cittadino e intercettando finanziamenti europei attraverso progetti di cooperazione internazionale come Meditheatres.
Sul piano sociale sono state introdotte agevolazioni per gli under 35, attività rivolte alle scuole e iniziative dedicate all'accessibilità.
A questi interventi si aggiunge il recupero di alcuni importanti contenitori culturali, tra cui il secondo piano del complesso di San Domenico, il Teatro Tonino Pardo, gli ex uffici dell'Acquedotto e la Palazzina Liberty di Villa Margherita.
In questo settore la Relazione di Mandato mostra probabilmente i risultati più evidenti dell'azione amministrativa.
I contenitori culturali recuperati
Uno degli aspetti più concreti di questo capitolo della Relazione di mandato riguarda il recupero di spazi pubblici e contenitori culturali.
La relazione rivendica la restituzione alla città del secondo piano del complesso di San Domenico, oggi trasformato in una sala polifunzionale da circa 200 posti.
Sono stati completati gli interventi di adeguamento antincendio e sicurezza del Teatro Tonino Pardo.
Gli ex uffici dell'Acquedotto sono stati restaurati e destinati a nuova sede del Luglio Musicale Trapanese.
È stata inoltre recuperata la Palazzina Liberty di Villa Margherita per attività culturali e sociali.
Interventi che hanno consentito di ampliare significativamente gli spazi pubblici destinati alla cultura.
Il paradosso del Mercato Ittico
È però sul versante produttivo che emergono le contraddizioni più evidenti.
Il caso simbolo è quello del Mercato Ittico di via Cristoforo Colombo.
La struttura è stata recuperata e rifunzionalizzata attraverso fondi FLAG destinati allo sviluppo dell'economia del mare.
Tuttavia l'obiettivo di occupare tutti i 35 banchi disponibili non è stato raggiunto.
Secondo gli stessi dati contenuti nella Relazione di Mandato, alla fine del 2023 risultavano occupati appena 12 banchi sui 35 disponibili.
I successivi avvisi pubblici non hanno prodotto i risultati sperati e la stessa amministrazione riconosce una consolidata ritrosia degli operatori del settore.
Un dato che merita una riflessione più ampia.
Se il principale mercato del pesce di una città marinara fatica a coinvolgere i pescatori, il problema non può essere soltanto infrastrutturale.
Commercio e SUAP
Sul fronte delle attività produttive la Relazione di Mandato evidenzia anche una serie di interventi amministrativi.
Attraverso il SUAP è stato predisposto il Piano di Classificazione Acustica del territorio comunale ed è stato approvato il nuovo regolamento Taxi.
Risulta inoltre in corso la revisione del regolamento relativo ai chioschi, con l'obiettivo di migliorare la pianificazione commerciale e logistica degli spazi pubblici.
Parallelamente sono state avviate sperimentazioni di mercati agroalimentari a chilometro zero nel quartiere Villa Rosina per incentivare il commercio di prossimità e valorizzare le produzioni locali.
Borgo Livio Bassi e le aree rurali
Questo capitolo progettuale non riguarda esclusivamente turismo e porto.
Una parte degli investimenti è stata destinata alle frazioni rurali e alla valorizzazione dell'identità agricola del territorio.
Attraverso fondi del Programma di Sviluppo Rurale sono stati completati e collaudati i lavori di recupero dell'ex scuola elementare di Borgo Livio Bassi, a Ummari.
La struttura è destinata a diventare un polo didattico dedicato alla cultura contadina e alla promozione delle produzioni locali.
Sempre nelle aree rurali sono stati investiti 250 mila euro per la manutenzione straordinaria della strada interpoderale Baglio Nuovo-Baglietto.
La relazione evidenzia inoltre il sostegno fornito al rilancio dell'associazione Strada del Vino Erice DOC, considerata uno strumento strategico per la promozione delle eccellenze vitivinicole ed enogastronomiche del territorio.
La città delle opere che aspettano
Lo stesso schema si ripete nelle infrastrutture economiche.
Il progetto Trapani Productive Network, destinato alla riqualificazione infrastrutturale e digitale dell'area artigianale di via Francesco Culcasi, vale 1.495.514,70 euro.
La graduatoria è stata definita. L'intervento è stato progettato. Ma manca ancora la copertura finanziaria necessaria per il decreto finale.
Di fatto l'opera esiste sulla carta ma non nei cantieri.
Analoga situazione per l'Autoporto Smart Trapani, progetto da 13,2 milioni di euro destinato a sorgere su un terreno di 35 mila metri quadrati confiscato alla mafia.
L'infrastruttura viene indicata come essenziale per la ZES e per l'alleggerimento del traffico pesante cittadino.
Il progetto prevede anche possibili estensioni verso via Franco e il collegamento con la stazione ferroviaria di Milo.
Anche qui, però, il passaggio decisivo resta subordinato all'esito dei finanziamenti regionali.
Nel frattempo il progetto rimane una prospettiva futura.
Porto, ZES e l'Ultimo Miglio
L'investimento più importante dell'intero segmento della relazione è però quello denominato "Ultimo Miglio".
Si tratta di un'opera da 17,8 milioni di euro destinata a collegare porto, città e area industriale.
Il progetto prevede la modifica del raccordo tra la SP29 e via Libica, la realizzazione di uno scavalco ferroviario e della SS115, oltre all'ammodernamento di una parte di via Libica fino alla strada ZIR.
I lavori sono stati ufficialmente avviati nel dicembre 2025.
L'opera rappresenta uno dei tasselli fondamentali della strategia collegata alla Zona Economica Speciale e alla riorganizzazione logistica del porto.
La relazione richiama inoltre il ripristino della ferrovia Palermo-Trapani via Milo, la futura fermata ferroviaria di Birgi, il sovrappasso pedonale previsto per il quartiere Villa Rosina e il servizio navetta ATM per i passeggeri in transito dalla banchina Ronciglio.
Il problema che accomuna tutto: la carenza di controlli
A fare da sfondo a molte delle criticità evidenziate c'è un problema strutturale.
La Polizia Municipale.
Secondo la Relazione di Mandato il Corpo dispone attualmente di circa 35 agenti operativi rispetto ai 130 previsti dalla pianta organica.
Meno del 27 per cento del personale teoricamente necessario.
Nel 2025 sono stati assunti 6 agenti provenienti dai percorsi formativi avviati nel 2023 e altri 5 sono arrivati tramite mobilità da altri enti.
Il PIAO 2025-2027 prevede inoltre l'assunzione di un ulteriore ispettore.
La carenza di organico incide direttamente sui controlli commerciali, sulla vigilanza annonaria, sul contrasto all'abbandono dei rifiuti e sul presidio del territorio.
Per compensare questa situazione il Comune ha puntato sulle nuove tecnologie: il drone del progetto "A t'a talìu" e le telecamere mobili E-Killer alimentate da pannelli solari.
Strumenti innovativi che però non possono sostituire completamente la presenza fisica degli agenti.
La vera scommessa politica di Tranchida
A differenza di altri capitoli della Relazione di Mandato, l'Area 3 rappresenta probabilmente il terreno sul quale l'amministrazione Tranchida ha investito maggiormente la propria identità politica.
Se nel welfare il Comune ha potuto rivendicare l'ampliamento dei servizi e nel settore culturale può mostrare risultati concreti come il rilancio del Luglio Musicale, il recupero di nuovi spazi pubblici e la capacità di intercettare finanziamenti europei, è sullo sviluppo economico che si misurerà il giudizio finale sulla stagione amministrativa.
La visione proposta da Palazzo d'Alì è chiara: una Trapani che smette di essere periferia e diventa nodo strategico del Mediterraneo occidentale, collegando turismo, cultura, porto, logistica, aeroporto e Zona Economica Speciale in un unico progetto di crescita.
È una visione ambiziosa che, almeno sulla carta, supera il tradizionale municipalismo e prova a collocare la città dentro reti nazionali e internazionali.
Il problema è che gran parte di questa strategia continua a poggiare su opere non ancora completate, finanziamenti da consolidare e procedure che dipendono da soggetti esterni al Comune.
L'Autoporto Smart attende ancora il finanziamento definitivo.
Il Trapani Productive Network resta privo della copertura economica necessaria.
Il sottopasso di via Marsala continua a essere fermo.
Molte delle prospettive legate alla ZES dipendono dall'effettiva realizzazione delle infrastrutture di collegamento.
Persino il Mercato Ittico, che avrebbe dovuto rappresentare uno dei simboli della valorizzazione dell'economia del mare, continua a mostrare numeri inferiori alle aspettative.
Si tratta di elementi che rischiano di alimentare una percezione già diffusa nella città: quella di una Trapani che riesce a progettare più facilmente di quanto riesca a realizzare.
Tuttavia è inevitabile che il giudizio politico finisca per concentrarsi su chi governa la città nel momento in cui quelle opere dovrebbero diventare realtà.
Ed è proprio qui che si intravede uno dei possibili temi della prossima campagna elettorale.
Per anni, il dibattito pubblico trapanese è stato dominato da questioni legate al risanamento finanziario, ai servizi essenziali, ai rifiuti, al decoro urbano e alla gestione ordinaria.
Nei prossimi anni il confronto potrebbe spostarsi invece su una domanda molto più ambiziosa: quale modello di sviluppo è stato realmente costruito per Trapani?
Oltre i finanziamenti
La lettura complessiva della Relazione di Mandato restituisce una città che negli ultimi anni ha saputo intercettare una quantità significativa di risorse pubbliche.
Milioni di euro destinati alla cultura, alla logistica, al turismo, alle infrastrutture e alla riqualificazione urbana.
Ma i finanziamenti, da soli, non rappresentano ancora sviluppo.
Lo sviluppo si misura quando un'opera viene completata.
Quando un mercato funziona.
Quando un'infrastruttura riduce realmente i tempi di collegamento.
Quando un investimento genera occupazione stabile.
Quando un progetto smette di essere un capitolo di una relazione amministrativa e diventa parte della vita quotidiana dei cittadini.
Ed è probabilmente questa la sfida che Trapani ha oggi davanti.
Perché la città descritta dalla Relazione di Mandato appare ricca di idee, di programmi e di prospettive. La città reale, invece, continua ad attendere che molte di quelle promesse prendano definitivamente forma.
La distanza tra queste due Trapani — quella che immagina il futuro e quella che lo vive ogni giorno — è forse la misura più autentica del lavoro che resta ancora da fare.
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