Dalla scala all'auto pirata: il catalogo dei falsi incidenti e delle frodi assicurative a Trapani
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C'era quello che diceva di essere stato investito da un'auto, e invece sarebbe semplicemente caduto da una scala mentre potava degli alberi. C'era chi raccontava di misteriose auto pirata sparite nel nulla. Chi si presentava davanti al giudice come testimone oculare, salvo poi risultare da tutt'altra parte nel momento dell'incidente. E c'era persino chi, secondo gli investigatori, veniva preparato prima dell'udienza ma finiva per confondersi davanti ai dettagli che avrebbe dovuto ricordare.
È vasto il campionario degli episodi raccolti dalla Procura di Trapani nell'inchiesta sulla presunta organizzazione specializzata nelle frodi assicurative che avrebbe operato tra Alcamo, Castellammare del Golfo, Buseto Palizzolo, Partinico e Castelvetrano.
E forse siamo soltanto alla punta dell'iceberg.
Quelli descritti nell'ordinanza sul sistema messo su dall'avvocato alcamese Ubaldo Ruvolo (ne parliamo qui) sono infatti i casi sui quali gli investigatori ritengono di avere raccolto elementi sufficienti per contestare specifici reati. Episodi che, secondo l'accusa, seguivano uno schema preciso: una falsa vittima, un falso testimone, una richiesta di risarcimento e, spesso, una causa civile.
La caduta dalla scala trasformata in investimento
Uno degli episodi più singolari risale al 2018 e riguarda Vito Rugeri.
La versione presentata alle assicurazioni raccontava di un uomo investito da un'auto scura mentre si trovava nei pressi di Partinico.
Le indagini avrebbero però ricostruito una storia completamente diversa: Rugeri non sarebbe stato investito da nessuno. Sarebbe invece caduto autonomamente da una scala mentre effettuava lavori di potatura.
Da quell'episodio, secondo la Procura, sarebbe nata una pratica risarcitoria basata su un incidente mai avvenuto.
Il testimone che racconta ciò che non ha visto
La stessa vicenda arriva poi davanti al Tribunale di Palermo.
Qui un testimone, Alessandro Palazzolo, dichiara di avere assistito alla scena: un'auto lanciata ad alta velocità che travolge Rugeri e fugge via.
Per gli investigatori, però, quel racconto sarebbe stato costruito a tavolino e il testimone non avrebbe mai assistito ad alcun investimento.
L'auto pirata che non esiste
Nel 2020 compare un'altra storia.
Francesco Anselmo denuncia di essere stato vittima di un veicolo pirata lungo la provinciale 52 tra Buseto Palizzolo e Trapani.
La Procura ritiene invece che il sinistro sia stato ricostruito artificialmente. Dalle indagini emerge l'ipotesi che le lesioni possano essere compatibili con un incidente autonomo, forse addirittura contro un albero.
Ma la pratica assicurativa raccontava tutt'altro.
"Un babbu": il testimone che non ricordava la versione
Quando la vicenda approda davanti al Tribunale di Trapani emerge uno degli episodi più curiosi dell'intera inchiesta.
Secondo gli atti, Francesco Piccione avrebbe dovuto confermare la presenza di un terzo veicolo responsabile dell'incidente.
Il problema è che, secondo gli investigatori, il testimone non ricordava bene la storia da raccontare.
Nelle intercettazioni riportate nell'ordinanza compare anche un giudizio poco lusinghiero attribuito all'avvocato che lo avrebbe definito "un babbu" per la difficoltà nel ricordare i dettagli concordati.
L'investimento di Capaci e il testimone pagato
Un altro episodio si svolge a Capaci.
Alberto Cottone sostiene di essere stato investito mentre attraversava la strada.
Secondo la Procura, il sinistro sarebbe stato costruito e il testimone Vittorio Calabria avrebbe confermato una versione falsa dei fatti.
Gli investigatori contestano anche un presunto compenso economico destinato al testimone per sostenere quella ricostruzione davanti ai giudici.
Il ragazzo investito che era da un'altra parte
Particolarmente delicato il caso che coinvolge un minorenne.
Secondo la denuncia, il giovane sarebbe stato investito da un'auto pirata a Castellammare del Golfo.
Ma i tabulati telefonici acquisiti dagli investigatori raccontano un'altra storia: all'orario indicato il ragazzo si trovava ad Alcamo.
Una circostanza che porta la Procura a ipotizzare che il sinistro denunciato non sia mai avvenuto.
L'anziana signora e la caduta diventata investimento
Tra i casi contestati compare anche quello di una donna di 74 anni.
La versione presentata alle assicurazioni parla di un investimento stradale avvenuto ad Alcamo.
Gli investigatori sospettano invece che la donna possa essere semplicemente caduta da sola, in casa o per strada, e che successivamente sia stata costruita una diversa ricostruzione per ottenere il risarcimento.
La vittima che si trovava a 17 chilometri di distanza
A Castelvetrano una donna dichiara di essere stata investita in città.
Le verifiche sui telefoni cellulari raccontano però un'altra realtà.
Secondo la Procura, al momento del presunto incidente la donna si trovava a Triscina, a circa 17 chilometri dal luogo indicato nella denuncia.
Un dettaglio che per gli investigatori smonta completamente la ricostruzione presentata alle assicurazioni.
Il testimone che non sapeva nemmeno chi fosse la vittima
Tra gli episodi più clamorosi emerge quello relativo a un presunto investimento avvenuto ad Alcamo nel giugno del 2024.
Secondo l'accusa, Sergio Peduzzi sarebbe stato preparato per testimoniare in favore della vittima.
Le intercettazioni riportate negli atti mostrerebbero però un problema fondamentale: l'uomo non conosceva neppure la persona che avrebbe dovuto soccorrere.
Una circostanza che gli investigatori considerano particolarmente significativa.
Il caso del cimitero e il birdwatching finito male
Tra gli episodi più insoliti dell'intera inchiesta c'è quello che riguarda Antonio Polizzi.
La versione ufficiale parlava di un investimento stradale.
Le indagini avrebbero invece accertato che le lesioni potrebbero essere state causate da una caduta da un albero o da una cinta muraria nei pressi del cimitero di Partinico, mentre l'uomo cercava di raggiungere un nido di uccelli.
Anche in questo caso, secondo la Procura, un incidente autonomo sarebbe stato trasformato in un sinistro stradale.
Un sistema ripetuto per anni
Presi singolarmente, questi episodi potrebbero apparire come semplici anomalie.
Presi tutti insieme, secondo la Procura di Trapani, raccontano invece l'esistenza di un sistema organizzato, con ruoli definiti e modalità operative che si ripetono nel tempo.
Sarà il processo a stabilire se la ricostruzione accusatoria troverà conferma. Ma leggendo le contestazioni emerge già un elemento evidente: gli investigatori non descrivono una singola truffa, ma una presunta catena di incidenti fantasma che, per anni, avrebbe tentato di trasformare cadute accidentali, ricordi inventati e testimoni compiacenti in richieste di risarcimento.
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