Paceco saluta il "Piccolo Rifugio": si chiude una storia lunga un secolo
Certe porte, quando si chiudono, fanno più rumore di quanto sembri, perchè sono state attraversate da tante vite e altrettante ne hanno restituite al mondo.
A Paceco si è conclusa la presenza delle suore del Piccolo Rifugio della Divina Provvidenza, una comunità che per quasi un secolo ha rappresentato un punto di riferimento, silenzioso ma fondaamentale, per il paese.
Non era una semplice casa religiosa, ma un luogo che ha accolto orfani, bambini senza famiglia, ragazze in difficoltà, gruppi di preghiera, volontari e generazioni di pacecoti che, tra quelle mura hanno trovato ascolto, educazione e conforto.
L'addio è stato segnato da un momento di saluto particolarmente partecipato alla fine della messa domenicale, al quale era presente anche il sindaco Aldo Grammatico, che non ha nascosto amarezza e delusione per il futuro della struttura.
Perchè è vero, l'immobile non resterà vuoto, come spiegato dalla Madre Superiora Suor Teresa, visto che sarà preso in affitto da un privato e diventerà un centro di accoglienza e cura per anziani.
Una destinazione certamente sociale, ma diversa da quella immaginata dall'amministrazione comunale.
Il sindaco Grammatico ha raccontato di aver appreso la notizia soltanto durante l'incontro con le religiose.
Ma da tempo, infatti, il Comune aveva avviato interlocuzioni con la Casa madre della congregazione per tentare di acquisire la gestione dell'edificio e restituirlo alla comunità.
L'idea era quella di trasformarlo nella "casa delle associazioni", offrendo finalmente una sede alle tante realtà del territorio prive di spazi, oppure di destinarne una parte a museo civico per custodire il patrimonio storico di Paceco ancora privo di una collocazione stabile.
"Per noi era troppo importante custodire la nostra storia", ha scritto il sindaco, spiegando di aver manifestato il proprio disappunto, pur riconoscendo che le religiose presenti non avevano alcuna responsabilità nella decisione. L'amministrazione, aggiunge, proverà comunque a verificare se esistano ancora margini per una trattativa.
Ma al di là delle prospettive future, resta il peso di una pagina che si chiude.
La storia del Piccolo Rifugio affonda le radici negli anni Trenta del Novecento e si lega indissolubilmente alla figura della Serva di Dio Teresa Fardella De' Blasi, fondatrice dell'Istituto delle Povere Figlie di Maria Santissima Incoronata.
Nata a New York nel 1867 da una famiglia trapanese, Teresa dedicò la propria vita ai bambini più poveri, fondando il primo "Piccolo Rifugio" a Mantova nel 1897 e trasferendo poi la sua opera di carità anche a Trapani.
Fu proprio attraversando spesso Paceco, per raggiungere le proprietà della famiglia Fardella, che Teresa rimase colpita dalla miseria del paese e dalla quantità di bambini costretti a vivere tra povertà e analfabetismo. Da quella consapevolezza nacque il progetto di aprire una casa anche qui.
Il 22 agosto 1934 il "Piccolo Rifugio" di Paceco aprì ufficialmente i battenti in un edificio di via Regina Margherita, acquistato grazie all'intervento del vescovo monsignor Ferdinando Ricca e al contributo della benefattrice Giuseppina Rizzo.
Da allora, quelle stanze diventarono casa per decine di bambini.
Le suore vivevano della questua, bussando alle porte delle famiglie e percorrendo perfino le campagne per raccogliere viveri, sempre confidando nella Divina Provvidenza.
Durante la Seconda guerra mondiale, il "Piccolo Rifugio" di Paceco accolse anche molti dei piccoli ospiti provenienti dalla Casa delle Fanciulle di Trapani, gravemente esposta ai bombardamenti.
Nel dopoguerra arrivò ad assistere una quarantina di bambini provenienti non solo da Paceco, ma anche da Trapani, Alcamo, Castelvetrano e Favignana.
Negli anni il ruolo dell'istituto cambiò insieme alla società.
Con il miglioramento delle condizioni economiche, diminuirono gli orfani e gli ospiti permanenti, mentre alcuni locali furono destinati a succursale della scuola elementare del quartiere.
All'inizio degli anni Duemila terminò definitivamente l'accoglienza residenziale dei minori, ma le suore continuarono a offrire un servizio educativo e di assistenza alle famiglie.
Per molti pacecoti il Piccolo Rifugio non è stato soltanto un istituto.
È stato un pezzo della memoria collettiva: il luogo delle prime amicizie, delle preghiere, delle feste, delle gite, delle estati trascorse nella Torrazza, dei pasti condivisi e di quella quotidiana carità vissuta senza clamore.
Adesso le sorelle lasciano Paceco.
Suor Teresa, suor Tecla e suor Nazaria salutano una comunità che, in queste ore, ha ricambiato con affetto un legame costruito nell'arco di quasi cento anni.
Suor Tecla continuerà la propria missione tornando all'Istituto "Incoronata", dove riprenderà il lavoro accanto ai bambini da cui è amatissima.
La struttura avrà una nuova vita e continuerà a svolgere una funzione sociale, quale che sia.
Ma per Paceco si chiude comunque un capitolo irripetibile: quello di una casa nata per dare un rifugio ai più fragili e diventata, con il passare delle generazioni, parte dell'identità stessa del paese.
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