Mafia ad Alcamo, Ciccio Coppola va ai domiciliari
Francesco “Ciccio” Coppola, indicato dagli investigatori come il presunto capo della cosca mafiosa di Alcamo, lascia il carcere e va agli arresti domiciliari.
La decisione è stata presa dal Tribunale, che ha accolto la richiesta presentata dai suoi difensori, gli avvocati Viviana Lipari e Sebastiano Dara.
Coppola è il principale imputato nel processo nato dall’operazione antimafia “Eirene”, l’inchiesta che ha colpito le famiglie mafiose di Alcamo e Calatafimi e che ha coinvolto anche esponenti politici locali.
Il processo Eirene
Nel processo, tra gli imputati, ci sono anche l’ex senatore Nino Papania e l’ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone, accusati di voto di scambio politico-mafioso.
L’inchiesta, condotta dalla Dia di Palermo, dalla Polizia e dallo Sco, ha ricostruito, secondo l’accusa, gli equilibri criminali nel territorio alcamese e calatafimese, tra mafia, estorsioni, droga, corruzione e rapporti con la politica.
Il ruolo attribuito a Coppola
Secondo gli investigatori, Francesco Coppola sarebbe stato il promotore e il capo della famiglia mafiosa di Alcamo. Un personaggio che, da una posizione inizialmente più defilata, sarebbe riuscito a diventare il reggente del mandamento.
Gli inquirenti lo descrivono come una figura capace di impartire direttive, presiedere riunioni, mantenere collegamenti con altre articolazioni di Cosa nostra e coordinare attività illecite sul territorio.
L’intercettazione su “quello di via Veneto”
Nel corso del processo è emerso anche il riferimento a un’intercettazione che, secondo l’accusa, avrebbe confermato il peso di Coppola negli ambienti mafiosi alcamesi.
A parlarne in aula è stato un investigatore, richiamando una conversazione in cui l’ex senatore Papania, parlando in auto con il suo autista, spiegava perché evitasse un determinato bar di Alcamo: “Io lì non ci vado perché è il quartier generale di quello di via Veneto”.
In via Veneto, è stato spiegato in aula, abitava proprio Francesco Coppola.
Le accuse
Coppola resta imputato nel processo scaturito dall’operazione Eirene. Le accuse a suo carico e agli altri imputati dovranno essere accertate nel corso del giudizio.
Il procedimento è ancora in corso e vale per tutti il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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