Ancora un'altra estate senza la Galleria di Segesta: doveva riaprire a dicembre 2023...
È bastata un'auto che prende fuoco all'interno della Galleria di Segesta per ricordare, ancora una volta, quanto sia fragile la principale arteria della Sicilia occidentale. Ieri sera, lungo l'autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo, il transito è stato bloccato in entrambe le direzioni dopo l'incendio di una vettura all'interno della galleria. I Vigili del Fuoco sono intervenuti rapidamente e, fortunatamente, nessuna persona è rimasta ferita.
Le conseguenze, però, sono state pesanti: chilometri di code, automobilisti fermi e traffico completamente paralizzato fino a poco dopo le 21, quando la circolazione è stata finalmente ripristinata.
Un episodio che sarebbe potuto rimanere una semplice notizia di cronaca se non fosse che, in quel tratto, la viabilità continua a dipendere da un'unica canna della galleria. L'altra è chiusa ormai dal gennaio 2022. E così anche l'estate 2026 comincia con la stessa identica fotografia delle precedenti.
La promessa del dicembre 2023 diventata un ricordo
Quando i lavori partirono il 18 gennaio 2022 sembrava una questione di tempo.
L'obiettivo era chiaro: riaprire la seconda canna della Galleria di Segesta entro dicembre 2023.
Settecento giorni di lavori, circa ventitré mesi, per completare un intervento da 18 milioni di euro affidato al Raggruppamento Temporaneo di Imprese Steelconcrete Consorzio Stabile, con Cos.it. e Unirock.
Il cronoprogramma prevedeva il risanamento strutturale della galleria, nuovi impianti di illuminazione, ventilazione, videosorveglianza, sistemi SOS, dispositivi antincendio e miglioramenti sismici, replicando quanto già realizzato nella canna opposta. Poi sono arrivati i problemi tecnici. E con loro il primo rinvio.
Dal 2023 al 2025. E adesso siamo nel 2026...
Lo scorso anno ANAS aveva ufficializzato un nuovo termine: dicembre 2025. Già allora quella data sembrava difficile da rispettare.
Oggi non serve più fare previsioni: siamo entrati nell'estate del 2026 e la seconda canna è ancora chiusa. Tre estati consecutive con restringimenti, deviazioni, traffico rallentato e una sola carreggiata disponibile per un'infrastruttura attraversata ogni giorno da migliaia di automobilisti, turisti, mezzi pesanti e pullman. Nessuna inaugurazione.
Nessuna riapertura. Solo un altro cantiere che continua ad accompagnare i viaggi di chi percorre la A29.
Una storia che si ripete
La sensazione di déjà vu è inevitabile. Perché anche la prima canna della Galleria di Segesta aveva seguito lo stesso copione.
In quel caso i lavori durarono 47 mesi invece dei 24 previsti. Tra indagini antimafia, verifiche, sospensioni e lungaggini burocratiche, la consegna arrivò soltanto il 30 maggio 2018. Oggi la storia sembra ripetersi identica. Cambiano gli anni, cambiano le date previste, ma il risultato resta lo stesso: tempi di realizzazione che si allungano ben oltre qualsiasi previsione iniziale.
Quando una sola galleria diventa un punto debole
L'incendio di ieri lo ha dimostrato con estrema chiarezza. Con una sola canna aperta basta un incidente, un guasto o un mezzo in avaria per mettere in crisi l'intero sistema della mobilità della Sicilia occidentale. La A29 non è una strada secondaria. È il collegamento principale tra Palermo, l'aeroporto "Falcone-Borsellino", Trapani, Mazara del Vallo e buona parte del territorio provinciale. Ridurne la capacità per oltre quattro anni significa esporre migliaia di utenti quotidianamente a rallentamenti, code e situazioni di emergenza.
E resta irrisolto il grande tema del completamento dell'anello autostradale Castelvetrano-Gela, un'opera strategica di cui si parla da decenni e che non è mai entrata realmente in una fase concreta di realizzazione. Sono esempi diversi, ma raccontano lo stesso problema: la difficoltà cronica nel trasformare progetti e finanziamenti in opere concluse.
Prima delle grandi opere servono infrastrutture che funzionano
Nel frattempo il dibattito nazionale continua a concentrarsi sul Ponte sullo Stretto. È un'opera che, se realizzata, potrebbe avere una sua logica. Ma una domanda resta inevitabile. Che senso ha collegare la Sicilia al continente con una grande infrastruttura se, una volta attraversato il ponte, ci si ritrova su una rete ferroviaria incompleta, autostrade costellate di cantieri e collegamenti strategici mai terminati?
Il rischio è quello di costruire una porta d'ingresso modernissima che conduce a un sistema infrastrutturale ancora fragile.
Prima del ponte, o almeno insieme al ponte, servirebbe una Sicilia capace di completare le opere che già oggi sono indispensabili.
Perché la vicenda della Galleria di Segesta insegna una cosa semplice: non è la mancanza di progetti il vero problema, ma la capacità di portarli a termine nei tempi promessi.
E mentre si discute di attraversare lo Stretto in pochi minuti, gli automobilisti della Sicilia occidentale continuano ad aspettare, da oltre quattro anni, che venga semplicemente riaperta una galleria.
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