Fabrizio Bracconeri: "Mio figlio Emanuele un dono di Dio"
«Continuo a sostenere che mio figlio Emanuele sia un dono di Dio. Un grandissimo dono di Dio». Con queste parole Fabrizio Bracconeri racconta il lungo percorso di amore, sofferenza e fede vissuto accanto al figlio, affetto da una forma grave di autismo.
Lo storico volto televisivo, conosciuto dal pubblico per il ruolo di Bruno Sacchi ne I ragazzi della terza C e per la partecipazione a Forum ai tempi della conduzione di Rita Dalla Chiesa, ha spiegato a Dipiù, nell’intervista firmata da Lucio Giordano, come una grande difficoltà familiare sia diventata per lui anche un’esperienza spirituale profonda.
«A venticinque anni Emanuele non ha il controllo delle funzioni fisiche e richiede attenzione costante, ventiquattro ore al giorno», racconta Bracconeri. «Mia moglie Monica e io gli siamo sempre accanto. Abbiamo una fede profonda e crediamo che Dio abbia voluto metterci alla prova. Nostro figlio ci ha insegnato a guardare la vita da una prospettiva diversa, ad accontentarci delle cose importanti senza recriminazioni».
«Quando abbiamo saputo dei suoi problemi ci è crollato il mondo»
Il momento della diagnosi è stato uno dei più difficili per la famiglia. Bracconeri ricorda la telefonata della moglie Monica, dopo una visita all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
«Le dissero che la situazione era complicata: “Suo figlio sembra cieco, sembra sordo”. Ci crollò il mondo addosso. Pregai Dio e gli chiesi di non abbandonarmi in quella battaglia».
Da quel momento la famiglia ha iniziato un lungo percorso alla ricerca di risposte. Per quindici anni Fabrizio e Monica hanno visitato diversi centri specializzati in Italia e all’estero, tra Europa e Stati Uniti, cercando nuove possibilità per aiutare Emanuele.
«Abbiamo provato tutto ciò che poteva dare una speranza. Abbiamo speso molto, ma la risposta era sempre la stessa: non c’era una possibilità di guarigione».
La nuova vita in Sicilia e i progressi di Emanuele
La svolta è arrivata grazie a un istituto specializzato vicino alla loro casa di Erice, in provincia di Trapani. La famiglia ha deciso di trasferirsi stabilmente in Sicilia dopo aver visto miglioramenti nella quotidianità del ragazzo.
«Dopo le prime volte abbiamo notato progressi incredibili. Tornava a casa contento e riusciva anche a prendere il bicchiere in mano. Mia moglie mi disse: “Se ci sono margini di miglioramento io resto qui”. Io le risposi: “Anche io resto”».
Quella che era nata come una casa per le vacanze è diventata la loro residenza principale. Una scelta fatta per il bene di Emanuele e per garantirgli il miglior percorso possibile.
Una fede vissuta tra preghiera e famiglia
Nel racconto a Dipiù, Bracconeri parla anche del suo rapporto con la religione. Si definisce un cattolico con qualche limite, ma con una fede presente ogni giorno.
«Da uno a dieci come cattolico mi do sette», afferma. «Dieci non penso che Lui lo darebbe nemmeno a un prete».
L’attore racconta di pregare quotidianamente, al mattino, prima dei pasti e prima di dormire. Per lui Dio è una presenza costante nella vita: «È dappertutto, in un tramonto, in un’alba, in un fiore e in un albero».
La fede, spiega, è anche un elemento che lo lega alla moglie Monica: «Oltre all’amore, ci lega l’amore per Dio». Lei, racconta, è molto praticante e legge ogni sera la Bibbia e il Vangelo.
«Emanuele ci ha insegnato il valore della vita»
Bracconeri sottolinea come l’esperienza vissuta con il figlio abbia rafforzato il rapporto di coppia e cambiato il suo modo di vedere il mondo.
«La malattia di un figlio con handicap mette a dura prova molte coppie. Noi invece abbiamo capito che il nostro amore, dopo trentuno anni, è uscito rafforzato da questa esperienza durissima e spesso dolorosa».
Il suo messaggio finale è legato alla gratitudine: Emanuele, nonostante le difficoltà, resta per lui un dono prezioso.
«Ringrazio il Signore per avermi regalato il mio angelo. Lui soffre di autismo, ma mi ha fatto capire quanto sia importante amare, resistere e apprezzare ogni piccolo passo avanti».
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