Il traffico di droga tra professionisti, imprenditori e movida della Trapani "bene"
Per anni è stato uno dei processi più simbolici celebrati a Trapani. Non tanto per i quantitativi di droga sequestrati, quanto per il contesto sociale in cui, secondo l'accusa, si muoveva l'organizzazione: imprenditori, professionisti, commercianti e frequentatori dei locali della movida. Un'inchiesta che mise in discussione l'immagine della cosiddetta "Trapani bene", raccontando un mercato della cocaina ormai radicato anche negli ambienti più insospettabili.
Con la sentenza della Corte di Cassazione, pronunciata il 9 luglio scorso, la vicenda giudiziaria arriva sostanzialmente al capolinea: vengono confermate quasi tutte le condanne già pronunciate in Appello, mentre restano da riesaminare soltanto le posizioni di Crispino Erice e, limitatamente alla pena, di Annibale Baiata.
L'indagine della Squadra Mobile
L'inchiesta nasce da un'indagine della Squadra Mobile di Trapani, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, avviata nel 2014.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, nel Trapanese operava un'organizzazione stabile specializzata nel traffico di cocaina e hashish. La droga arrivava principalmente dalla Calabria e dalla Campania, attraverso una rete consolidata di fornitori, per poi essere distribuita sul territorio provinciale.
Gli investigatori individuarono anche una vera e propria base logistica in via Niso, utilizzata come deposito per lo stoccaggio e lo smistamento dello stupefacente.
Al vertice dell'organizzazione, secondo l'accusa, vi erano Massimiliano Voi e Mariano Galia, che organizzavano personalmente i viaggi per gli approvvigionamenti, scegliendo di volta in volta autisti e mezzi di trasporto.
Perché venne chiamata "Trapani bene"
L'inchiesta suscitò enorme clamore perché la clientela dell'organizzazione non era composta esclusivamente da tossicodipendenti o piccoli spacciatori.
Secondo gli investigatori, la cocaina circolava con naturalezza tra professionisti, imprenditori e frequentatori dei locali della movida cittadina.
Fu proprio questo aspetto a far nascere, anche mediaticamente, l'espressione "Trapani bene", utilizzata per identificare un processo che descriveva un consumo di droga diffuso anche negli ambienti economicamente e socialmente più agiati.
Le intercettazioni raccontavano un linguaggio in codice utilizzato dagli appartenenti al gruppo per riferirsi ai carichi di droga e agli spostamenti necessari per rifornirsi. Frasi apparentemente innocue, come "andare a mare a pescare" o "sono finite le bottiglie di vino", servivano in realtà a parlare di cocaina e hashish.

Il ruolo di Massimiliano Voi
Al centro dell'inchiesta e dell'intero impianto accusatorio c'è la figura di Massimiliano Voi, indicato dalla Direzione distrettuale antimafia come il promotore e principale organizzatore dell'associazione dedita al traffico di cocaina e hashish. Un ruolo che è rimasto sostanzialmente immutato lungo tutto il percorso giudiziario, dal primo grado fino alla Cassazione.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, Voi era il punto di riferimento dell'organizzazione: manteneva i rapporti con i fornitori della Calabria e della Campania, pianificava gli approvvigionamenti, organizzava i viaggi necessari per acquistare lo stupefacente e coordinava la successiva distribuzione sul territorio trapanese. Al suo fianco operava Mariano Galia, ritenuto il più stretto collaboratore nella gestione dell'attività criminale.
L'accusa ha descritto un'organizzazione stabile, con una precisa ripartizione dei compiti e una base logistica in via Niso, utilizzata per custodire e smistare la droga. Proprio questa struttura organizzata ha portato i giudici a escludere che si trattasse di una semplice successione di episodi di spaccio, riconoscendo invece l'esistenza di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Anche quando la Corte d'Appello di Palermo, nel maggio 2025, ha ridotto diverse pene riconoscendo le attenuanti generiche, non ha mai messo in discussione il ruolo apicale attribuito a Voi. La sua condanna è passata da 30 anni inflitti in primo grado a 26 anni e 8 mesi, ma è rimasta ferma la qualificazione di promotore dell'organizzazione. La successiva decisione della Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ha reso definitiva questa ricostruzione, chiudendo sul piano giudiziario la posizione del principale imputato del processo sulla cosiddetta "Trapani bene".
Chi erano i clienti della "Trapani bene"
L'espressione "Trapani bene" non nasce da un'invenzione giornalistica, ma dal profilo della clientela che emerge dalle indagini della Squadra Mobile e dalle sentenze. Secondo gli investigatori, l'organizzazione guidata da Massimiliano Voi non riforniva soltanto piccoli spacciatori o consumatori abituali, ma aveva costruito una rete di acquirenti composta da persone perfettamente inserite nel tessuto economico e sociale della città.
Tra i clienti figuravano professionisti, imprenditori, commercianti, artigiani e frequentatori della movida trapanese, persone senza apparenti collegamenti con la criminalità organizzata che, secondo l'accusa, acquistavano soprattutto cocaina. È proprio questa trasversalità sociale ad aver reso il processo così simbolico: la droga non circolava nelle periferie o negli ambienti marginali, ma nei luoghi della socialità cittadina, tra ristoranti, locali e ritrovi del centro.
Le intercettazioni restituiscono anche uno spaccato del linguaggio utilizzato dagli appartenenti al gruppo. Per evitare di parlare esplicitamente di cocaina e hashish venivano impiegate frasi in codice come "andare a mare a pescare", "sono finite le bottiglie di vino" o altre espressioni apparentemente innocue, che servivano a indicare la necessità di rifornirsi o a commentare la qualità di una partita di stupefacente.
Le condanne di primo grado
Il 27 aprile 2023 il Tribunale di Trapani pronunciò una sentenza molto pesante, riconoscendo l'esistenza dell'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
Le pene inflitte furono particolarmente severe.
Tra le principali:
- Massimiliano Voi, ritenuto il capo dell'organizzazione, venne condannato a 30 anni di reclusione;
- Mariano Galia a oltre 21 anni;
- Annibale Baiata a oltre 22 anni;
- Giuseppe Rinaudo, indicato come autista di fiducia del gruppo, a 10 anni.
Il Tribunale ritenne dimostrata l'esistenza di una struttura organizzata e stabile, capace di approvvigionarsi di grandi quantitativi di cocaina e hashish per alimentare il mercato trapanese.
L'Appello: pene ridotte ma impianto confermato
La svolta arrivò il 14 maggio 2025, quando la Corte d'Appello di Palermo riformò solo parzialmente la sentenza di primo grado.
Pur riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, i giudici confermarono integralmente l'impianto accusatorio, riducendo però diverse pene.
Le principali condanne vennero rideterminate in:
- Massimiliano Voi: 26 anni e 8 mesi;
- Mariano Galia: 13 anni e 4 mesi;
- Annibale Baiata: 12 anni e 6 mesi;
- Giuseppe Rinaudo: 8 anni;
- Antonio Voi: 8 anni e 9 mesi;
- Crispino Erice: 3 anni e 8 mesi, oltre a 16 mila euro di multa;
- Francesco Salerno: 3 anni, oltre a 9 mila euro di multa.
Per alcuni reati contestati a Maria Papa, Giuseppa Costa, Francesco Fiorino e Antonio Voi venne invece dichiarata la prescrizione. La Corte revocò inoltre alcune pene accessorie e misure di sicurezza, confermando però nel resto la sentenza di primo grado.
Il giudizio della Cassazione
L'ultimo capitolo è arrivato davanti alla Quarta sezione penale della Corte di Cassazione.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da:
- Massimiliano Voi;
- Mariano Galia;
- Giuseppe Rinaudo;
- Francesco Salerno;
- Antonio Voi.
Per loro le condanne sono quindi diventate definitive.
La Cassazione ha invece disposto:
- l'annullamento con rinvio della sentenza nei confronti di Crispino Erice, il cui processo dovrà essere riesaminato da un'altra sezione della Corte d'Appello di Palermo;
- l'annullamento limitatamente al trattamento sanzionatorio per Annibale Baiata. La responsabilità penale resta confermata, ma la Corte d'Appello dovrà rideterminare la pena.
Tutti i ricorrenti dichiarati inammissibili sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali e di 3 mila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
Un processo che ha segnato Trapani
A oltre dieci anni dall'avvio delle indagini, il procedimento sulla cosiddetta "Trapani bene" resta uno dei più importanti processi sul traffico di stupefacenti celebrati nel Trapanese.
Non solo per l'entità dell'organizzazione contestata dalla Dda, ma perché ha raccontato un fenomeno diverso da quello tradizionalmente associato allo spaccio: un mercato della cocaina radicato anche negli ambienti della borghesia cittadina, alimentato da una struttura organizzata che, secondo i giudici di tre gradi di giudizio, operava con continuità, rifornendosi fuori dalla Sicilia e distribuendo la droga attraverso una rete ben collaudata.
La decisione della Cassazione lascia aperti soltanto due aspetti processuali: il nuovo giudizio nei confronti di Crispino Erice e la rideterminazione della pena per Annibale Baiata. Per il resto, la vicenda giudiziaria può considerarsi definitivamente chiusa.
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