Orestiadi 2026, a Gibellina un weekend tra arte e memoria antimafia
A Gibellina il teatro torna a farsi spazio civile. Dal 17 al 19 luglio il Festival delle Orestiadi concentra al Baglio Di Stefano tre giornate che tengono insieme poesia, arte contemporanea e memoria antimafia, dentro la 45ª edizione diretta da Alfio Scuderi.
Il titolo di quest’anno, “Atti di resistenza contemporanea”, trova in questo weekend una delle sue sintesi più nette. Si parte dalla parola poetica, si attraversa l’arte che ha costruito l’identità pubblica di Gibellina e si arriva, il 19 luglio, alla memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, con una prima nazionale dedicata a Felicia Bartolotta Impastato.
Il fine settimana si apre venerdì 17 luglio con una serata dedicata alla scrittura. Alle 19, per Orestiadi Libri, Maria Attanasio presenterà La rosa inversa, pubblicato da Sellerio nel 2026 e finalista al Premio Strega, dialogando con Roberto Deidier. Accanto a lei Marilena Renda, che torna nella sua Gibellina con Cinema Persefone, raccolta uscita per Arcipelago Itaca nel 2025, vincitrice del Premio Strega Giovani Poesia e finalista al Premio Strega Poesia, in dialogo con Andrea Cortellessa.
Alle 21 la poesia allargherà lo sguardo al Mediterraneo con Notti d’amuri e di versi, progetto realizzato in collaborazione con la Royal Embassy of Saudi Arabia di Roma. L’incontro, curato da Francesca Corrao, metterà in relazione poesia siciliana e poesia araba, con le letture di Souhila Taibi e Daniela Macaluso, le musiche dal vivo di Carmelo Cacciola, Alessio Bondì e Fabio Rizzo e le calligrafie di Abdelkrim Lahfaia.
Sabato 18 luglio sarà la giornata dell’arte. Alle 19.30 il Museo delle Trame Mediterranee diventerà scena con Raccontando l’arte: una storia chiamata Gibellina, progetto site specific costruito attorno agli artisti che hanno lasciato un segno nella città. I testi, scritti per l’occasione da Eduardo Cicelyn, saranno interpretati da Antonio Alveario, Stefania Blandeburgo, Luigi Maria Rausa, Fabrizio Romano, Roberto Salemi e Maurizio Spicuzza.
Scuderi lo definisce un percorso di monologhi “poetici e biografici”, una visita guidata fuori dagli schemi, tra le opere del museo. È un modo per riportare in voce quella storia particolare in cui Gibellina ha trasformato la ferita del terremoto in un laboratorio permanente di arte pubblica.
La sera, alle 21, il festival renderà omaggio ad Arnaldo Pomodoro nel centenario della nascita. Il legame dell’artista con Gibellina passa dalle scene realizzate per l’Orestea di Emilio Isgrò, divenute uno dei segni più riconoscibili delle Orestiadi.
Danzando l’arte: le forme del mito metterà in dialogo parola, gesto, musica e immagine. Isabella Ragonese guiderà il pubblico dentro le parole del Pilade di Pier Paolo Pasolini, con le musiche composte ed eseguite dal vivo da Simona Norato e le coreografie di Federica Aloisio e Federica Marullo.
È il punto in cui l’edizione 2026 mostra con maggiore chiarezza la propria natura speciale. L’arte non viene celebrata come memoria ferma, ma rimessa in movimento attraverso il teatro, la danza e la scena. Pomodoro torna così dentro il luogo che lo ha accolto, non come citazione, ma come materia viva del festival.
Domenica 19 luglio il registro cambierà, senza perdere il filo civile della rassegna. Nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, le Orestiadi ricorderanno Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Alle 19 è previsto l’incontro con Lirio Abbate, che dialogherà con Alfio Scuderi e Max Firreri a partire dal libro I Diari del Boss, pubblicato da Rizzoli nel 2025. Le letture saranno affidate a Silvia Ajelli.
Il volume nasce dai diari privati di Matteo Messina Denaro, i “libriccini” ritrovati dopo l’arresto del boss. Abbate, che per anni ha seguito da cronista le vicende della mafia trapanese e della latitanza del capomafia di Castelvetrano, lavora su un materiale che apre uno squarcio raro sull’autorappresentazione del boss e sul suo rapporto mancato con la figlia Lorenza.
Alle 21 andrà in scena, in prima nazionale, Felicissima, spettacolo dedicato a Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato, con Federica D’Amore e la regia di Claudio Zappalà.
Lo spettacolo parte da un’attrice alle prese con alcuni provini cinematografici e diventa una riflessione su come il cinema ha raccontato la mafia, la Sicilia e le donne. Dal Padrino a I cento passi, la scena interroga gli immaginari che hanno formato lo sguardo collettivo e riporta al centro Felicia Impastato, madre che ha trasformato il dolore in parola pubblica.
Il weekend delle Orestiadi si muove così su tre piani: la lingua poetica, la memoria artistica di Gibellina, la responsabilità civile davanti alla mafia. Tre dimensioni diverse, ma non separate.
Nel Baglio Di Stefano, luogo simbolico della rinascita culturale del Belice, il festival continua a fare quello che fa da oltre quarant’anni: usare il teatro e le arti come strumenti per leggere il presente.
I biglietti sono acquistabili online sul sito della Fondazione Orestiadi.
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