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15/07/2026 06:00:00

Processo Calcagno, oggi l'udienza per  la donna indicata come una delle compagne di Messina Denaro

Riprende oggi, davanti al Tribunale di Marsala, il processo a carico di Floriana Calcagno, l'insegnante di Campobello di Mazara che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, avrebbe avuto un ruolo nel periodo finale della latitanza di Matteo Messina Denaro. La donna è accusata di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena.

 

Il procedimento sarà celebrato con il rito abbreviato, dopo che il Tribunale ha accolto la richiesta avanzata dal difensore, l'avvocato Ferdinando Di Franco. La scelta del rito è stata subordinata all'audizione di una testimone residente a Campobello di Mazara, ritenuta rilevante dalla difesa.

 

La posizione dell'insegnante rappresenta uno dei filoni più delicati dell'inchiesta sulla rete di protezione che ha consentito al boss di Castelvetrano di sottrarsi alla cattura fino al 16 gennaio 2023. Gli investigatori sostengono infatti che, negli ultimi mesi della latitanza, attorno a Messina Denaro si fosse consolidata una ristretta cerchia di persone che ne agevolavano gli spostamenti e la vita quotidiana.

 

Le accuse della Procura

 

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Ros, coordinati dalla Dda di Palermo, Floriana Calcagno non sarebbe stata una semplice conoscente del boss.

L'accusa sostiene che tra i due vi fosse una relazione sentimentale e che la donna fosse pienamente consapevole della vera identità dell'uomo. In particolare, gli investigatori contestano una serie di condotte che avrebbero contribuito a garantire la sicurezza della latitanza.

Tra gli elementi raccolti figurano fotografie e filmati che ritrarrebbero Calcagno insieme a Messina Denaro durante diversi spostamenti. In alcune circostanze, secondo la Procura, la donna avrebbe preceduto con la propria automobile quella del boss, verificando l'eventuale presenza di posti di controllo delle forze dell'ordine.

Le viene inoltre contestato di avere ospitato il latitante nella propria abitazione al mare e di avere consegnato pacchi nel covo utilizzato da Messina Denaro a Campobello di Mazara.

Gli incontri complessivamente sarebbero stati 35. Il Tribunale di Palermo nell’ordinanza di arresto sottolinea: “La professoressa è stata una figura cardine del mosaico del sistema di protezione di Matteo Messina Denaro. Lo ha aiutato a sottrarsi alla cattura e, di conseguenza, ad esercitare il suo potere”.

L'accusa è sostenuta in aula dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Bruno Brucoli.

 

La versione della difesa

 

Diversa la ricostruzione fornita dall'insegnante.

Dopo l'arresto del boss, Floriana Calcagno si presentò spontaneamente alla Procura di Palermo, sostenendo di avere scoperto solo in quel momento la reale identità dell'uomo con cui aveva intrattenuto una relazione.

Ai magistrati raccontò che il compagno si era presentato con il nome di Francesco Salsi, qualificandosi come un medico anestesista in pensione.

Secondo la sua versione, il primo incontro sarebbe avvenuto nel 2022 all'interno di un supermercato di Campobello di Mazara e il rapporto si sarebbe sviluppato senza che lei sapesse di avere accanto il latitante più ricercato d'Italia.

Una ricostruzione che la Procura considera incompatibile con gli elementi raccolti durante le indagini.

 

 

Le questioni preliminari

 

Prima dell'avvio del giudizio, la difesa aveva sollevato alcune eccezioni preliminari, contestando sia la competenza territoriale del Tribunale di Marsala sia l'utilizzabilità delle intercettazioni autorizzate attraverso successivi decreti di proroga.

Il collegio presieduto dal giudice Alfonso Malato ha però respinto tutte le eccezioni, disponendo l'apertura del processo con il rito abbreviato.

L'udienza di oggi rappresenta dunque il primo vero passaggio dibattimentale di un procedimento destinato a fare luce su uno dei capitoli più discussi della latitanza di Matteo Messina Denaro: quello delle relazioni personali e affettive che, secondo gli investigatori, avrebbero contribuito a garantire al boss protezione e normalità negli ultimi anni trascorsi nascosto tra Campobello di Mazara e Castelvetrano.