La sentenza del Tribunale di Trapani che ha dichiarato discriminatori i criteri adottati dal Distretto Socio-Sanitario n. 50 per l'erogazione del servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione (Asacom) continua a produrre effetti anche sul piano politico.
Dopo la soddisfazione espressa da Anffas, arriva l'affondo dell'opposizione consiliare, che chiede all'amministrazione Tranchida di assumersi le proprie responsabilità.
A intervenire è la consigliera comunale di Fratelli d'Italia Grazia Spada, che parla di una sentenza destinata a confermare quanto l'opposizione sosteneva fin dall'inizio della vicenda.
"La sentenza del Tribunale certifica, nero su bianco, quello che come opposizione denunciamo da mesi", afferma la consigliera. "Nel Consiglio comunale straordinario dell'ottobre 2025 avevo avvertito che quelle scelte avrebbero esposto il Comune a una condanna. Avevamo evidenziato che si stavano comprimendo diritti garantiti dalla legge, ma nessuno ha voluto ascoltare".
La vicenda affonda le sue radici nell'autunno dello scorso anno, quando il Comitato dei sindaci del Distretto 50 approvò criteri uniformi per l'erogazione del servizio Asacom. Quelle linee guida prevedevano, tra l'altro, la riduzione delle ore di assistenza attraverso fasce prestabilite, il divieto di sovrapposizione tra assistente all'autonomia e insegnante di sostegno, salvo limitate eccezioni, e l'esclusione dal servizio degli alunni con riconoscimento della disabilità ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge 104.
Scelte che provocarono le proteste delle famiglie e delle associazioni, fino all'apertura del contenzioso davanti al Tribunale.
Nei mesi scorsi, prima ancora della sentenza definitiva, i giudici avevano già emesso provvedimenti cautelari favorevoli ai ricorrenti e il Comune aveva parzialmente rivisto la propria posizione, ripristinando il servizio per gli alunni esclusi.
Con la sentenza pubblicata il 30 giugno e resa nota in questi giorni da Anffas, il Tribunale ha accolto il ricorso collettivo promosso da Anffas Nazionale, Anffas Sicilia e Anffas Trapani, dichiarando discriminatori i criteri adottati dal Distretto e ordinandone la disapplicazione. Il giudice ha ribadito che il Piano Educativo Individualizzato (PEI) è vincolante e che gli enti locali non possono ridurre i sostegni previsti per ragioni organizzative o di bilancio.
Per Spada, però, il punto centrale resta quello politico. "Il danno più grave non è quello economico che questa vicenda potrà comportare per le casse comunali, ma quello inflitto ai bambini con disabilità, ai quali è stato negato un diritto fondamentale, e alle loro famiglie, costrette a lottare contro un'Amministrazione che avrebbe dovuto tutelarle".
La consigliera ricorda anche il dibattito che ha accompagnato la vicenda nei mesi scorsi. "Per mesi abbiamo assistito a giustificazioni di ogni tipo, dai presunti PEI fatti male fino alle richieste di chiarimenti al Ministero per sostenere che gli alunni con riconoscimento ai sensi dell'articolo 3, comma 1, non avessero diritto al servizio. Nel frattempo i bambini aspettavano e i loro diritti venivano sacrificati".
Da qui la richiesta rivolta direttamente al sindaco Giacomo Tranchida. "Di fronte a una sentenza così netta non bastano il silenzio o i tentativi di minimizzare. Servono responsabilità politica e istituzionale. Il sindaco e l'Amministrazione chiedano pubblicamente scusa a ogni bambino che è stato privato del proprio diritto all'inclusione scolastica e a ogni famiglia che è stata costretta a vivere mesi di incertezza e di battaglie per ottenere ciò che la legge già garantiva".
L'esponente di Fratelli d'Italia definisce infine la pronuncia "una sconfitta politica dell'Amministrazione" e chiede che il Comune dia piena esecuzione alla decisione del Tribunale, garantendo senza ulteriori ritardi i servizi previsti nei Piani Educativi Individualizzati.
La sentenza, destinata a fare giurisprudenza anche per altri enti locali, chiude una vicenda che per mesi ha animato il dibattito pubblico a Trapani, riportando al centro un principio richiamato più volte dai giudici: i diritti all'inclusione scolastica delle persone con disabilità non possono essere subordinati a esigenze organizzative o finanziarie.