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21/07/2026 06:00:00

Randagismo, la Sicilia vara il decreto: nuove regole per tutela e gestione dei cani

La Regione Siciliana compie un ulteriore passo nell'attuazione della normativa sul randagismo. L'assessorato regionale della Salute ha infatti predisposto lo schema di decreto che disciplina in maniera organica la gestione dei cani randagi, trasmettendolo all'Assemblea regionale siciliana per il parere obbligatorio della VI Commissione.

Il provvedimento punta a definire regole uniformi per tutte le fasi della presa in carico degli animali: dal recupero sul territorio all'affido temporaneo, fino all'adozione definitiva o, nei casi consentiti dalla normativa, alla re-immissione nell'ambiente di provenienza. L'obiettivo è quello di completare il quadro attuativo della legge regionale sul randagismo, introducendo procedure più chiare e strumenti di controllo che rendano più efficace la gestione del fenomeno su tutto il territorio siciliano.

 

La posizione dell’assessore Caruso

L'assessore regionale alla Salute ha ribadito che con questo provvedimento si completa il quadro attuativo della legge regionale sul randagismo, rafforzando un modello fondato sulla responsabilità condivisa e sulla cura: “L'obiettivo è garantire a tutti i livelli una gestione efficace del fenomeno, nel pieno rispetto del benessere degli animali, riconoscendoli come esseri senzienti e assicurando loro adeguate condizioni di tutela e qualità della vita, attraverso procedure chiare e un sistema di controlli puntuale”.

 

Cosa dice il decreto

Tra le principali novità introdotte dal decreto c'è la disciplina dell'affido, che viene definito come uno strumento a carattere temporaneo. Trascorsi novanta giorni, qualora sussistano le condizioni previste, l'affido potrà trasformarsi in adozione definitiva, favorendo così una sistemazione stabile degli animali e incentivando il ricorso alle famiglie anziché alla permanenza nei canili. Contestualmente viene semplificato l'iter amministrativo e previsto l'aggiornamento costante dei dati anagrafici nelle banche dati dedicate, così da garantire una tracciabilità più efficace.

Particolare attenzione viene riservata anche alla re-immissione dei cani sul territorio, una possibilità che il decreto limita ai soli casi in cui vi sia una valutazione sanitaria favorevole. Tale decisione dovrà essere assunta sulla base di criteri scientifici oggettivi e verificabili, applicando il principio della valutazione del rischio, con l'obiettivo di conciliare la tutela della salute pubblica con quella del benessere animale.

Il testo ridisegna inoltre il sistema delle competenze, prevedendo un maggiore coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti nella gestione del randagismo. Comuni, Aziende sanitarie provinciali, Città metropolitane, Liberi consorzi comunali, Corpo forestale, Garante regionale dei diritti degli animali e associazioni animaliste saranno chiamati a operare secondo un modello di collaborazione istituzionale, con responsabilità definite e integrate.

 

Gli obblighi dei Comuni

Sul fronte della trasparenza amministrativa viene introdotto anche un nuovo obbligo di rendicontazione. Entro il 31 gennaio di ogni anno i Comuni dovranno trasmettere all'Asp territorialmente competente e al Garante regionale dei diritti degli animali una relazione sulle attività svolte nell'anno precedente. Un monitoraggio periodico che consentirà di valutare l'andamento del fenomeno del randagismo, verificare l'efficacia delle misure adottate e, se necessario, programmare interventi correttivi.