Gentile direttore di tp24,
la misura è colma. Dire “spiaggia libera” a Marsala sta diventando un’ironica contraddizione, un ossimoro che stride con la realtà dei fatti.
Oggi chi vuole fruire di un bene pubblico per eccellenza, il nostro mare e la nostra costa, si trova davanti a un’unica e triste alternativa: pagare un servizio privato oppure essere relegato in pochi metri quadrati di sabbia residuale, dimenticati da tutti. In alternativa, non resta che prendere l’auto e spostarsi verso i litorali di altri Comuni.
Tutto questo è tollerabile? Ma soprattutto, è rispettoso delle regole vigenti?
È bene ricordarlo a chi governa e a chi rilascia le autorizzazioni: la spiaggia e il mare appartengono al demanio marittimo, cioè sono beni comuni di tutti i cittadini, non proprietà private a disposizione di pochi concessionari per garantire loro facili e consistenti guadagni.
Questa situazione mi ha spinto ad approfondire la normativa. La legislazione italiana e regionale parla chiaro: il rilascio delle concessioni balneari deve sempre garantire un equilibrio tra spiagge in concessione e spiagge libere, oltre ad assicurare l’accesso libero e gratuito alla battigia per raggiungere il mare.
Spetta ai Comuni il compito di pianificare la gestione della costa attraverso il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo. È questo lo strumento con cui la politica locale ha il potere e il dovere di stabilire quanta parte del territorio destinare alle attività commerciali e quanta invece garantire gratuitamente alla collettività.
La politica locale e l’amministrazione non possono lavarsene le mani né nascondersi dietro un comodo “scaricabarile”. Se gli spazi liberi sono ridotti al lumicino, la responsabilità politica e amministrativa è ben precisa.
Chi controlla che i concessionari rispettino i limiti fissati? Chi verifica che non vengano occupati i varchi di accesso al mare? E perché si continua a privilegiare il profitto privato a scapito della vivibilità e dei diritti dei residenti e dei turisti?
Non si chiede di azzerare i servizi o la presenza degli stabilimenti balneari, che rappresentano comunque un’offerta turistica e un’opportunità imprenditoriale. Si chiede semplicemente rispetto delle regole, equilibrio e dignità.
Un’amministrazione consapevole ed equa tutela il bene pubblico e non lo svende fino all’ultimo granello di sabbia.
I cittadini di Marsala sono stanchi di assistere in silenzio alla progressiva privatizzazione del proprio litorale. Pretendiamo risposte chiare, controlli rigorosi e, soprattutto, il ripristino immediato di spazi di spiaggia libera dignitosi e accessibili a tutti. Il mare appartiene alla collettività, non può diventare un privilegio per pochi.
Giuseppe