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21/07/2026 12:11:00

Trapani: più turisti, ma più ricchezza? Quando il turismo da solo non basta

"La classe politica del nostro territorio è pronta e attenta ai temi sociali oppure insegue i trend del momento?". 

È la domanda che l'avvocato trapanese Antonio Musmeci Catania rivolge alla politica locale entrando nel dibattito sul turismo, esploso nei giorni scorsi dopo il confronto tra l'assessora al Turismo Rosalia D'Alì ed il consigliere di opposizione Giovanni Carpinteri ("Trapani Tua").

Nei giorni scorsi, infatti, l'assessora aveva rivendicato la crescita degli arrivi e delle presenze turistiche come il risultato delle politiche di promozione dell'amministrazione comunale e del calendario degli eventi. 

Carpinteri, invece, aveva invitato a leggere quei numeri con maggiore cautela, sostenendo che il vero indicatore dello sviluppo non può limitarsi alle statistiche delle presenze, ma deve misurare la capacità del turismo di generare economia stabile e duratura. 

 

Un dibattito che si inserisce in una fase di crescita dell'intero comparto turistico della Sicilia occidentale, con il Distretto Turistico "West of Sicily" che continua a puntare sul rafforzamento del brand territoriale e sulla promozione integrata della provincia.

È proprio su questo terreno che si inserisce la riflessione dell'avvocato trapanese. Una lunga analisi che sposta il baricentro della discussione: non più il numero dei visitatori, ma le conseguenze che il modello turistico produce sulla città e sui suoi residenti. Dietro i numeri potrebbero nascondersi salari bassi, affitti sempre più alti, precarietà e un centro storico che rischia di perdere i suoi residenti.

 

"Il dibattito si faccia in Consiglio comunale"

Musmeci Catania osserva come il confronto avrebbe meritato un'aula istituzionale, coinvolgendo non soltanto amministrazione e opposizione ma anche Federalberghi, le organizzazioni sindacali e centri di ricerca come lo Svimez.

Secondo il professionista, il turismo rappresenta una grande opportunità per Trapani, ma rischia di diventare un indicatore fuorviante se la politica continua a misurarlo esclusivamente attraverso record di arrivi e pernottamenti.

 

Il lavoro stagionale e il paradosso dell'Alberghiero

Il primo punto affrontato riguarda l'occupazione.

L'avvocato sostiene che il modello turistico locale continui a produrre soprattutto lavoro stagionale, precario e scarsamente qualificato. La concentrazione dei flussi durante l'estate, osserva, non avrebbe ancora consentito quella destagionalizzazione più volte annunciata.

Musmeci Catania richiama anche il ruolo dell'Istituto Alberghiero di Trapani "I. e V. Florio", evidenziando quello che definisce un paradosso: il territorio forma giovani professionisti dell'accoglienza e della ristorazione che spesso finiscono per cercare opportunità lavorative altrove, mentre il mercato locale continua a offrire occupazioni prevalentemente stagionali.

Una riflessione che si intreccia con un dato più ampio: la Sicilia ha perso quasi 175 mila giovani under 35 in dieci anni, un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali fragilità dell'economia regionale.

 

B&B, affitti brevi e permanenze troppo corte

L'altro nodo riguarda il sistema ricettivo.

Secondo Musmeci Catania, la crescita delle strutture extra-alberghiere – B&B, case vacanza e locazioni brevi – avrebbe progressivamente spostato il valore economico dagli investimenti imprenditoriali verso la rendita immobiliare.

Il risultato, sostiene, è un turismo caratterizzato da permanenze brevi che difficilmente riesce a distribuire ricchezza sull'intero territorio. Chi resta pochi giorni visita il centro storico e le Egadi, ma spesso non approfondisce la conoscenza del patrimonio culturale, dei musei e dell'entroterra trapanese.

 

Il rischio di una città senza residenti

L'analisi si sposta quindi sugli effetti sociali.

L'avvocato ritiene che la conversione di molti immobili in alloggi turistici abbia contribuito a ridurre l'offerta di abitazioni per residenti, studenti e giovani coppie, con un inevitabile aumento dei canoni di locazione.

Parallelamente, osserva, il centro storico rischia di perdere progressivamente la propria funzione residenziale, sostituendo negozi di vicinato e attività tradizionali con esercizi rivolti quasi esclusivamente ai visitatori.

 

"Il turismo da solo non basta"

Nelle conclusioni Musmeci Catania non mette in discussione il valore del turismo, ma invita a considerarlo come uno degli strumenti di sviluppo e non l'unico.

Per il legale, Trapani dovrebbe affiancare al comparto turistico investimenti nella cultura, nell'agroalimentare di qualità, nella logistica legata al porto e all'aeroporto, nella formazione universitaria e nell'innovazione tecnologica.

Solo così, sostiene, sarà possibile evitare che la città diventi una "monocultura economica", capace di attrarre visitatori ma non di creare lavoro stabile e ricchezza diffusa.

La riflessione rilancia così una questione destinata ad alimentare il confronto politico: i record turistici sono sufficienti a misurare il successo di una città oppure è arrivato il momento di interrogarsi anche sulla qualità dello sviluppo e sulle ricadute sociali che esso produce?