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23/07/2026 11:16:00

Trapani, emergenza acqua. Tranchida: "Se non siete in grado, dimettetevi"

Non è più soltanto un'emergenza idrica, è diventata anche un'emergenza amministrativa.

Le parole pronunciate dal sindaco Giacomo Tranchida durante l'ultima seduta del Consiglio comunale, aprono ad una crisi che non riguarda più soltanto la qualità dell'acqua distribuita in alcune zone della città, ma anche la capacità della macchina comunale di rispondere a un'emergenza che si trascina ormai da mesi.

 

"Nell'ordinanza che stiamo preparando ho detto di scrivere che il sindaco ordina non tanto che l'acqua non è potabile, perché non lo è, ma che l'ufficio si sbatta la testa al muro e porti l'acqua con le autobotti a casa delle persone. Lo ribadisco: si sbatta la testa al muro. Se non è nelle condizioni di farlo, si dimetta, perché è somma urgenza e ognuno si deve assumere la responsabilità".

Parole che sono il segnale che, agli occhi dello stesso sindaco, la gestione dell'emergenza non sta funzionando come dovrebbe.

 

L'emergenza cambia volto

Fino a pochi mesi fa il problema principale era la cronica carenza idrica che da anni accompagna la vita dei trapanesi, soprattutto nel centro storico, dove l'acqua continua ad arrivare a giorni alterni e per poche ore.

Oggi lo scenario è diventato ancora più complesso.

Alla scarsità della risorsa si è aggiunta la contaminazione della rete idrica in diverse aree della città. 

La zona intorno piazza XXI Aprile è stata la prima zona interessata, ma con il passare dei giorni e delle settimane le segnalazioni si sono estese anche a via della Pace, via Messina, all'altezza della scuola Umberto, via Nicolò Fabrizi e ad altre strade.

Nelle ultime quarantotto ore sono state chiuse una ventina di prese della rete e il Comune si prepara a firmare una nuova ordinanza che allargherà ulteriormente il perimetro delle limitazioni.

L'obiettivo resta individuare il punto esatto della contaminazione.

Per questo il Comune sta utilizzando anche il sezionamento della rete idrica realizzato nei mesi scorsi, uno strumento che permette di isolare le diverse tratte dell'acquedotto e restringere progressivamente il campo delle verifiche. La condotta che alimenta la zona nord della città, come ha ricordato l'assessore Giuseppe Pellegrino, è in polietilene ed è stata realizzata nel 1992.

 

I cittadini non aspettano più

Mentre tecnici e laboratori cercano l'origine del problema, cresce il disagio e la paura delle gastroenteriti nelle famiglie.

Molti cittadini raccontano di avere dovuto ricorrere a laboratori privati per analizzare l'acqua delle proprie abitazioni, sostenendo personalmente le spese. Altri si affidano alle autobotti private per poter disporre di acqua utilizzabile, con costi che aumentano proprio nei mesi più caldi dell'anno.

È un malcontento che ormai ha superato i confini della protesta locale.

Nelle ultime ore alcuni cittadini hanno scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo l'intervento delle più alte istituzioni dello Stato. 

Anche il Comitato spontaneo "L'acqua è un diritto di tutti" è tornato a rivolgersi al Quirinale, ricordando che una prima lettera era stata inviata già nell'agosto del 2025 e denunciando come, a distanza di un anno, la situazione non sia stata realmente risolta.

Le lettere inviate a Mattarella e le parole pronunciate dal sindaco raccontano due facce della stessa vicenda.

Da una parte cittadini che chiedono allo Stato di garantire un diritto fondamentale. Dall'altra un'amministrazione che cerca di gestire un'emergenza sempre più complessa, tra ordinanze, autobotti, analisi e verifiche.Una prova per l'amministrazione

 

La contaminazione della rete rappresenta un'emergenza tecnica, che richiederà ancora verifiche e accertamenti.

Le parole di Tranchida, però, spostano il baricentro della vicenda su un altro piano: quello della capacità dell'amministrazione di reagire rapidamente quando un servizio essenziale viene meno.

Il messaggio rivolto agli uffici è inequivocabile: nell'attesa di individuare la causa dell'inquinamento, nessun cittadino deve essere lasciato senza acqua.

Perché la ricerca della contaminazione richiederà tempo. La risposta ai bisogni delle famiglie, invece, secondo il sindaco, non può aspettare nemmeno un giorno. Ma la domanda che cittadini e amministratori continuano a porsi: da dove arriva la contaminazione? Finché non sarà individuata la causa, ogni nuova segnalazione rischia di tradursi in un'altra ordinanza, in altre strade interdette e in un'emergenza che, da episodio circoscritto, si sta trasformando in una prova sempre più difficile per l'intera amministrazione comunale.