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24/07/2026 06:00:00

Trapani, il pasticcio della Zes spiegato

L'area industriale e la Zona Economica Speciale della Sicilia Occidentale doveva essere l'infrastruttura destinata a cambiare i collegamenti con il porto, mentre è diventata il simbolo delle contraddizioni della politica trapanese. 

Perchè oggi racconta una storia diversa: quella di un finanziamento PNRR revocato, di un cantiere fermo, di responsabilità che rimbalzano tra Roma, Palermo e Trapani e di un'opera che rischia di trasformarsi nell'ennesima incompiuta.

Negli ultimi giorni il dibattito si è acceso dopo che il sindaco Giacomo Tranchida, durante il Consiglio comunale, ha confermato ufficialmente il definanziamento dell'intervento. 

Da allora sono intervenuti il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e il candidato sindaco Valerio Valenti, ciascuno con una lettura diversa della vicenda. 

Ma per capire cosa sta accadendo occorre riavvolgere il nastro della vicenda..

 

Una strada pensata per cambiare la logistica della città

Il tracciato prevede l'adeguamento di via Libica, l'allargamento della carreggiata, la realizzazione di nuove rotatorie lungo gli innesti con via Salemi, via Marsala, la Dorsale ZIR e via Giuseppe Salvo, oltre a un nuovo cavalcavia tra la ferrovia e la Statale 115. 

Un'infrastruttura da circa 17,8 milioni di euro, finanziata attraverso il PNRR nell'ambito delle procedure accelerate previste per la ZES e che avrebbe dovuto essere completata entro il 2026.

La bretella non nasce come una semplice opera viaria, ma come uno degli interventi chiave del progetto di sviluppo della Zona Economica Speciale di Trapani, pensato per collegare direttamente il raccordo autostradale, il porto commerciale e l'area industriale, separando il traffico pesante da quello urbano e rendendo più competitivo il sistema logistico della Sicilia occidentale. Accanto all’intervento ZES, emerge però che il tratto di strada che va dalla rotonda autostradale alla rotonda di Villa Rosina, cioè la vera porta d’ingresso nord di Trapani, è stato inserito nei corridoi TEN-T.

La TEN-T è la rete europea delle infrastrutture strategiche per la mobilità continentale. L’inserimento significa che quell’asse viario può diventare prioritario nell’accesso a fondi europei, oltre alle risorse già previste.

E non solo pubblico, perchè attorno a quell’asse,  si stanno muovendo anche interessi privati, pronti a investire sull’abbellimento e sulla riqualificazione urbana di un tratto oggi percepito come caotico e poco decoroso.

La variante urbanistica e il nodo delle ex Saline

Per rendere possibile l'opera fu necessaria una variante urbanistica approvata dal Consiglio comunale nel 2024.

Fu uno dei passaggi politici più delicati dell'intera consiliatura, perchè la maggioranza approvò il provvedimento da sola, mentre l'opposizione si divise tra l'abbandono dell'aula e l'astensione.

Al centro del confronto c'era soprattutto il tratto finale della nuova strada, quello che attraversa l'area dell'ex Salina Collegio, una zona di particolare valore ambientale e idraulico.

Per rispondere alle osservazioni degli enti competenti, il progetto venne accompagnato da opere di mitigazione, tra cui la realizzazione di vasche di laminazione per raccogliere le acque meteoriche e la previsione di un futuro parco urbano nell'area delle ex saline, soluzione che l'amministrazione presentò come il punto di equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e tutela ambientale.

Ma proprio su quel passaggio iniziarono le prime contestazioni.

 

Le critiche del Movimento 5 Stelle

Tra le voci più critiche ci fu quella della deputata regionale Cristina Ciminnisi, che oggi ricorda proprio quell'intervento. La parlamentare ricorda di avere presentato interrogazioni e richieste di verifica tecnica che, a suo dire, rimasero per mesi senza risposta.

Secondo Ciminnisi, gli sviluppi successivi avrebbero confermato la fondatezza di quei dubbi. Il parere ambientale favorevole è infatti arrivato con 14 prescrizioni, mentre le valutazioni sul drenaggio delle acque e il successivo aggiornamento del Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI) hanno riportato al centro del dibattito la fragilità idraulica dell'area interessata dall'intervento.

Per la deputata, quelle prescrizioni dimostrano che la variante urbanistica avrebbe richiesto un approfondimento maggiore prima dell'approvazione.

 

Il giorno in cui tutto cambia

La svolta deflagrante arriva durante l'ultima seduta del Consiglio comunale, quando è lo stesso sindaco Giacomo Tranchida ad annunciare che il finanziamento PNRR destinato alla strada è stato revocato.

Lo fa con una frase poco istituzionale ma chiarissima: "Ci hanno lasciato con il cerino in mano". 

Ma soprattutto chiarisce un aspetto fin lì poco noto: "I fondi non saranno persi perché sono già stati persi due mesi e mezzo fa", afferma in aula, spiegando che il definanziamento era già stato deciso e che la comunicazione ufficiale arriva soltanto adesso.

Secondo la ricostruzione del sindaco, l'Ufficio ZES della Presidenza del Consiglio dei Ministri avrebbe prima assegnato i 17 milioni di euro destinati all'opera e successivamente revocato il finanziamento nell'ambito della revisione del PNRR.

Una gestione che Tranchida contrappone agli sforzi dell'amministrazione comunale, ricordando come agli enti locali fosse stato imposto di accelerare l'apertura dei cantieri, tanto da costringere il comandante della Polizia municipale Giuseppe Bacile a firmare con urgenza l'ordinanza per la chiusura della viabilità necessaria all'avvio dei lavori.

 

Perché i fondi sono stati revocati

La revoca non nasce da una decisione del Comune.

Secondo quanto emerge dagli atti richiamati anche dal deputato regionale dem Dario Safina, l'intervento è stato escluso dalla programmazione PNRR con il decreto interministeriale del 22 maggio 2026, dopo essere stato classificato dall'Unità di Missione del Ministero delle Infrastrutture come opera "in forte ritardo" rispetto al cronoprogramma imposto dal Piano.

È questo il nodo della vicenda.

Non si tratta soltanto di un finanziamento revocato, ma di un progetto uscito dal perimetro del PNRR senza che fosse contestualmente individuata una fonte alternativa di finanziamento.

Secondo Tranchida, adesso si tenta di recuperare l'opera attraverso una riprogrammazione delle risorse trasferite dallo Stato alla Regione Siciliana. Fondi che, sostiene il sindaco, Palazzo d'Orléans rischierebbe di non riuscire a spendere nei tempi previsti.

 

Il cantiere fermo

Nel frattempo le conseguenze sono già visibili.

L'impresa che sta realizzando l'intervento vanterebbe crediti superiori a 1,6 milioni di euro, mentre il cantiere è sostanzialmente fermo da venti giorni.

La viabilità provvisoria predisposta per consentire i lavori continua a creare disagi, alcune opere sono rimaste incomplete e uno dei principali accessi all'area industriale e portuale convive con restringimenti e deviazioni che ogni giorno rallentano traffico e attività produttive.

Il rischio è che, senza nuove risorse, la città rimanga con un'infrastruttura incompleta e un cantiere destinato a fermarsi definitivamente.

 

Lo scontro politico

Da qui nasce il confronto politico. Per Tranchida la responsabilità è del Governo nazionale.

Per il deputato regionale del Partito Democratico Dario Safina il definanziamento "certifica il fallimento del Governo nella gestione del PNRR". Il parlamentare ha presentato un'interrogazione urgente al presidente della Regione Renato Schifani e all'assessore Alessandro Aricò chiedendo di individuare immediatamente risorse alternative. Secondo Safina, altre opere siciliane escluse dal PNRR, come quelle di Palermo, Termini Imerese e Sant'Agata di Militello, hanno già trovato coperture sostitutive, mentre Trapani rischia di rimanere esclusa.

Cristina Ciminnisi, invece, amplia il quadro delle responsabilità. Oltre a criticare il Governo nazionale, richiama anche il ruolo del Consiglio comunale, accusato di avere approvato la variante urbanistica senza il necessario approfondimento tecnico. La deputata porta la questione anche all'Assemblea regionale siciliana, durante l'esame del DEFR 2027-2029, chiedendo all'assessore Aricò come la Regione intenda affrontare il problema delle opere rimaste senza copertura dopo la revisione del PNRR.

Valerio Valenti, candidato sindaco di Trapani, sceglie infine una linea diversa. Più che individuare colpevoli, propone l'apertura immediata di un tavolo tra Governo, Regione, Autorità di sistema portuale, Consorzio ASI ed enti locali per tentare di salvare un'infrastruttura che considera strategica per il futuro economico della città.

Il vero problema

Alla fine, però, la domanda è tanto chi abbia ragione, ma se quella strada verrà realizzata.

Per anni il dibattito si è concentrato sul tracciato, sulle ex saline, sulla variante urbanistica, sulle prescrizioni ambientali, sul rischio idraulico e sulle competenze dei diversi enti.

Oggi il problema è cambiato: perchè il progetto è stato approvato, il cantiere è stato aperto, la viabilità è stata modificata, ma il finanziamento che avrebbe dovuto sostenerlo non c'è più.

E quando un'opera strategica perde la propria copertura economica mentre i lavori sono già iniziati, il rischio non è soltanto quello di un ritardo.

È quello di lasciare Trapani con un'altra incompiuta. 

Una prospettiva che, al di là delle polemiche politiche, finirebbe per pesare soprattutto su cittadini, imprese e sull'intero sistema logistico della Sicilia occidentale.



Cittadinanza | 2026-07-24 06:00:00
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Trapani, il pasticcio della Zes spiegato

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