Le decadenze dei consiglieri comunali di maggioranza di Trapani possono aspettare. Ancora una volta.
Quella di oggi doveva essere la conferenza dei capigruppo chiamata a scrivere una data sul calendario per il procedimento che riguarda i cinque consiglieri comunali di maggioranza ancora sotto esame.
O, almeno, questa era l'aspettativa dell'opposizione. Invece, anche stavolta, la decadenza verrà discussa a data da destinarsi.
Formalmente la riunione era stata convocata per programmare le prossime sedute dedicate agli atti considerati indifferibili: Tari, Documento Unico di Programmazione, Bilancio e Piano Economico Finanziario.
Ma, secondo quanto si racconta a Palazzo Cavarretta, il confronto si sarebbe presto spostato sulle decadenze.
Dopo una lunga interlocuzione fuori seduta tra il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo e i gruppi di opposizione – confronto che avrebbe escluso i capigruppo della maggioranza – l'ex minoranza d'aula ha deciso di abbandonare la riunione.
Al centro della discussione c'è una nota del segretario generale, Giovanni Panepinto,con la quale veniva chiesto al presidente del Consiglio di formalizzare l'assenso prima del caricamento a sistema delle proposte di delibera relative alle decadenze dei consiglieri Giovanni Parisi, Andrea Genco, Angela Grignano, Vincenzo Guaiana e Marzia Patti.
Mazzeo, però, quell'assenso non lo ha concesso. Anzi, ha risposto con una nota di cinque pagine nella quale sostiene che quel potere semplicemente non attiene al presidente del Consiglio comunale.
Il presidente richiama l'articolo 39 del Testo Unico degli Enti Locali, gli articoli 97 e 107 dello stesso TUEL, lo Statuto comunale e una serie di pronunce giurisprudenziali per sostenere una tesi precisa: il presidente del Consiglio convoca l'aula, ne dirige i lavori e forma l'ordine del giorno, ma non dispone di un potere di autorizzazione preventiva sulle proposte di deliberazione predisposte dagli uffici.
Secondo Mazzeo, la predisposizione tecnica degli atti compete esclusivamente alla struttura amministrativa e al segretario generale.
Per questo definisce priva di fondamento normativo la richiesta di "formalizzare l'assenso" e invita Panepinto a procedere direttamente al caricamento delle delibere e alla convocazione del Consiglio.
Uno scontro sempre piú istituzionale
La vicenda, nata mesi fa dalle assenze durante le sedute del Consiglio dedicate al caso Pala Daidone, continua così ad allontanarsi dal terreno strettamente politico per trasformarsi in un braccio di ferro istituzionale.
Da una parte il segretario generale, che ha subordinato il caricamento degli atti a dei passaggi formali del presidente del Consiglio. Dall'altra Mazzeo, che sostiene di non poter esercitare un potere che né il TUEL né lo Statuto comunale gli attribuiscono.
È uno scontro che arriva dopo mesi di rinvii, dopo i pareri dello stesso segretario generale e dell'Assessorato regionale delle Autonomie Locali, entrambi orientati a ricordare come la decadenza rappresenti una misura eccezionale, da applicare solo in presenza di un effettivo disinteresse verso il mandato e non come conseguenza automatica di una protesta politica.
Al di là delle questioni giuridiche, c'è un dato politico che emerge con sempre maggiore evidenza: nessuno sembra voler assumere fino in fondo la responsabilità di portare questa vicenda al voto d'aula.
Non perché il Consiglio non possa pronunciarsi, anzi, ma perché un'eventuale delibera di decadenza sarebbe con ogni probabilità impugnata davanti al TAR dai consiglieri interessati.
Il giudice amministrativo sarebbe chiamato a valutare la legittimità dell'intero procedimento, alla luce della giurisprudenza consolidata e dei pareri già acquisiti durante l'istruttoria. Un eventuale annullamento non comporterebbe automaticamente responsabilità personali per chi ha votato, ma potrebbe aprire ulteriori contenziosi e alimentare richieste di accertamento nelle sedi competenti.
È anche per questo che il dossier continua a procedere con estrema cautela.
Nel frattempo, l'agenda politica del consiglio comunale viene spostato altrove.
Mazzeo, che nelle ultime settimane è stato il principale protagonista della mozione di sfiducia al sindaco Giacomo Tranchida, appare oggi più concentrato sugli strumenti finanziari dell'ente da approvare che su una vicenda destinata, comunque vada, a proseguire nelle aule giudiziarie.
Infatti ha convocato per venerdì 31 luglio alle 11, il Consiglio comunale straordinario e urgente per l'approvazione della Tari. Seguiranno DUP, Bilancio e PEF.
Le decadenze, invece, restano ancora una volta sospese.
Tra interpretazioni del TUEL, richiami alla giurisprudenza, lettere protocollate e schermaglie istituzionali, il procedimento continua a muoversi con pachidermica lentezza.
E la sensazione, ormai sempre più diffusa nei corridoi di Palazzo Cavarretta, è che la partita non si giochi più soltanto sul piano del diritto, ma soprattutto su quello delle responsabilità politiche di chi dovrà decidere se assumersi il peso di una scelta destinata, con ogni probabilità, a finire davanti ai giudici amministrativi. E che non è destinata ad incidere in nessun modo sulla vita dei cittadini.