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02/08/2026 06:00:00

Trapani, salta aumento della TARI: ma il Comune rischia un buco nel bilancio

Per i cittadini, almeno nell'immediato, c’è una buona notizia: la TARI 2026 non aumenta e continueranno ad applicarsi le tariffe del 2025. 

Per il Comune di Trapani, invece, si apre uno scenario finanziario tutt'altro che semplice.

Il Consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria e urgente per approvare il Piano economico finanziario (PEF) del servizio rifiuti e le nuove tariffe TARI 2026, non è riuscito a concludere l'iter entro il 31 luglio, che rappresentava il termine fissato dalla normativa nazionale per l'approvazione del PEF e delle tariffe TARI secondo il nuovo metodo tariffario ARERA MTR-3. 

 

Dopo un primo rinvio per mancanza del numero legale di venerdì 31 luglio ed apertura della discussione, al momento della votazione il presidente Alberto Mazzeo ha poi aggiornato la seduta in prosecuzione a sabato 1 agosto, motivando la decisione con la necessità di acquisire il parere delle commissioni consiliari, sebbene questo non fosse probabilmente vincolante per il carattere d’urgenza della seduta.

 

Alla seduta di sabato è arrivato un colpo di scena che, però, era ampiamente prevedibile: è nuovamente mancato il numero legale, con l’assenza in blocco dell’opposizione compreso l'indipendente Franco Briale e il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo.

Il provvedimento più importante dell'estate per le tasche dei trapanesi, quindi, non è stato approvato. Per il Comune di Trapani, invece, si apre uno scenario finanziario tutt'altro che semplice.

 

Cosa prevedeva l’aumento TARI

Con la Delibera 352 del 28 luglio, la Giunta Municipale aveva approvato le tariffe TARI 2026 con un aumento della tariffa che andava dallo 0,5% al 4,5%.

Prendendo come riferimento un appartamento di 100 metri quadrati:

  • una persona: da circa 244 euro a 260 euro;
  • due componenti: da 361 a oltre 370 euro;
  • tre componenti: da 433 a circa 445 euro;
  • quattro componenti: da 524 a circa 530 euro;
  • cinque componenti: da 600 a circa 605 euro;
  • sei componenti: praticamente invariata, da 654 a 656 euro.

Non è possibile un raffronto con il PEF 2024 perché, per la prima volta, Misiliscemi non rientra più nello stesso Piano economico finanziario dopo l'uscita nella SRR autonoma.

 

Il PEF non è una formalità

Il PEF non è un semplice atto contabile, ma il documento che determina il costo complessivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e costituisce il presupposto per l'approvazione delle tariffe TARI. La sua mancata approvazione non blocca soltanto l'aggiornamento delle bollette, ma apre un problema per gli equilibri finanziari dell'ente. Senza il nuovo Piano economico finanziario, infatti, il Comune rischia di trovarsi con un servizio che costa circa 700 mila euro in più rispetto alle risorse coperte dalle tariffe vigenti, generando un disallineamento che dovrà essere affrontato con altre coperture di bilancio. 

È questo il motivo per cui il PEF viene considerato un passaggio indispensabile: rinviarne o impedirne l'approvazione significa aumentare l'incertezza sulla gestione del servizio e sulle finanze comunali, con effetti che, in un modo o nell'altro, finiscono per ricadere sull'intera collettività.

 

Perché era previsto l'aumento

Il Piano economico finanziario 2026 registra un incremento di circa 700 mila euro - che rappresenta la base su cui calcolare le tariffe e cioè il 100% dei costi sostenuti come prevede la normativa - dovuto principalmente all'aumento dei costi del contratto di servizio, all'adeguamento ISTAT, al rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori del settore, al contrasto alle discariche abusive e, soprattutto, ai maggiori costi di trasporto dei rifiuti verso Catania.

Infatti, finché la nuova vasca Ts1 della discarica di Borranea non entrerà in funzione, il rifiuto indifferenziato deve essere conferito a Sicula Trasporti a Catania, con un aggravio economico significativo che si aggira intorno al milione di euro. 

La discarica – grande risorsa per il territorio - doveva essere terminata il 30 settembre 2025, con un appalto gestito a livello regionale, per poi avere una proroga al 1 luglio e, forse, avere una data di consegna definitiva stabilita al 25 agosto. Ma è su questa incertezza che si gioca tutta la partita degli aumenti TARI. 

 

Cosa succede ora?

La grande incognita è proprio la vasca della discarica di Borranea.

Se la discarica entrerà realmente in funzione entro il 25 agosto, il maggiore costo da coprire si ridurrà sensibilmente. Il Comune dovrebbe comunque affrontare un disavanzo di circa 250 mila euro, che richiederà una variazione di bilancio per reperire le risorse necessarie.

Se, invece, l'apertura dovesse subire un nuovo rinvio, i rifiuti continueranno ad essere trasportati fino a Catania, con un aggravio di spesa stimato in circa un milione di euro.

In questo caso il problema diventerebbe molto più complesso: il Comune dovrebbe individuare coperture finanziarie ben più consistenti – si va dalla riduzione dei servizi alla proroga delle assunzioni, fino ad un taglio delle indennità di sindaco e giunta e, di conseguenza, del gettone di presenza dei consiglieri - e non si può escludere che la vicenda possa richiamare l'attenzione degli organi di controllo contabile, chiamati a valutare eventuali profili di responsabilità del consiglio comunale nella mancata adozione di un atto ritenuto necessario per garantire gli equilibri finanziari dell'ente.

 

La questione politica

L’opposizione, che ha usato lo strumento del cosiddetto “Aventino” con l’assenza in blocco nella seduta di sabato 1 agosto, ha marcato il territorio: la maggioranza di governo non ha i numeri per approvare nessun atto, a prescindere dalla sua importanza. 

Rivendica, ovviamente, di aver fatto in modo che la TARI non subisse un aumento, mancando la discussione nel merito in aula – che è avvenuta venerdì 31 luglio, con l’apporto dell’ing. Amenta e del dott. Petrusa - soprattutto sulle conseguenze sul PEF e, eventualmente, anche sul bilancio del Comune. 

Su questa scia, i consiglieri di opposizione chiedono “al Sindaco di prendere atto della realtà e di rassegnare le dimissioni”. 

 

Dal canto suo, la maggioranza contrattacca: l'assenza dei consiglieri di opposizione avrebbe bloccato un atto fondamentale per gli equilibri finanziari del Comune, con possibili ripercussioni sulle casse dell'ente e, di conseguenza, sui cittadini.

Nel comunicato, la maggioranza giudica "contraddittoria" la richiesta di dimissioni rivolta al sindaco da parte delle opposizioni. "Se ritengono davvero che questa amministrazione debba andare a casa – sostengono – presentino la mozione di sfiducia di cui si parla da settimane e si assumano la responsabilità di portarla in Aula".

L'affondo riguarda anche il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, indicato come possibile primo firmatario della mozione: secondo la maggioranza, se questa intenzione fosse confermata, dovrebbe trarne le conseguenze anche sul piano del suo ruolo istituzionale che implica la terzietà.

 

In quest’ottica, la vittoria di sabato dell’opposizione assume dunque le sembianze di una linea Maginot: difficilmente Giacomo Tranchida si dimetterà, mentre a loro resta sempre in canna “il colpo” della mozione di sfiducia. 

Mozione di sfiducia che, pare, sia stata già sottoscritta da tre “insospettabili” e, con l’assenza di Franco Briale dall’aula di sabato, ormai avrebbe definitivamente i 15 voti. 

 

Quindi, perché continuare a parlare di dimissioni e decadenze, invece di presentare la mozione di sfiducia che è lì, a portata di mano?

Invece il colpo resta lì, inesploso: perché lo status quo allontana le elezioni e, la progressiva “caduta libera” del sindaco, agevolerebbe la campagna elettorale anche e soprattutto all’opposizione che la con

Una cosa, invece, è già certa: i cittadini continueranno a pagare la TARI del 2025. 

Resta da capire chi pagherà la differenza tra quanto costa oggi il servizio e quanto il Comune riuscirà a incassare con tariffe rimaste ferme.



 



 


 



Native | 31/07/2026
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