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08/09/2026 06:00:00

Trapani, mezz'ora in coda sotto il sole: weekend da incubo alla Marina

Per sapere come evolve la situazione sul fronte traffico e BRT a Trapani, ormai basta aprire i social. 

Scorrono video, fotografie, commenti. E quasi sempre la scena è la stessa: auto incolonnate, clacson, autobus fermi, persone che aspettano. Questa volta le segnalazioni riguardano sabato mattina e domenica pomeriggio appena trascorsi, dunque il fine settimana, quando la città dovrebbe essere nel suo momento più rilassato e leggero.

E invece no.

 

 «Mezz'ora fermi dietro un autobus»

È luglio, il termometro segna circa 35 gradi, percepiti infinitamente di più. 

Le famiglie escono per fare la spesa, qualcuno prova a raggiungere il centro per una passeggiata e un gelato, i turisti si muovono tra il porto e il centro storico: una normale domenica estiva.

Solo che, su via Ammiraglio Staiti, la normalità dura poco.

Basta che arrivi uno degli autobus diretti a Palermo o in arrivo dal capoluogo, e la circolazione comincia a rallentare. Il mezzo si ferma, apre le porte, fa salire e scendere i passeggeri, scarica e carica i bagagli, si devono anche fare i biglietti a bordo. Dietro, intanto, si forma la coda.

 

 

Quella che dovrebbe essere una fermata diventa, raccontano i cittadini, una sorta di imbuto nel quale possono trascorrere anche trenta minuti per un tragitto che richiede appena qualche minuto di percorrenza. 

Auto ferme sotto il sole, camion incolonnati, gas di scarico che rimangono nell'aria e arrivano dentro gli abitacoli.

 

Qualcuno scherza amaramente sui social: si sciolgono i surgelati, insieme alla pazienza degli automobilisti.

I commenti, però, raccontano soprattutto una situazione che non sarebbe episodica. Sono decine, spesso centinaia, le persone che riferiscono di essersi trovate nella stessa situazione ripetutatmente. Non soltanto nei giorni feriali e nelle ore di punta, ma anche nel weekend, quando il traffico dovrebbe essere fisiologicamente più fluido.

E qui entra in gioco il BRT.

 

 

 

Il paradosso della corsia che ancora non c'è

Il problema nasce in un punto della città che sta cambiando proprio per effetto del progetto del Bus Rapid Transit. 

Il tratto compreso tra il parcheggio Egadi e la Madonnina, lungo viale Regina Elena e via Ammiraglio Staiti, è infatti interessato dai lavori dello stralcio BRT finanziato con fondi PNRR, che ormai sembrano avviarsi alla conclusione.

 

La nuova organizzazione della strada ha comportato restringimenti e una diversa distribuzione degli spazi. 

E qui si crea il paradosso: la corsia centrale destinata al BRT, che dovrebbe contribuire a rendere più ordinata la mobilità, non è ancora operativa, mentre nel frattempo i mezzi che devono effettuare le fermate si trovano a dover utilizzare una carreggiata già ridotta.

 

Ma il Comune aveva già individuato la criticità.

A maggio, infatti, dopo un sopralluogo al quale avevano partecipato Comune, Segesta, impresa esecutrice dei lavori, Autorità di sistema portuale e Capitaneria di porto, un'ordinanza comunale riconosceva esplicitamente alcune difficoltà relative alla circolazione degli autobus, ai pedoni e all'eventualità di operazioni di soccorso nei tratti interessati dalla nuova corsia BRT. 

Per garantire temporaneamente la fluidità della circolazione era stata quindi individuata una specifica area di fermata di via Ammiraglio Staiti a piazza Garibaldi, nel tragitto dal parcheggio Egadi verso la Madonnina. Restava invece confermata la presenza degli stalli dei servizi di trasporto pubblico sul lato sud di via Ammiraglio Staiti, in prossimità degli imbarchi per gli aliscafi, proprio per mantenere un minimo di equilibrio tra esigenze di mobilità e servizi essenziali.

Insomma, il problema era stato messo nero su bianco.

 

Ma, almeno secondo le segnalazioni che continuano ad arrivare, la soluzione non sembra aver impedito che l'autobus, quando si ferma, diventi di fatto una barriera mobile sulla strada.

 

E se dovesse passare un'ambulanza?

È questa la domanda che torna con maggiore insistenza.

Perché il tema non è soltanto quello di arrivare dieci o venti minuti più tardi a fare la spesa o a prendere un gelato.

Se la carreggiata è occupata da una coda di automobili e, davanti, c'è un autobus fermo alla fermata, come passa un'ambulanza in emergenza?

È una domanda che assume un peso particolare proprio perché nei documenti comunali la possibilità di operazioni di soccorso era già stata indicata tra le criticità da considerare.

E il problema rischia di essere ancora più evidente nei momenti di maggiore afflusso, quando il restringimento della carreggiata prodotto dal cantiere si somma alla fermata dell'autobus.

 

La città turistica e il biglietto da visita

Poi c'è un altro aspetto, più difficile da misurare ma che emerge con forza dai commenti: quello dell'immagine della città.

«Ci dichiariamo città turistica: è questo l'ultimo messaggio che lasciamo ai turisti?», scrive qualcuno.

La scena è facile da immaginare: chi arriva via mare o deve raggiungere il porto si ritrova davanti a una lunga fila di automobili, autobus, camion e persone costrette a muoversi tra marciapiedi e carreggiata.

 

Ma forse sarebbe riduttivo trasformare tutto in una questione di immagine.

Perché quella coda non la subisce soltanto il turista che arriva a Trapani per qualche giorno. La subisce chi a Trapani ci vive. E soprattutto chi a Trapani lavora.

Commercianti, lavoratori del porto, operatori turistici, autisti, residenti. Persone che quella strada la percorrono tutti i giorni e che non possono semplicemente considerare il traffico un inconveniente occasionale delle vacanze.

 

E c'è un dettaglio che rende la questione ancora più curiosa: la stessa rete del trasporto pubblico urbano utilizza quel corridoio. 

La linea 2 dell'ATM, ad esempio, collega il Terminal con l'imbarco delle isole passando proprio da via Ammiraglio Staiti, viale Regina Elena, piazza Garibaldi.

Quindi non si tratta soltanto di decidere dove mettere un autobus della Segesta. Si tratta di come far convivere trasporto urbano, collegamenti extraurbani, porto, traffico privato, mezzi pesanti e, soprattutto, soccorsi, in uno degli ingressi più delicati del centro storico.

 

Solo un metro in più

Da fonti del Comune si parla di un'indicazione che potrebbe rappresentare una via d'uscita.

Nel tratto dalla Madonnina verso piazzale Ilio sarebbe in fase di approvazione un progetto che prevede l'allargamento della carreggiata di circa un metro e l'eliminazione delle catene. Il nulla osta dell'Autorità portuale sarebbe già arrivato; adesso si attende il parere della Soprintendenza.

 

Non è una rivoluzione urbanistica. È un metro.

Ma in una strada dove oggi anche pochi centimetri possono fare la differenza tra una carreggiata che scorre e una carreggiata che si trasforma in un imbuto, quel metro potrebbe diventare importante.

Diverso, invece, il discorso per il percorso da piazzale Ilio verso la Madonnina: in questo caso la fermata dei pullman restra a piazza Garibaldi.

 

Una soluzione che, almeno sulla carta, separa il problema della fermata da quello del tratto più delicato della viabilità.

Resta però la domanda che arriva dalla strada, quella raccontata nei video e nei commenti del fine settimana: perché una città che sta ridisegnando la propria mobilità con un'opera destinata a rendere il trasporto più efficiente debba, nel frattempo, passare le domeniche con le auto ferme per mezz'ora dietro un autobus?

E soprattutto: quanto durerà questa fase transitoria e cosa succederà quando il traffico estivo tornerà a sommarsi alla piena operatività della città?

Perché il BRT, prima o poi, dovrà diventare una soluzione. Quale essa sia.

Nel frattempo, per chi resta in coda sotto il sole, è ancora soprattutto un cantiere.