×
 
 
15/09/2026 06:00:00

Le saline, l'Unesco e il porto di Trapani: resta il rebus della mappa 

Anche il porto di Trapani plaude al passo avanti delle Saline di Sicilia verso l’Unesco. Gaspare Panfalone, delegato Assiterminal e presidente della Riccardo Sanges & C., in una nota,  si congratula con il Comitato promotore e con Giuseppe Pace, rivendicando il risultato del confronto che, secondo la ricostruzione degli operatori, ha portato all’esclusione delle aree portuali e industriali dalla candidatura MaB. Il messaggio è quello della riconciliazione: porto, città e saline possono crescere insieme. 

 

Ma prima di archiviare definitivamente lo scontro c’è un punto da chiarire. Una cartina della zonazione che Tp24 ha potuto visionare,  intitolata “Ipotesi di zonazione” non chiarisce con precisione quali aree siano state escluse e con quale atto. È una distinzione importante, proprio perché su quei confini si è costruita la mediazione politica della primavera

.

Panfalone: «Le saline possono aiutare anche il porto»

 

La candidatura ha superato il passaggio nazionale e si prepara alla valutazione internazionale. Anche la Regione Siciliana ha salutato il risultato, ribadendo il proprio sostegno: il riconoscimento definitivo, però, non è ancora arrivato. Il via libera italiano e quello dell’Unesco restano due passaggi distinti.

Panfalone considera il traguardo raggiunto una buona notizia anche per l’economia portuale. Nella sua lettura, una maggiore riconoscibilità internazionale delle saline potrebbe rafforzare l’attrattività turistica del territorio, favorire nuovi approdi e sostenere il crocierismo.

La posizione viene presentata non come un ripensamento, ma come la conseguenza dell’accoglimento delle richieste degli operatori: favorevoli alla valorizzazione delle saline, contrari all’inserimento del porto nella perimetrazione.

«L’iniziativa era valida e meritevole, ma il porto non aveva ragione di rientrare nella perimetrazione», ribadisce Panfalone nel comunicato.

Il riferimento è al confronto del 15 maggio a Palermo, nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale, presieduto da Annalisa Tardino. In quella occasione Pace propose di escludere porto e zona industriale per superare lo stallo. Secondo Panfalone, il successivo lavoro ha tradotto quella proposta nella nuova configurazione della candidatura.

È su questo presupposto che il fronte portuale dichiara conclusa la contrapposizione e apre alla collaborazione.

 

La mappa: tre colori, funzioni diverse

 

La carta visionata da Tp24 rappresenta un territorio che si sviluppa lungo la costa tra Trapani e Marsala, interessando anche Paceco e Misiliscemi. Non descrive un’unica superficie sottoposta indistintamente alla stessa tutela, ma distingue tre categorie.

 

 

Il rosso individua le aree “core”, i nuclei centrali: nella tavola sono numerati da uno a cinque. Quattro si trovano nel sistema delle saline a sud di Trapani; il quinto interessa una porzione centrale e meridionale della laguna dello Stagnone, attorno a Mozia. Il verde delimita le aree “buffer”, le zone cuscinetto, che comprendono fasce costiere, saline e porzioni più ampie del sistema lagunare. Il lilla indica il limite dell’area di transizione, che si estende anche verso contesti urbanizzati, agricoli e produttivi.

 

La differenza non è soltanto grafica. Nel modello MaB, le aree centrali sono dedicate alla conservazione degli ecosistemi; quelle cuscinetto ospitano attività compatibili con tale funzione; nelle aree di transizione vivono e lavorano le comunità, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo sostenibile. Essere compresi nel MaB non significa, dunque, trovarsi necessariamente dentro il suo nucleo di protezione più rigorosa.

È proprio questa distinzione che, per mesi, non è riuscita a sciogliere le preoccupazioni del porto: gli operatori non contestavano soltanto eventuali divieti diretti, ma temevano conseguenze sulle future decisioni amministrative e infrastrutturali.

 

Il porto è fuori? Servono i confini definitivi

 

Nel settore trapanese la linea lilla raggiunge il fronte urbano a ridosso dello scalo. Il bacino portuale non è evidenziato in rosso, ma questo non risolve la questione: non essere un’area “core” non equivale a essere esclusi dall’intera candidatura.

La domanda da rivolgere al Comitato promotore e all’Autorità portuale è quindi precisa: quale cartografia accompagna il dossier approvato nella fase nazionale e destinato a Parigi? E dove sono individuate le aree escluse?

Per rispondere servono la tavola aggiornata, il riferimento all’atto che recepisce la modifica e una rappresentazione leggibile dello stralcio. Non è una questione marginale: significa rendere verificabile l’accordo sul quale oggi gli operatori fondano il proprio sostegno.

 

Marsala, non soltanto saline: il caso delle cantine

 

La carta mostra anche un altro elemento: la proposta non si ferma al paesaggio delle vasche salanti e della laguna, ma raggiunge il tessuto urbano di Marsala. Il limite dell’area di transizione scende verso la città e comprende una fascia nella quale ambiente costiero e attività economiche sono strettamente vicini.

Anche qui, bisogna spiegare ai soggetti interessati dove passano i confini, quale ruolo avranno nella gestione e quali impegni vengono proposti. È la stessa richiesta di partecipazione avanzata in primavera da porto, salinai, professionisti e rappresentanze istituzionali.

 

La nuova richiesta: un unico gestore pubblico

 

Panfalone non si limita alle congratulazioni. Nel comunicato apre un nuovo fronte: un unico ente gestore, a matrice pubblica, per il sistema delle saline di Trapani e Marsala.

Denuncia disomogeneità nelle modalità di gestione e nell’applicazione delle regole e chiede alla politica regionale, alla deputazione e al presidente Renato Schifani una scelta chiara. Richiama anche un’iniziativa legislativa che, secondo quanto afferma, sarebbe all’esame della IV Commissione dell’Ars.

È una proposta che investe direttamente l’assetto esistente. La Riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco è affidata al WWF Italia; quella delle Isole dello Stagnone di Marsala è gestita dal Libero Consorzio Comunale di Trapani. Sul versante marsalese, dunque, la gestione è già pubblica. 

 

Lo Stagnone: la tutela sulla carta e quella sul territorio

 

Ed è proprio lo Stagnone a porre la domanda più scomoda: quale gestione concreta viene proposta per un’area che si candida a modello internazionale di sostenibilità?

Tp24 ha raccontato ripetutamente la pressione crescente sulla laguna: diffusione dei chioschi e delle strutture di servizio, musica, feste e segnalazioni di fuochi d’artificio. Il rapporto tra fruizione turistica e conservazione richiede verifiche, limiti e controlli. (Tp24)

Sul kitesurf il confronto è altrettanto aperto. Nell’approfondimento pubblicato il 21 luglio, Tp24 ha riportato sia il successo sportivo e turistico dello Stagnone sia le preoccupazioni espresse da studiosi durante il convegno “La Riserva negata”. Tra queste, quelle dell’ornitologo Andrea Cusmano sul disturbo prodotto dagli sport acquatici all’avifauna. Una questione che non può essere risolta soltanto contando turisti, scuole e manifestazioni. (Tp24)

A giugno, inoltre, le immagini degli ombrelloni fissati nel fondale con una trivella a batteria avevano provocato l’intervento dell’Assessorato regionale, che annunciò l’attivazione della Guardia Costiera e richiamò le funzioni di vigilanza dell’ente gestore. (Tp24)

Le norme e gli organismi competenti esistono. Il problema denunciato riguarda la loro applicazione, l’efficacia della vigilanza e la capacità di governare la pressione delle attività umane.

La candidatura dovrebbe misurarsi proprio con questo: individuare le aree più sensibili, valutare il carico delle attività sportive e turistiche, stabilire criteri per eventi e strutture, rendere pubblici i risultati dei monitoraggi e indicare chi interviene quando qualcosa non funziona.

Non basta colorare una parte della laguna di rosso per dimostrare che la conservazione sia effettiva. Ma neppure le criticità esistenti rendono inutile il MaB: possono diventare il banco di prova di un progetto che dichiara di voler migliorare la gestione.

 

Prima di Parigi, chiarezza qui

 

La presa di posizione di Panfalone segna un passaggio politico: gli operatori portuali riconoscono il valore della candidatura nella configurazione che considerano condivisa e chiedono di aprire una discussione sulla gestione.

Restano però da rendere verificabili i presupposti di questa nuova collaborazione.

Qual è il perimetro definitivo? Quali superfici portuali e industriali sono state escluse? Come vengono coinvolte le altre imprese comprese nell’area? E quali impegni concreti riguardano lo Stagnone?

Sono domande coerenti con il programma, non ostacoli al riconoscimento. Lo stesso Unesco pone il coinvolgimento delle comunità e dei soggetti interessati al centro della pianificazione e della gestione delle Riserve della Biosfera.

Il dossier può proseguire verso Parigi. Ma una candidatura costruita sul rapporto tra uomo e ambiente deve poter essere letta e compresa anche da chi quel territorio lo abita: con confini riconoscibili, responsabilità chiare e una tutela che non resti soltanto sulla mappa.