Questa sera il Consiglio comunale di Trapani torna in aula per affrontare nuovamente le quattro decadenze rimaste sul tavolo: quelle di Giovanni Parisi, Andrea Genco, Angela Grignano e Vincenzo Guaiana.
È la seduta già fissata dopo il rinvio del 21 settembre, quando il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo aveva deciso di fermare i lavori prima di arrivare alle urne, ritenendo necessario che i consiglieri potessero ricevere tutti i chiarimenti richiesti sulla procedura di voto e sullo scrutinio segreto.
A pesare era stata anche l'assenza sia del segretario generale Giovanni Panepinto sia della vicesegretaria Nunzia Gabriele.
Stasera, però, Panepinto non sarà in aula.
Il suo incarico a scavalco al Comune di Trapani è ormai arrivato alla fase conclusiva: il Comune ha infatti formalizzato anche per settembre la reggenza a scavalco del segretario, mentre dal 3 agosto Panepinto è segretario generale del Comune di Enna.
Il passaggio di consegne, dunque, è nei fatti.
Ma prima di lasciare Trapani, Panepinto ha lasciato nero su bianco il proprio parere sulle regole del Consiglio.
Una sorta di ultima parola tecnica prima di lasciare Palazzo Cavarretta.
La nota è stata protocollata il 23 settembre 2026, ed è indirizzata al presidente del Consiglio, ai consiglieri comunali, all'Ufficio supporto del Consiglio, al sindaco e alla vice segretaria Nunzia Gabriele.
E alla fine contiene anche un saluto che, letto oggi, assume un significato particolare:
«Non potendo partecipare alle prossime sedute consiliari, porgo a Lei e a tutti i Consiglieri Comunali tanti auguri di buon lavoro, per la Città di Trapani, tra le più belle d’Italia, che merita tanta attenzione da chi gestisce la Res Pubblica».
Una frase di congedo, ma anche un'indicazione politica nel senso più istituzionale del termine: attenzione a Trapani.
Il parere che arriva alla vigilia del voto
Panepinto parte da una questione apparentemente semplice: come si contano i voti in Consiglio comunale?
E mette in fila diversi articoli dello Statuto.
L'articolo 12 stabilisce che l'approvazione del regolamento comunale avvenga a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati.
L'articolo 16 disciplina invece l'elezione del presidente e del vicepresidente del Consiglio, prevedendo, dopo il primo scrutinio, la maggioranza assoluta dei componenti.
L'articolo 17 riguarda la mozione motivata di revoca del presidente del Consiglio e stabilisce una soglia ancora diversa: due terzi dei consiglieri assegnati.
Ma è l'articolo 29 quello che interessa direttamente la seduta sulle decadenze.
La norma, scrive Panepinto, stabilisce che la proposta di decadenza deve ottenere «il voto favorevole della maggioranza dei presenti».
Chi sono i "presenti"?
Il segretario generale specifica anche questo.
Sono presenti tutti coloro che partecipano alla seduta, indipendentemente dal carattere del voto espresso: favorevole, contrario, astenuto, così come nel voto segreto con scheda favorevole, contraria, bianca, nulla o con astensione dichiarata.
Ma c'è una frase che pesa particolarmente:
«La locuzione “in ogni caso” conferma ulteriormente che la proposta di decadenza è approvata solo (in ogni caso) con metà più uno dei partecipanti alla votazione».
È questo il punto che si porta dentro la seduta di oggi.
Perché nella notte del 16 settembre, quando si votò sulla decadenza di Marzia Patti, furono conteggiati 11 voti favorevoli e una scheda bianca e la proposta non raggiunse la soglia richiesta.
Da allora, però, è esplosa la questione degli astenuti: chi dichiara di astenersi prima dello scrutinio partecipa comunque alla votazione? È un presente ai fini del calcolo? La sua posizione modifica il numero necessario per approvare la decadenza?
Sono le domande che hanno alimentato prima l'istanza di Salvatore Fileccia e poi la diffida di Nicola Lamia.
Ora la risposta di Giovanni Panepinto c'è.
Non solo decadenze: il riferimento alle "sfiducie"
Ma nella nota c'è un altro passaggio che potrebbe tornare utile non soltanto oggi.
Panepinto richiama infatti anche l'articolo 56 dello Statuto comunale, dedicato alla mozione di sfiducia.
La norma stabilisce che il sindaco e la giunta cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata favorevolmente per appello nominale dal 60 per cento dei consiglieri assegnati.
È un riferimento importante perché separa nettamente le diverse maggioranze previste dallo Statuto: non esiste una sola regola numerica per tutte le votazioni consiliari. Decadenza, revoca del presidente e sfiducia hanno soglie differenti.
E proprio per questo il parere di Panepinto non è destinato necessariamente a rimanere confinato alla vicenda delle quattro decadenze.
La parte dello Statuto relativa alla sfiducia resta lì, pronta a essere utilizzata come riferimento anche nel caso di eventuali future votazioni su mozioni di sfiducia o di revoca della presidenza.
Non è un dettaglio irrilevante, soprattutto in un Consiglio comunale nel quale gli equilibri politici sono cambiati più volte nel corso della consiliatura.
Perché oggi l'aula restituisce anche un dato: con la presa di posizione di Peppe Guaiana, Santo Vassallo e Franco Briale - con un'aula spaccata a metà sulla politica e sui numeri - per una revoca delle presidenza mancherebbe un voto, per la sfiducia al sindaco 3.
Le consegne di Panepinto
La cosa più interessante della nota è forse proprio questa.
Panepinto non sarà in aula per rispondere direttamente alle domande dei consiglieri.
Non ci sarà quindi quel confronto in presa diretta che il presidente Mazzeo aveva ritenuto necessario quando aveva rinviato la seduta del 21 settembre.
Ma il segretario non lascia la vice segretaria Gabriele, non lascia il presidente del Consiglio e soprattutto non lascia il Consiglio comunale senza il chiarimento che era stato richiesto prima del voto.
Dentro il suo documento ci sono gli articoli dello Statuto, le maggioranze, la definizione dei presenti e la regola specifica sulla decadenza.
Sarà poi il Consiglio, nella seduta di oggi, a tradurre questa indicazione nella concreta procedura di voto. E qui si potrebbero aprire scenari: l'opposizione potrebbe fare mancare il numero legale e rinviare la seduta, nell'ottica di guadagnare tempo. Oppure Alberto Mazzeo potrebbe volere aspettare una comunicazione della Prefettura o rivolgersi nuovamente agli Enti Locali.
Oppure, potrebbero assumersi la responsabilità del voto, quale esso sia.
L'eredità di Panepinto
Panepinto però supera queste dinamiche tattiche e lascia una consegna politica.
Un congedo che arriva dentro una delle vicende istituzionali più tormentate degli ultimi mesi.
Panepinto lascia Trapani e il suo ultimo invito resta lì, in fondo a due pagine protocollate: «Abbiate tanta attenzione per Trapani».
È quasi come se, dopo due pagine passate a mettere ordine nelle regole, il segretario ricordasse ai destinatari del documento ciò che dovrebbe stare sopra le regole stesse: la città.
Alla fine del documento sposta,per un attimo, lo sguardo fuori da Palazzo Cavarretta.
Verso Trapani.
É quest'ultima riga quella destinata a rimanere più impressa.
Perché Panepinto se ne va lasciando ai consiglieri non soltanto un parere sul modo in cui dovranno votare.
Lascia anche un'ultima raccomandazione.
Ricordatevi per chi state seduti lì.