Trapani, ignobili striscioni contro Valerio Antonini. Lui annuncia denuncia e attacca il sindaco
La critica, anche feroce, è una cosa. L’insulto anonimo è un’altra. E quanto comparso nelle ultime ore a Trapani contro Valerio Antonini, proprietario del Trapani Calcio, non ha nulla a che vedere con il confronto sulle sue società, sulle vicende sportive o sui tanti contenziosi degli ultimi mesi.
Nella notte sono comparsi diversi striscioni con scritte offensive rivolte ad Antonini. Uno è stato sistemato sul muro della Curva dello stadio Provinciale, un altro su un cartellone stradale nella zona dell’ospedale.
Scritte ignobili. E soprattutto anonime.
Chi ha qualcosa da contestare ad Antonini – e di argomenti pubblici sui quali discutere in questi anni ce ne sono stati parecchi – può farlo mettendoci nome e cognome, assumendosi la responsabilità delle proprie parole. Appendere di notte uno striscione insultante non aggiunge nulla alla discussione pubblica e non aiuta neppure chi, legittimamente, contesta la gestione delle società granata.
Antonini ha reagito con un lungo post sui social. Definisce gli autori «vigliacchi» e sostiene che i tre striscioni sarebbero stati realizzati «dalla stessa mano». Una conclusione, naturalmente, che al momento appartiene alla sua interpretazione.
Il presidente annuncia inoltre che si recherà in Questura per presentare una denuncia per diffamazione aggravata e minacce, sostenendo che fotografie, post e condivisioni finiranno agli atti.
Poi, come spesso accade nei suoi interventi pubblici, Antonini allarga il campo. Se la prende con chi ha pubblicato le fotografie, con il sindaco Giacomo Tranchida, con le condizioni della città e con chi avrebbe dovuto vigilare durante la notte.
«In questa città si può girare tutta la notte con striscioni, scotch e bombolette, appendere insulti dall’ospedale allo stadio, e nessuno vede niente», scrive Antonini.
E ancora chiede dove fossero le pattuglie e cosa abbiano ripreso le telecamere. Da qui parte un nuovo durissimo attacco all’amministrazione comunale, accusata di lasciare Trapani nel degrado e di essere invece molto solerte, secondo Antonini, quando si tratta di contrastare le sue iniziative.
Nel post c’è anche un passaggio dedicato alla famiglia. Antonini racconta di avere rassicurato moglie e figlio e torna poi ad attaccare quella che definisce la «disinformazione made in Trapani».
È il solito Antonini: anche quando subisce un gesto che merita una condanna senza esitazioni, riesce rapidamente a trasformare la vicenda in un nuovo capitolo della sua guerra con mezza città.
Ma questa volta una cosa va tenuta distinta dall’altra.
Gli striscioni sono indifendibili. Le critiche alla gestione del Trapani Calcio, alla vicenda dello stadio, ai debiti, ai ricorsi, alle decisioni sportive e giudiziarie appartengono alla cronaca e possono essere discusse, documentate e contestate. Gli insulti personali lasciati di notte sui muri appartengono invece a un altro terreno.
E non servono a nessuno. Meno che mai a Trapani.
Anche l’Fc Trapani 1905 è intervenuto con una nota ufficiale, condannando «fermamente» l’affissione degli striscioni e parlando di un «clima d’odio» nei confronti del presidente. La società richiama anche l’aggressione subita da Antonini due mesi fa e le denunce già presentate, chiedendosi come sia possibile che, «in una città di poco più di cinquantamila abitanti, dove si sa tutto di tutti», non si riesca a individuare e perseguire i responsabili. Il club dice di continuare a confidare nella giustizia, ma chiude con toni molto preoccupati: auspica che gli autori vengano identificati «prima che possa accadere qualcosa di irreparabile», aggiungendo che, in quel caso, «molti, a tutti i livelli, dovranno assumersi le responsabilità».
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