Il centrosinistra siciliano si è riunito per accelerare sul programma delle prossime Regionali. A occupare la discussione, però, è stato soprattutto un nome: Cateno De Luca. L’apertura di Davide Faraone, che per Italia Viva sostiene l’ipotesi di coinvolgere il leader di Sud chiama Nord, ha reso evidente una divisione che la nota conclusiva della coalizione è riuscita soltanto a contenere.
L’allargamento che divide
Per Faraone, il campo largo deve raccogliere tutte le forze disponibili a opporsi al governo Schifani. È un ragionamento elettorale comprensibile: allargare la coalizione può significare cercare nuovi voti. Ma Italia Viva propone di farlo attorno a una figura sulla quale gli alleati hanno posizioni inconciliabili.
Alleanza Verdi e Sinistra ha definito l’ipotesi De Luca «francamente sconcertante»; anche Controcorrente si oppone al suo ingresso. Presentare questa scelta come una semplice aggiunta alla coalizione significa sottovalutare il conflitto politico che ha già prodotto.
Una nota comune, senza una decisione comune
Al termine del vertice, i partiti hanno confermato la volontà di proseguire insieme e di arrivare entro ottobre a una sintesi del programma. Nel documento compare anche una frase che suona come un avvertimento a De Luca: nella coalizione non ci sarà spazio per chi non distingue tra destra e sinistra.
Il suo nome, tuttavia, non viene indicato e la possibilità di un accordo non è esclusa in modo esplicito. La formula permette a tutti di firmare, ma rinvia la decisione che ha acceso lo scontro.
Le assenze alla festa di Italia Viva
Le distanze sono emerse anche fuori dalla riunione. All’iniziativa organizzata da Italia Viva ai Cantieri culturali della Zisa non hanno partecipato esponenti di Avs e Controcorrente, pur invitati.
Faraone ha criticato le assenze; Pierpaolo Montalto di Avs ha spiegato che non avrebbe avuto senso proseguire sul palco di Italia Viva il confronto già avvenuto al tavolo della coalizione. Non è una rottura formale, ma è un segnale pubblico della difficoltà a trovare una linea condivisa.
Il prezzo politico della scelta
Il punto critico per Italia Viva è questo: chiedere agli alleati di fare spazio a De Luca prima di aver concordato programma, confini della coalizione e metodo per scegliere il candidato alla presidenza.
Faraone può sostenere che senza nuovi interlocutori il centrosinistra rischi di perdere. Deve però spiegare come pensa di costruire una proposta comune con partiti che giudicano quella stessa apertura incompatibile con il progetto progressista.
Per ora, la spinta dei renziani verso De Luca ha allargato la discussione, ma ha ristretto lo spazio dell’intesa.
Il campo largo ha fissato a ottobre il traguardo per il programma. Sarà allora che dovrà chiarire anche a chi si rivolge e con chi intende governare: senza una risposta, la candidatura alla presidenza rischia di diventare il terreno del prossimo scontro.
A chi parlano?
I riformisti hanno una grande difficoltà: capire a chi parlare e quale spazio occupare. È un problema tutto siciliano, che arriva dopo le sconfitte delle Regionali del 2017 e del 2022. Cinque anni fa Italia Viva sostenne Gaetano Armao, mentre nel 2017 l’area che oggi fa riferimento ai renziani era ancora dentro il PD e sostenne Fabrizio Micari.
Oggi Italia Viva non ha ancora indicato un proprio nome per la presidenza e Faraone guarda apertamente a Cateno De Luca, una candidatura sulla quale, però, una parte del centrosinistra ha già espresso una netta contrarietà.
Faraone è arrivato a dire di preferirlo a Ismaele La Vardera, che alla presidenza della Regione punta apertamente. È una scelta che dice molto delle difficoltà della coalizione: mentre cerca un candidato capace di allargare il consenso, finisce per dividersi proprio sul nome attorno al quale vorrebbe costruire l’allargamento.
De Luca: la politica dei veti appartiene agli «sfascisti»
Cateno De Luca, dopo l’incontro romano e da Fiuggi, risponde alle resistenze del campo largo attaccando chi, a suo giudizio, rivendica un’appartenenza politica senza poter mostrare risultati amministrativi.
Prima di candidarsi a governare la Sicilia, sostiene, bisognerebbe dimostrare di saper amministrare anche realtà più piccole. Il leader di Sud chiama Nord dice di lavorare a un «Governo di Liberazione» autonomista, civico e progressista, aperto a persone provenienti sia dal centrodestra sia dal centrosinistra.
Una proposta che supera i confini tradizionali delle coalizioni e rende ancora più difficile il confronto con quella parte del campo largo che chiede una netta distinzione dalla destra.