«Il sindaco Salvatore Quinci oggi annuncia misure restrittive nei confronti degli enti e delle imprese che intervengono sul suolo pubblico senza restituire alla città strade adeguatamente ripristinate. È un provvedimento che arriva dopo che per troppo tempo le arterie cittadine sono rimaste segnate da rattoppi, scavi e ripristini che, a giudicare dalle condizioni di numerose strade, non hanno restituito ai cittadini una viabilità decorosa e sicura».
A intervenire sulla nuova ordinanza annunciata dal Comune di Mazara del Vallo è Vito Di Giovanni, segretario del movimento Futuristi. Il provvedimento prevede la sospensione delle autorizzazioni per nuove manomissioni del suolo pubblico fino alla sistemazione definitiva delle strade interessate dai precedenti interventi.
La misura è stata annunciata dal Comune nei giorni scorsi. Qui l'articolo di Tp24 sullo stop ai nuovi scavi e sulla sospensione delle autorizzazioni ai gestori.
Secondo Di Giovanni, però, la misura apre soprattutto un interrogativo sui controlli effettuati in passato. «La domanda che poniamo è semplice: dove sono stati i controlli fino a oggi? Se il Comune è costretto ad adottare adesso misure così drastiche perché le strade non sono state ripristinate correttamente, bisogna spiegare ai cittadini come sia stato possibile che determinati lavori siano stati eseguiti e successivamente considerati conclusi senza che il risultato fosse quello richiesto».
«Non basta impedire nuovi scavi»
Per il segretario dei Futuristi, l'ordinanza non può rappresentare il punto di arrivo della vicenda. «Non può bastare un'ordinanza per cancellare ciò che è accaduto prima. Il problema non è soltanto impedire nuovi scavi: è pretendere immediatamente il ripristino a regola d'arte delle strade già danneggiate».
Di Giovanni chiede inoltre che vengano verificate le responsabilità relative agli interventi già eseguiti. «Non si può dare l'impressione che chi ha provocato un danno possa continuare ad operare come se nulla fosse, semplicemente assumendo l'impegno di sistemare successivamente ciò che non è stato sistemato prima. La pubblica amministrazione deve essere in grado di verificare i lavori, contestare le irregolarità, pretendere il ripristino e, quando necessario, applicare tutte le conseguenze previste dalle norme e dai contratti».
«Chi aveva il compito di vigilare?»
La questione centrale, secondo Di Giovanni, riguarda quindi i controlli svolti durante e dopo i lavori. «È necessario individuare con precisione quali uffici, responsabili, direttori dei lavori, tecnici o soggetti incaricati dei controlli abbiano seguito gli interventi sulle strade cittadine».
Il segretario dei Futuristi precisa di non voler attribuire responsabilità personali senza accertamenti. «Non stiamo accusando qualcuno di responsabilità che dovranno eventualmente essere accertate nelle sedi competenti. Stiamo chiedendo una cosa elementare: trasparenza sui controlli effettuati e sulle responsabilità amministrative».
«Non può essere il cittadino a ricordare al Comune che una strada è stata manomessa»
Di Giovanni richiama quindi il ruolo dell'amministrazione nel verificare la corretta esecuzione dei lavori. «Se un'impresa realizza un intervento e lascia una strada in condizioni inadeguate, il Comune deve avere gli strumenti per intervenire immediatamente. Non può essere il cittadino, con le proprie segnalazioni e le proprie proteste, a dover ricordare all'amministrazione che una strada è stata manomessa e non è stata restituita in condizioni di sicurezza».
«Le strade non hanno bisogno di annunci, ma di ripristini»
Infine, il segretario dei Futuristi contesta quello che definisce «il carattere propagandistico» della misura, ritenendola una risposta tardiva a un problema che, a suo giudizio, avrebbe dovuto essere affrontato attraverso controlli costanti.
«Le strade non hanno bisogno di annunci, ma di ripristini. I cittadini non hanno bisogno di spiegazioni, ma di controlli efficaci. Il sindaco faccia immediatamente un censimento di tutti i cantieri che hanno interessato il manto stradale, renda pubblici gli interventi ancora da ripristinare e indichi chi era incaricato di verificarne la corretta esecuzione».
«Questa – conclude Di Giovanni – sarebbe una vera assunzione di responsabilità. Perché governare una città significa anche vigilare sul modo in cui vengono eseguiti i lavori sul suo patrimonio pubblico. Prima di chiedere alle imprese di fare bene domani ciò che non è stato fatto bene ieri, sarebbe doveroso spiegare ai cittadini perché ieri nessuno ha impedito che venisse fatto male».