Alcamo, la Funtanazza non andrà ai privati. Revocato l'affidamento, esultano le associazioni
La Funtanazza non sarà affidata ai privati. Il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha revocato la procedura per la concessione in locazione dell'immobile che si trova all'ingresso della Riserva naturale orientata Bosco d'Alcamo, sul Monte Bonifato. Una decisione che chiude, almeno per il momento, la prospettiva di trasformare la struttura in un bar-ristorante e apre una nuova fase per il suo recupero.
A comunicare la revoca è il presidente del Libero Consorzio, Salvatore Quinci, che annuncia un cambio di indirizzo nella gestione della struttura. Soddisfatte le associazioni ambientaliste riunite nella Rete Funtanazza Bene Comune, che parlano di una vittoria della mobilitazione collettiva. Del caso ne abbiamo parlato su Tp24.
Quinci: «La Funtanazza deve essere valorizzata per la collettività»
La revoca riguarda la procedura negoziata senza bando avviata per affidare l'immobile in locazione a un soggetto privato.
«Il rilancio e la valorizzazione delle Riserve è una priorità di governo che, in questo caso, ha portato a rivedere integralmente le scelte che erano state fatte in passato», spiega Quinci.
Il presidente riferisce che la decisione è arrivata dopo sopralluoghi, verifiche tecniche e amministrative e un confronto con le associazioni ambientaliste.
«La fruizione collettiva è l'elemento unificante di questo progetto», sottolinea Quinci, spiegando che l'obiettivo è destinare la struttura a finalità ambientali, naturalistiche e sociali.
La possibilità di interrompere la procedura era prevista dallo stesso disciplinare di gara. Il Libero Consorzio ha quindi deciso di esercitare questa facoltà, sulla base di una nuova valutazione dell'interesse pubblico.
Adesso, secondo Quinci, sarà necessario costruire un percorso insieme al Comune di Alcamo, al Consiglio provinciale e alle associazioni che si occupano della Riserva. Il presidente richiama anche l'impegno della consigliera provinciale Laura Barone.
La mobilitazione contro il bar-ristorante
La decisione arriva dopo mesi di mobilitazione da parte di cittadini, associazioni e volontari contrari all'affidamento della Funtanazza per attività commerciali.
La Rete Funtanazza Bene Comune ricorda le iniziative organizzate per fermare la procedura: una petizione sottoscritta da circa mille persone e una diffida firmata da diverse associazioni.
«È un risultato importante, frutto della mobilitazione dal basso e della determinazione di una comunità che non ha mai smesso di difendere la Funtanazza come bene comune», dichiarano gli attivisti.
La vicenda della struttura è da tempo al centro del dibattito ad Alcamo. Per anni la Funtanazza è stata utilizzata da gruppi di volontari per attività di prevenzione degli incendi, tutela del Monte Bonifato, educazione ambientale e iniziative culturali.
Il 9 ottobre 2024 era avvenuto lo sgombero dell'immobile, utilizzato fino ad allora anche dagli attivisti di Muschio Ribelle. Da quel momento le associazioni hanno continuato a chiedere che la struttura tornasse a essere uno spazio aperto alla comunità.
La proposta: un Centro di Protezione ed Educazione Ambientale
La revoca dell'affidamento ai privati, però, non significa che sia già stato deciso il futuro della Funtanazza.
Le associazioni chiedono adesso di trasformare la struttura in un Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale, un luogo dedicato alla cura del bosco, alla prevenzione degli incendi, alla formazione, alla ricerca e alle attività culturali.
La Rete propone l'apertura di un tavolo di co-progettazione tra Libero Consorzio, Comune di Alcamo e realtà associative per sviluppare il progetto Monte Bonifato Bene Comune.
«La mobilitazione che ha portato a questo risultato non si conclude oggi: entra in una nuova fase, quella della costruzione e della realizzazione di un'alternativa concreta alla privatizzazione», spiegano gli attivisti.
Cosa succede adesso
Il primo risultato è dunque la revoca della procedura che avrebbe potuto portare la Funtanazza in gestione a un privato. Non è stato ancora definito, invece, un nuovo modello di gestione dell'immobile, né sono stati annunciati tempi precisi per il recupero della struttura.
Su un punto, almeno nelle dichiarazioni, le posizioni del Libero Consorzio e delle associazioni sembrano incontrarsi: la Funtanazza deve tornare a essere un luogo al servizio del territorio.
Adesso bisognerà capire come questa intenzione si tradurrà in un progetto, con quali risorse e attraverso quali forme di collaborazione tra istituzioni e cittadini.
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