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10/08/2026 06:00:00

Cronaca di una sete: la crisi idrica di Trapani

Per mesi i rubinetti dei trapanesi sono rimasti a secco. Poi l'acqua che torna, ma con cattivi odori e batteri. 

Le ordinanze, le condotte isolate, le autobotti, i cantieri che avrebbero danneggiato le tubazioni, gli allacci abusivi, le nuove analisi fuori norma e una città che continua ad aspettare risposte. È la lunga emergenza idrica di Trapani.

 

Perchè a Trapani l'acqua è diventata una storia fatta di attese. Attesa del turno di erogazione, attesa dell'autobotte, attesa dei risultati delle analisi, attesa che venga individuata la causa della contaminazione. 

E, soprattutto, attesa che dal rubinetto possa finalmente uscire acqua senza dover prima chiedersi se sia possibile usarla per fini domestici o si rischi una gastroenterite, come quelle che hanno portato al ricovero di un bambino. 

La crisi non è cominciata con l'acqua contaminata. Quella è stata, semmai, l'ultima e più delicata evoluzione di un problema che la città si trascina da tempo.

Per mesi, migliaia di famiglie hanno fatto i conti con turnazioni irregolari e quartieri rimasti senz'acqua anche per giorni, soprattutto nel centro storico, dove molte abitazioni e attività dipendono da cisterne e serbatoi. 

 

L'acqua che non arrivava

Il sistema idrico trapanese aveva già mostrato tutte le sue fragilità durante la crisi del 2024-2025. Pozzi, condotte, serbatoi e approvvigionamento dal sovrambito sono finiti sotto pressione, mentre le autobotti sono diventate una presenza sempre più frequente nelle strade.

Nell'estate del 2025 la situazione era arrivata a colpire anche il settore turistico. Nel centro storico c'erano strutture ricettive costrette a organizzarsi con serbatoi aggiuntivi e rifornimenti privati, mentre il servizio comunale con le autobotti non riusciva a soddisfare tutte le richieste, nonostante l' accordo quadro da oltre 164 mila euro raggiunto dal Comune per il rifornimento tramite autobotti.

Nel frattempo erano arrivate altre difficoltà: guasti, sabotaggi agli impianti, furti di cavi, pompe ferme e persino quattro autobotti incendiate. 

Il sindaco Giacomo Tranchida aveva spiegato che alcuni bandi per il servizio erano andati deserti proprio dopo gli incendi. 

Il Consiglio comunale aveva quindi istituito una Commissione d'inchiesta per ricostruire la vicenda e capire come fosse stato possibile arrivare a una situazione simile.

 

A marzo l'acqua non si può usare

Tra gennaio e marzo 2026 arrivano le prime segnalazioni di un problema diverso: l'acqua c'è, ma è torbida, ha cattivo odore e le analisi evidenziano valori non conformi.

Il 12 marzo il sindaco firma un'ordinanza urgente che vieta l'utilizzo dell'acqua per fini potabili in diverse strade del centro. Il provvedimento arriva dopo le segnalazioni dei cittadini e i campionamenti effettuati con il Dipartimento di prevenzione dell'Asp. 

Via Nicolò Fabrizi, via Luigi Bassi, via Dei Mille, via Nausicaa, via Dalmazia, via Beltrami, via San Calvino e parte di via Archi finiscono dentro la cosiddetta "zona rossa".

Il Comune chiude alcune prese, avvia nuovi campionamenti e attiva il servizio sostitutivo. La crisi non riguarda più soltanto la quantità d'acqua, ma ciò che passa dentro le condotte.

 

Le autobotti e il problema degli autisti

Il 13 marzo, durante un incontro tra Comune e Comitato cittadino "L'acqua è un diritto di tutti", emergono le difficoltà del servizio: una sola autobotte comunale disponibile, una seconda in arrivo e carenza di autisti. Per le emergenze viene indicata anche Palma Autospurghi. Intanto il Comune rafforza i pozzi di Bresciana e Inici. Resta sullo sfondo il dissalatore, che però non rappresenta una soluzione immediata per Trapani.

 

Il miglioramento a maggio

Dopo quasi due mesi di emergenza, a maggio l'amministrazione comunica un miglioramento.

Il 13 maggio vengono riattivate altre 27 prese idriche, dopo le 15 già riaperte nei giorni precedenti. L'ordinanza di non utilizzare l'acqua per uso domestico resta comunque in vigore nelle zone più critiche. 

Sembra l'uscita dall'emergenza. Invece emerge un altro problema: la rete sotterranea e la difficoltà di sapere esattamente dove passano le condotte.

 

La rete che non si conosce e i tubi danneggiati

Gli uffici comunali spiegano che almeno due rotture della rete sarebbero riconducibili a lavori eseguiti con la sega a nastro nel sottosuolo da ditte impegnate nei cantieri cittadini. In uno dei casi il Comune ritiene molto probabile un collegamento con i lavori per la fibra ottica: le modalità di scavo possono finire per danneggiare ciò che si trova sotto la pavimentazione. 

Ma quello che colpisce e spaventa di più è che la rete sotterranea della città non sarebbe conosciuta completamente.

La mappa delle condotte viene ricostruita anche mentre si interviene. Tubazioni idriche e fognarie vengono individuate man mano che si scava.

Il Comune avvia anche verifiche sugli allacci abusivi alla rete fognaria. Dopo il caso di dodici palazzine nella zona di via Capua, vengono individuate altre situazioni sospette, con tombini rimasti sotto l'asfalto e utenze da controllare. 

 

Giugno e Luglio, torna l'allarme 

A giugno un'analisi privata in via Riccardo Passeneto rileva valori fuori norma, tra cui 120 UFC di Escherichia coli e 65 Enterococchi ogni 100 millilitri. Il campione non certifica lo stato dell'intera rete, ma riaccende l'allarme. Il Comitato raccoglie le segnalazioni in un bollettino di guerra quotidiano che arriva anche alla Procura

A luglio, un nuovo campionamento privato in via Nicolò Fabrizi rileva 800 Escherichia coli e 135 Enterococchi. Il Comune dispone verifiche, chiude il contatore e avvia il monitoraggio sanitario.

Il problema, a questo punto, è capire perché gli stessi indicatori di contaminazione tornino a distanza di poche settimane.

 

Il "punto zero" che ancora non si trova

Il 24 luglio arriva una nuova ordinanza.

Otto strade vengono nuovamente interessate dal divieto di utilizzo dell'acqua per uso domestico. Le condotte vengono isolate progressivamente, si fanno nuovi campionamenti e il Comune cerca di restringere il perimetro della contaminazione: c'è una emergenza amministrativa riconosciuta dallo stesso sindaco di Trapani.

Ma c'è un dato che pesa più degli altri: l'origine dell'inquinamento non è stata ancora individuata.

Il Comune cerca il cosiddetto "punto zero", il tratto della rete dal quale potrebbe essere partita la contaminazione.

Una nuova ordinanza sindacale,  per proteggere la rete e la salute pubblica, intanto vieta gli scavi in microtrincea che potrebbero aver provocato anche la contaminazione dell'acqua. 

Solo che nel frattempo, fuori dagli uffici, ci sono famiglie che devono lavarsi, cucinare, bere.

E l'acqua non è un algoritmo da risolvere. 

 

La Commissione, le polemiche e le risposte

Nel frattempo resta aperto anche il capitolo politico.

La Commissione consiliare d'inchiesta istituita nell'agosto 2025, si insedia il 27 novembre sotto la presidenza del consigliere Maurizio Miceli ed ha una caratteristica: i componenti non percepiranno gettoni, né rimborsi nè indennità sostitutive. Si riunisce cinque volte in tutto, compreso il sopralluogo del 15 giugno presso gli impianti di San Giovannello e contrada Martogna. 

La richiesta degli esiti da parte del Comitato "acqua" riporta l'attenzione su un dato: a oggi non risulta ancora presentata una relazione conclusiva pubblica.

 

Mesi dopo, il problema è ancora lì

La fotografia di questi mesi è dunque questa: una città che prima ha avuto poca acqua, poi acqua distribuita in maniera irregolare, quindi acqua contaminata.

E se ci sono allacci abusivi, tubazioni danneggiate, condotte sconosciute o lavori eseguiti senza una conoscenza completa dei sottoservizi, allora la domanda diventa inevitabile: quanto è fragile il sistema dentro il quale passa l'acqua che arriva nelle case?

Ma la vicenda racconta anche qualcosa di più profondo.

Racconta di una fiducia che è più difficile da riparare di un rubinetto: se un cittadino apre il rubinetto e vede uscire acqua marrone, riceve un'ordinanza che gli dice di non usarla, poi assiste alla riapertura della rete e qualche settimana dopo legge di una nuova analisi fuori norma, la domanda diventa inevitabile.

Di chi deve fidarsi?

 

 

Valentina Colli

 



Cittadinanza | 2026-08-10 06:00:00
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Cronaca di una sete: la crisi idrica di Trapani

Per mesi i rubinetti dei trapanesi sono rimasti a secco. Poi l'acqua che torna, ma con cattivi odori e batteri. Le ordinanze, le condotte isolate, le autobotti, i cantieri che avrebbero danneggiato le tubazioni, gli allacci abusivi, le...