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23/09/2026 17:26:00

Docente siciliana condannata a restituire 270mila euro: gestiva un'impresa

Oltre 270 mila euro da risarcire allo Stato per avere mantenuto, mentre lavorava nella scuola pubblica, la titolarità di un'attività imprenditoriale ritenuta incompatibile con il pubblico impiego. È quanto ha stabilito la Corte dei conti della Lombardia nei confronti di una docente siciliana in servizio all'istituto comprensivo di Calolziocorte, in provincia di Lecco.

 

La sentenza, depositata il 18 settembre, conclude il procedimento avviato dalla Procura regionale della Corte dei conti. Il caso era emerso nel gennaio 2024, quando alla scuola era arrivata una segnalazione sulla possibile incompatibilità tra il lavoro della docente e la titolarità di una ditta individuale con sede in provincia di Agrigento.

 

Dall'agricoltura all'ospitalità e alla ristorazione

Secondo quanto ricostruito nel procedimento, l'impresa, inizialmente agricola, nel corso degli anni aveva ampliato le proprie attività ai settori dell'ospitalità, dell'affittacamere, della ristorazione e della banchettistica.

Tra gli elementi presi in considerazione dai giudici ci sono un complesso di quasi 14 ettari e un numero di dipendenti che nel 2021 sarebbe arrivato a 15.

La donna era stata assunta nella scuola pubblica nel 2016. Per la gestione dell'impresa aveva conferito una procura generale, circostanza utilizzata dalla difesa per sostenere che la docente non si occupasse direttamente dell'attività aziendale.

Per la Corte dei conti, però, la delega della gestione non aveva fatto venir meno la sua qualità di titolare dell'impresa e, di conseguenza, la situazione di incompatibilità con il pubblico impiego.

 

Il risarcimento da 270 mila euro

I giudici hanno respinto anche l'eccezione di prescrizione, ritenendo che l'amministrazione abbia acquisito piena conoscenza della situazione soltanto con la segnalazione arrivata nel 2024.

La Corte ha escluso il dolo ma riconosciuto la colpa grave. Il danno erariale è stato determinato sulla base delle somme effettivamente percepite dalla docente e successivamente ridotto del 20%, considerando anche l'errata convinzione della donna che la procura generale fosse sufficiente a superare l'incompatibilità.

La somma che dovrà risarcire è stata così fissata in 270.235 euro, ai quali si aggiungono rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.