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12/02/2026 06:00:00

Il centrodestra a Marsala, il tavolo rovesciato e la politica dei sabotaggi

A Marsala è successo questo. E va spiegato bene, senza infingimenti e senza capri espiatori di comodo.

 

La candidatura di Nicola Fici era nata come alternativa a Massimo Grillo. Non come candidatura di bandiera, ma come tentativo di sintesi. Un punto d’incontro tra consiglieri comunali e pezzi di centrodestra che avevano bisogno di una figura capace di tenere insieme ciò che da anni si divide per abitudine.

 

Un progetto non semplice, certo. Con divergenze, stop, ripensamenti. Ma fin qui dentro il perimetro fisiologico della politica.

 

Il punto è un altro.

 

Fici non si è semplicemente “ritirato”. Fici è stato sabotato.

 

Da settimane c’era chi lavorava per rovesciare il tavolo. Scomporre per ricomporre altrove. Smontare un’ipotesi per farne nascere un’altra, magari più funzionale a equilibri superiori o a convenienze personali. E non si può dire che non fosse stato raccontato. Alcune mosse erano state anticipate, segnalate, perfino descritte nei dettagli.

 

Ma quando la stampa prova a spiegare quello che accade dietro le quinte, diventa fastidiosa. Quando svela gli altarini, è accusata di destabilizzare. Quando racconta le tensioni, viene indicata come la causa delle tensioni stesse. Un vecchio trucco: colpire il termometro per non parlare della febbre.

 

Gli ultimi giorni sono stati frenetici, brutti, logoranti. Telefonate, riunioni, veti, pressioni. E alla fine la decisione.

 

Fici ha capito che quel tavolo non era più un luogo di confronto ma un campo minato. Che chi aveva avuto il permesso di entrarci stava lavorando per farlo saltare. E allora ha fatto l’unica cosa politicamente dignitosa che poteva fare: ha sbattuto la porta.

 

Non per capriccio. Ma per dire ai partiti — e ai giocatori di terza fila che muovono le pedine senza metterci la faccia — che non si usa il nome di una persona come pedina tattica. Non si tiene qualcuno in sospensione mentre si trattano altri assetti. Non si logora una candidatura aspettando l’ultimo minuto utile per sostituirla.

 

È stata una scelta tardiva? Sì. Probabilmente sì. Se Fici fosse uscito ufficialmente candidato sindaco prima di Natale, oggi si racconterebbe un’altra storia. La politica è anche questione di tempo, e il tempo in questa vicenda è stato usato contro di lui.

 

Ora resta una coalizione, quello di centrodestra, che dovrà spiegare ai propri elettori perché l’ennesimo progetto si è sfilacciato prima ancora di partire. Resta una città che osserva l’ennesima partita giocata più nelle retrovie che in campo aperto. Resta un centrodestra che continua a consumarsi in logiche interne mentre la campagna elettorale è già iniziata.

 

E resta una lezione semplice: chi pensa di poter manovrare tutto, alla fine finisce per rompere tutto.

 

Marsala non aveva bisogno di un altro tavolo rovesciato. Aveva bisogno di chiarezza. E la chiarezza, come sempre, arriva quando qualcuno decide di dire basta.