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19/02/2026 10:39:00

Mafia a Marsala. La Cassazione conferma quasi tutte le condanne del processo Hesperia

La Corte di Cassazione ha posto il suo sigillo al processo abbreviato scaturito dall’operazione antimafia “Hesperia”. 

 

Annullando con “rinvio” ad altra sezione di corte d’appello la sentenza di secondo grado soltanto per due imputati, e limitatamente ad uno dei capi d’imputazione (per turbativa d’asta per il presunto boss mafioso marsalese Francesco Giuseppe Raia, difeso dagli avvocati Luigi Pipitone e Alessandro Casano, e per rideterminazione pena per un altro reato al mazarese Vincenzo Romano, difeso da Walter Marino), i giudice della Suprema Corte hanno confermato, nel resto, la sentenza con cui, nell’aprile 2025, la terza sezione della corte d’appello di Palermo (presidente Sergio Gulotta), assolvendo soltanto uno degli imputati condannati in primo grado (il mazarese Paolo Bonanno, difeso dagli avvocati Luigi Pipitone e Teresa Certa) e rideterminando le pene ad altri tre, la terza sezione penale della Corte d’appello di Palermo (presidente Sergio Gulotta) ha pressoché confermato nel resto la sentenza emessa, il 14 dicembre 2023, dal gup Ermelinda Marfia nel processo abbreviato a 27 persone coinvolte nell’operazione antimafia dei carabinieri, che il 6 settembre 2022, scompaginò le famiglie mafiose di Marsala, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara.

 

 Coinvolti 35 presunti mafiosi e fiancheggiatori di Cosa Nostra (otto sono stati processati con rito ordinario davanti il Tribunale di Marsala), riportando in cella fedelissimi del boss Matteo Messina Denaro, come il 70enne capomafia campobellese Francesco Luppino. Nell’abbreviato, il gup Marfia aveva inflitto a 27 imputati condanne per quasi 230 anni di carcere, e circa 140 mila euro di multe. Le pene più severe (20 anni di carcere) furono per Luppino e per il marsalese Francesco Giuseppe Raia, di 58 anni. Per quest’ultimo, i giudici di secondo grado rideterminarono la pena complessiva in 28 anni e 6 mesi di carcere in continuazione con un’altra condanna definitiva dal 2014. 

 

La Corte d’appello, inoltre, ridusse la pena a 3 anni e 4 mesi a Rosario Stallone, di Campobello di Mazara, e a 3 anni e 8 mesi a Jonathan Lucchese, di Palermo. Confermate tutte le altre condanne emesse dal gup Marfia, che oltre ai 20 anni inflitti a Luppino e Raia, aveva sentenziato 18 anni per Antonino Cuttone e Vincenzo Spezia, 16 anni per Piero Di Natale, 12 anni per Antonino Ernesto Raia (fratello di Francesco Giuseppe), 11 anni e 4 mesi per Marco Buffa, 9 anni per Vito Gaiazzo, 8 anni e 8 mesi per Antonino Pace e Tiziana Rallo, 6 anni e 8 mesi per Carmelo Salerno (per lui anche 30 mila euro di multa), 6 anni e 4 mesi per Vincenzo Pisciotta, 6 anni per Leonardo Casano, Vincenzo Romano e Michele Vitale, 5 anni e 8 mesi per Giuseppe Salerno, 5 anni e 4 mesi per Antonino Nastasi e Giuseppe Speciale, 5 anni per Giuseppa Prinzivalli e Francesco Pulizzi, 4 anni e 4 mesi per Francesco Stallone, Paolo Bonanno, Girolamo Li Causi, Jonathan Lucchese, Marco Manzo e Vito Vincenzo Rallo, 4 anni e 2 mesi per Rosario Stallone. Buffa e Di Natale erano stati assolti per alcuni capi di imputazione. Tra gli altri difensori, gli avvocati Giovanni Marchese, Luisa Calamia, Giampaolo Agate, Tommaso Picciotto, Paolo Paladino, Francesca Lombardo, Antonio Salmeri, Giuseppe Oddo, Vito Galluffo, Walter Marino, Calogera Falco e Giuseppe Pantaleo. L’indagine “Hesperia” sfociò nell’arresto di 33 persone: 21 in carcere e 12 ai domiciliari. Tra loro, molti nomi noti della criminalità organizzata di Marsala, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara e Castelvetrano, ma anche diversi volti nuovi. Tra i primi, quello di Francesco Luppino, che era uscito dal carcere circa tre anni prima dopo aver scontato una lunga condanna per mafia. Secondo l’accusa, si era rimesso all’opera per ricostituire la rete di relazioni di Cosa nostra tra Campobello di Mazara, Mazara, Castelvetrano e Marsala. Le accuse a vario titolo contestate agli indagati sono associazione di tipo mafioso, estorsione, turbata libertà degli incanti (nelle aste al Tribunale di Marsala), reati in materia di stupefacenti, porto abusivo di armi, gioco d’azzardo e altro, tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.