×
 
 
01/01/2026 06:00:00

Marsala che sprofonda e aspetta: il 2026 non ha bisogno di slogan e strategie vuote

La foto del cedimento di via Sibilla, a Marsala, è la metafora con cui si chiude e si apre questo nuovo anno. Il 2026 non ha più bisogno di slogan, né di strategie vuote che tengono i cittadini in una confusione ormai persino patetica. Prima ancora delle promesse, alla città servono interventi strutturali, urgenti; poi, eventualmente, le cosiddette “grandi opere”.

 

La foto parla da sola. Non è un semplice tombino saltato, non è un rattoppo da sistemare in fretta: è una porzione di strada franata, un vuoto che si apre sotto l’asfalto e che racconta meglio di qualsiasi comunicato lo stato di salute delle infrastrutture cittadine.

 

Si tratta di problemi mai risolti, come quello dell’acqua che non arriva nelle case dei cittadini e delle attività commerciali, proprio nel periodo festivo. Non si può continuare con interventi tampone che nel tempo hanno solo rinviato il problema. Il risultato è quello che vediamo: una strada che cede, lavori d’urgenza, disagi per i cittadini e costi che aumentano perché si interviene sempre dopo, mai prima. Negli ultimi cinque anni non c’è stata una programmazione seria.
 

Prima dei grandi progetti, delle opere simboliche e dei tagli di nastro, c’è una città fatta di strade, marciapiedi, sicurezza quotidiana. È lì che si misura la qualità di un’amministrazione e la sua capacità di prendersi cura del territorio.

Ogni crollo, ogni cedimento, ogni emergenza improvvisa è il segnale di una manutenzione mancata. Continuare a intervenire solo quando il danno è evidente significa condannare Marsala a rincorrere le emergenze.

La realtà che irrompe

È stato l’ultimo giorno dell’anno a ricordare, in un colpo solo, che non esistono narrazioni rassicuranti né annunci a effetto, ma soltanto la fotografia plastica di una città che paga anni di manutenzione rinviata. Il tema non è tecnico, è profondamente politico. E lo diventa ancora di più guardando alle elezioni amministrative del 2026.

 

I candidati iniziano a esserci, i nomi circolano, le manovre e le alleanze pure. Ma ciò che manca, in modo clamoroso, sono i programmi. Manca una risposta semplice e decisiva: da dove si comincia? Dalle grandi opere o dalle strade che non devono sprofondare? Dai rendering o dalla sicurezza quotidiana dei cittadini?

Amministrare non significa solo immaginare il futuro, ma mettere in sicurezza il presente. E il presente racconta di marciapiedi dissestati, strade che cedono, reti idriche e fognarie che mostrano tutti i loro anni.

 

La campagna elettorale rischia di riempirsi di slogan – sviluppo, rilancio, attrattività – mentre la vera priorità resta la manutenzione ordinaria e straordinaria. Senza questo passaggio, ogni programma resterà fragile quanto l’asfalto crollato in via Sibilla.

Marsala ha bisogno di amministratori che dicano con chiarezza cosa intendono fare nei primi cento giorni e nel primo anno, sull’esistente. Ha bisogno di scelte nette, di certezze, non solo di candidati.
 

Il 2026 non potrà essere soltanto una competizione di nomi: dovrà essere una sfida di visioni concrete e di responsabilità. Perché senza programmi credibili il rischio è uno solo: che anche la prossima amministrazione finisca come questa strada, a scavare nel vuoto. E a pagare, ancora una volta, saranno sempre gli stessi cittadini.