«L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo». Sergio Mattarella affida a queste parole uno dei passaggi più forti del suo undicesimo messaggio di fine anno agli italiani, pronunciato il 31 dicembre 2025 dal Quirinale. Un discorso lungo, denso, attraversato dal filo rosso della pace, della memoria e della responsabilità collettiva, mentre il Paese si prepara a celebrare nel 2026 gli 80 anni della nascita della Repubblica.
Il Presidente non nasconde le difficoltà di un anno segnato dalle guerre e dalle tensioni internazionali. Le immagini dei bombardamenti in Ucraina e della devastazione di Gaza diventano il simbolo di un mondo in cui «il desiderio di pace è sempre più alto» e in cui appare «incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte». La pace, ricorda Mattarella, «è un modo di pensare» che nasce nella vita quotidiana e si costruisce nel rispetto reciproco, dentro e fuori i confini nazionali.
Ampio lo sguardo sulla storia repubblicana, evocata come un “album di famiglia”. Dall’ingresso delle donne nel voto del 1946 all’opera dell’Assemblea costituente, capace di scrivere una Carta ancora oggi punto di riferimento. Dalla ricostruzione del dopoguerra ai Trattati di Roma, dal miracolo economico allo Stato sociale, con lo Statuto dei lavoratori e il Servizio sanitario nazionale come pilastri di diritti e uguaglianza.
Nel racconto non mancano le pagine più buie: le stragi, il terrorismo, la mafia. Mattarella ricorda Falcone e Borsellino come simboli di una legalità che continua a ispirare le nuove generazioni, sottolineando come l’unità delle forze politiche e sociali abbia consentito all’Italia di superare la “notte della Repubblica”.
Accanto alla memoria, l’orgoglio per ciò che l’Italia rappresenta oggi: una grande potenza manifatturiera ed esportatrice, apprezzata nel mondo per creatività, cultura, paesaggi, cibo e vino. Un Paese protagonista anche sul piano internazionale e impegnato nelle missioni di pace. «La nostra vera forza – afferma il Capo dello Stato – è la coesione sociale nella libertà e nella democrazia».
Non mancano, però, gli avvertimenti. Vecchie e nuove povertà, diseguaglianze, corruzione, evasione fiscale e reati ambientali sono “crepe” che rischiano di minare quella coesione sociale conquistata in decenni di impegno comune. Le sfide globali – dal clima alle rivoluzioni tecnologiche – impongono responsabilità e consapevolezza, ma «nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia».
Il passaggio più diretto è dedicato ai giovani. Mattarella respinge gli stereotipi che li descrivono come distaccati o arrabbiati e li invita a non rassegnarsi: «Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna».
A rendere ancora più simbolico il messaggio, la scenografia: alle spalle del Presidente la storica foto di Federico Patellani del 2 giugno 1946, con una ragazza che sventola il giornale annunciando la nascita della Repubblica. Un’immagine che guarda al passato ma parla al futuro. «Auguri – conclude Mattarella – e buon 2026».