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17/02/2026 19:00:00

NUE 112, Rizzi denuncia disservizi in Sicilia: “Animali lasciati morire" 

Segnalazioni ignorate, interventi rifiutati e comunicazioni interrotte. È l’accusa lanciata dall’animalista Enrico Rizzi contro il Numero Unico di Emergenza 112 in Sicilia. Rizzi parla di “gravissimo malfunzionamento” nella gestione delle chiamate per animali feriti o vittime di maltrattamento e chiama in causa anche quanto accaduto oggi a Erice.

In una nota diffusa ai suoi 700 mila follower su Facebook, Rizzi annuncia di avere trasmesso una segnalazione formale ai Prefetti di Palermo, Trapani e Agrigento, al Ministero dell’Interno e ai vertici provinciali delle Forze dell’Ordine. L’obiettivo: chiedere verifiche immediate sul funzionamento del NUE 112 nei casi che riguardano animali investiti, avvelenati o oggetto di reati.

 

Le accuse

Secondo quanto riferito dall’animalista, negli ultimi mesi sarebbero stati numerosi i cittadini che, dopo aver chiamato il 112, si sarebbero trovati davanti a:

  • interventi rifiutati, risposte in contrasto con la normativa vigente, inviti a contattare enti non competenti
  • comunicazioni interrotte bruscamente

“Ogni chiamata ignorata significa sofferenza che continua e reati che restano impuniti”, scrive Rizzi, sottolineando che in diversi casi sarebbero stati ravvisabili fatti puniti dal Codice Penale.

 

L’episodio a Erice

L’ultimo episodio segnalato sarebbe avvenuto nel territorio di Erice. Rizzi parla di un caso emblematico che confermerebbe una situazione “non più tollerabile”.

Il Numero Unico di Emergenza, sostiene, non può “decidere arbitrariamente quali emergenze meritano dignità e quali no”, perché l’attivazione delle Forze di Polizia sarebbe un obbligo e non una facoltà.

 

Richiesto l’intervento della politica

Rizzi riferisce di avere contattato anche gli onorevoli Francesco Emilio Borrelli e Patrizia Prestipino, entrambi impegnati sui temi della tutela animale, che avrebbero garantito un intervento immediato.

Se le condotte denunciate fossero confermate, aggiunge, si tratterebbe di comportamenti in grado di ostacolare l’accertamento dei reati e ritardare i soccorsi, svuotando di significato un servizio pubblico essenziale.

Tra le richieste avanzate: direttive operative chiare e formazione obbligatoria per gli operatori.

 

“Non farò un passo indietro”

Rizzi ricorda di collaborare da oltre quindici anni con istituzioni e Forze dell’Ordine nella lotta ai reati contro gli animali, attività che – afferma – gli è costata minacce, aggressioni e attentati ai propri beni, fino alla necessità di una misura di protezione disposta dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

“Non permetterò che in Sicilia chi chiama per salvare una vita venga lasciato solo”, conclude.

E avverte: senza risposte concrete, la vicenda diventerà una battaglia pubblica, politica e giudiziaria.