Nel dibattito sulla riforma della legge elettorale interviene l’Associazione Nazionale Donne Elettrici (ANDE), che chiede il ripristino delle preferenze e mette in guardia dal rischio di un Parlamento “più designato che votato”. Da Roma, dove il confronto politico è entrato nel vivo, l’associazione guarda con attenzione alla prospettiva – più volte evocata – di un ritorno a un sistema di tipo proporzionale. Ma è sull’ipotesi di eliminare le preferenze che ANDE esprime una netta contrarietà.
Secondo l’associazione, togliere ai cittadini la possibilità di indicare direttamente i propri candidati significherebbe concentrare la selezione della classe dirigente nelle mani dei partiti o dei centri di potere interni. Un meccanismo che, di fatto, ridurrebbe il ruolo degli elettori nella scelta dei rappresentanti alla Camera e al Senato.
Il rischio, evidenzia ANDE, sarebbe quello di avere un Parlamento composto da candidati non necessariamente espressione dei territori e delle comunità che dovrebbero rappresentare. Una prospettiva che – si legge nella nota – mortifica la libertà di scelta dei cittadini e indebolisce la qualità della rappresentanza.
L’associazione richiama la tradizione democratica repubblicana e sottolinea come la possibilità di esprimere preferenze abbia rappresentato uno strumento di partecipazione diretta e di responsabilizzazione dell’elettorato. Da qui l’appello rivolto alle forze politiche, di maggioranza e di opposizione: è ancora possibile, sostiene ANDE, garantire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti attraverso il ripristino delle preferenze.
Per l’associazione, restituire dignità alle rappresentanze elettive significa rafforzare la fiducia nelle istituzioni. Al contrario, negare questa possibilità rischierebbe di aprire una frattura tra cittadini e politica, con un arretramento sul piano democratico.