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18/10/2026 09:24:00

Sette giorni di cattivi pensieri. A Marsala come al Colosseo

Domenica 18 ottobre 2026

 

Nino. Almeno non è morto nessuno. Per giorni ce lo siamo ripetuti. Tra le macerie, davanti a ciò che il tornado del 9 ottobre aveva portato via, ci siamo aggrappati a quelle parole. Eravamo stati miracolati, dicevamo. Fino a venerdì.

Nino Fortunato è morto una settimana dopo il tornado. Quella mattina avrebbe dovuto custodire un ricordo felice: il sorriso del nipote, la gioia di una scuola in festa. Stava andando con la moglie alla festa dei nonni, quando il tornado ha travolto la loro auto, scaraventandola via. Lui ha riportato ferite gravissime. Non ce l'ha fatta.

Ieri i funerali, il lutto cittadino. Il tornado ha fatto una vittima. E adesso, quando racconteremo ciò che abbiamo perso, dovremo cominciare dal suo nome. Nino Fortunato.

 

Ricostruire. Intanto, dopo il tornado di Marsala, si contano i danni. Alcune stime arrivano a venti milioni di euro, forse ne basteranno meno. In tanti chiedono ristori per le abitazioni e le attività distrutte. Ma bisognerà capire quante di queste strutture sono in regola e quante, invece, sono abusive. Perché l'abusivismo edilizio è una delle grandi piaghe del nostro territorio.

Ricordate l'alluvione che colpì Trapani e Misiliscemi nel 2022? Anche allora in tanti chiedevano di essere risarciti per i danni subiti. La Regione stanziò cinque milioni di euro. Ne sono stati utilizzati soltanto un milione e mezzo. Molte richieste non vennero prese in considerazione perché riguardavano case e immobili abusivi, alcuni costruiti addirittura nel letto dei torrenti che le forti piogge avevano fatto esondare.

È un precedente che dovremmo ricordare oggi, mentre si parla di ricostruzione e risarcimenti. Perché la solidarietà è doverosa, ma una calamità naturale non può diventare una sanatoria dell'abusivismo.

 

Al Colosseo. Domenica scorsa la psicosi dei furti a Marsala ha vissuto un altro momento di follia. Centinaia di persone hanno circondato un bed and breakfast di via Salemi, dove soggiornava una coppia di presunti ladri d'appartamento. È intervenuta la polizia, con la commissaria che ha cercato di calmare gli animi. C'erano persone pronte ad aggredire persino i poliziotti, pur di arrivare ai due malcapitati e linciarli.

Non so dove arriveremo, di questo passo. Vedere i video di quella folle sera, che girano nella cloaca di TikTok, è angosciante.

Mi è venuta in mente una canzone di Vinicio Capossela, Al Colosseo: «Sia sbranato al Colosseo, sia spellato al Colosseo». E poi scannato, squartato, sbudellato. Il gusto antico della folla per il sangue, per la punizione pubblica. Solo che adesso il Colosseo è una strada di Marsala.

In tutto questo mi colpiscono due cose: il rumore della folla e il silenzio delle istituzioni. Non tanto quello del Comune di Marsala, che poco può di fronte a una domanda di sicurezza diventata psicosi collettiva. Penso alla Polizia di Stato, al questore, al prefetto. Dove sono? 

In questo momento più che mai c'è bisogno di uscire dalle stanze e andare incontro ai cittadini. Spiegare che non è con i linciaggi, con le ronde, con la caccia all'uomo che si risolvono i problemi.

Le istituzioni chiedono sempre ai cittadini di collaborare. Adesso sono loro a dover fare il primo passo. La commissaria di Marsala, lasciata sola davanti a centinaia di persone infuriate, non è una bella immagine.

 

 

Giornate nazionali. Ha ragione Mattarella. Ci sono troppe giornate nazionali. Sono ormai 51, di cui venti istituite in questa legislatura. C'è persino la Giornata nazionale del riciclo della carta. Per ogni cosa serve una ricorrenza, possibilmente con un convegno, una targa e una scolaresca precettata.

Propongo di istituire una Giornata nazionale contro le giornate nazionali. Da celebrare, naturalmente, tutti i giorni.

 

Morti e sepolti. Il glorioso Parlamento siciliano, l'Ars, ha approvato una sola legge negli ultimi tre mesi. Una. E riguarda i cimiteri monumentali.

Non è vero, quindi, che la politica siciliana non si occupa del futuro. Si occupa direttamente dell'aldilà.

 

Il genio della settimana. Il genio della settimana è comunque lui: Luciano Montemurro, di Favara, che si spacciava per cardinale e prometteva posti di lavoro in una base Nato inesistente a Punta Bianca, nell'Agrigentino. Avrebbe raggirato più di 150 persone, facendosi consegnare soldi in cambio della promessa di un'assunzione. Condannato in primo grado a quattro anni e due mesi.

In Sicilia, evidentemente, per trovare lavoro non basta più una raccomandazione. Ci vuole un miracolo. E, possibilmente, un cardinale.

 

Nuvoloni.Il mondo è attraversato da guerre e crisi continue, dall'Ucraina a Gaza, dalla Cisgiordania al Mar Rosso, con Trump che ogni giorno aggiunge un po' di confusione. Eppure l'economia mondiale continua a crescere, intorno al 3 per cento. L'inflazione corre verso il 5 per cento, i debiti pubblici aumentano, ma l'economia tiene.

Merito soprattutto degli investimenti nell'intelligenza artificiale e, in Europa, anche del riarmo. Insomma, mentre il mondo va a fuoco, l'economia cresce grazie alle macchine intelligenti e alle armi.

In Italia, intanto, stiamo per esaurire anche la grande spinta del Pnrr: 194,4 miliardi di euro, di cui 166 già incassati. Resta soltanto l'ultima rata, 28,4 miliardi. E dopo?

Il ministro Giorgetti vede nuvoloni all'orizzonte e invita a preparare la barca per la tempesta. Lo ha detto davanti a un Parlamento praticamente deserto. Evidentemente la tempesta non interessa a nessuno.

Intanto i partiti della maggioranza continuano a promettere: meno tasse, pensioni anticipate, flat tax più larga, agevolazioni per i giovani. Tutto bellissimo. Ma con quali soldi?

Romano Prodi li chiama ombrelli di carta. Servono a ripararci fino alle prossime elezioni. Poi, quando comincerà a piovere, saranno affari nostri.

 

Restanza. È stata, per me, una settimana molto bella e intensa, in giro per l'Italia. Se fossi stato in Sicilia, però, non avrei mancato l'appuntamento con Pierluigi Bersani e con i ragazzi di Campobello di Licata, che stanno costruendo un percorso straordinario attorno al diritto a restare.

Lo chiamano, appunto, restanza. Hanno messo insieme giovani, associazioni, idee, proposte. Non si rassegnano all'idea che per avere un futuro si debba necessariamente fare la valigia. Vogliono poter scegliere di vivere in Sicilia, di lavorare qui, di costruire qui la propria vita.

Perché andarsene deve essere una scelta, non una condanna. E restare non dovrebbe essere un atto di eroismo.



Editoriali | 2026-10-15 06:00:00
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Marta, dove sei?

In tutto questo via vai di autorità, politici, influencer, gente che canta sul luogo del disastro, comizianti di maggioranza e d’opposizione, una persona, in Italia, ha mantenuto la sua coerenza. E, sinceramente, di questi tempi...