In tutto questo via vai di autorità, politici, influencer, gente che canta sul luogo del disastro, comizianti di maggioranza e d’opposizione, una persona, in Italia, ha mantenuto la sua coerenza. E, sinceramente, di questi tempi è già un pregio.
Coerente, si. Perché non si è fatta vedere. Non si è fatta sentire. Non ha mandato neanche un telegramma, un messaggio WhatsApp, una nota vocale, un segnale di fumo, per dire, che so: «Picciotti miei, tutto a posto?».
È Marta Fascina, la deputata del collegio di Marsala.
Per la precisione, Fascina è la deputata di tutta la provincia di Trapani. Nel 2022 Forza Italia la candidò nel collegio uninominale Sicilia 1-U06, quello chiamato Marsala e coincidente con il territorio provinciale. Era già parlamentare dal 2018. Venne eletta con circa il 36 per cento dei voti, sostenuta dall’intera coalizione di centrodestra.
Un’elezione singolare. Fascina, nella sua qualità di compagna di vita di Silvio Berlusconi, fu paracadutata nel collegio blindato senza avere alcun rapporto politico con questo territorio. Durante la campagna elettorale non si fece vedere in Sicilia. Non un comizio, non un incontro con gli elettori, non una visita a Marsala. Niente. Vinse lo stesso.
Una prestazione notevole: essere eletti senza doversi sottoporre al fastidio di incontrare gli elettori.
Allora qualcuno la definì una candidata senza voce. Noi, più modestamente, cominciammo a chiamarla la deputata fantasma.
Quattro anni dopo, la diagnosi regge benissimo.
Su queste pagine l’abbiamo cercata più volte. Le abbiamo dedicato articoli, editoriali, perfino una lettera aperta. Le abbiamo chiesto di venire, di dire qualcosa, di spiegare quale idea avesse per questa provincia. A un certo punto le abbiamo chiesto persino di dimettersi, per rispetto degli elettori e del ruolo che ricopre.
Niente.
Del resto, un fantasma che comincia a rispondere alle domande perde gran parte del suo fascino.
Poi, venerdì, due tornado sono arrivati dal mare e hanno devastato Marsala e Petrosino. Hanno rovesciato automobili, scoperchiato case, abbattuto muri, colpito aziende e distrutto una scuola mentre dentro c’erano centinaia di bambini. Ci sono stati feriti, alcuni gravi. Poteva essere una strage.
Sono arrivati tutti. Il presidente della Regione, gli assessori, i deputati regionali e nazionali, i parlamentari di maggioranza e quelli d’opposizione. Sono arrivati i comunicati di solidarietà, le promesse, le richieste di stato d’emergenza, i sopralluoghi, le dirette, le fotografie davanti alle macerie.
Qualcuno è arrivato perfino cantando (c’è sempre chi, davanti a una tragedia, sente irresistibile il bisogno di offrire il proprio contributo artistico).
Altri hanno approfittato dell’occasione per tenere piccoli comizi in tenuta da apericena tra un tetto divelto e un’automobile ribaltata. La politica italiana è così: prima dell’emergenza è prudente e silenziosa; dopo, diventa improvvisamente onnipresente.
Ma Marta no.
Marta Fascina non ha ceduto. È rimasta saldamente ancorata alla sua linea politica: non esserci.
Ora, sappiamo bene che Fascina non è Supergirl. Non poteva mettersi davanti ai due vortici, fermarne uno con la mano destra e tenere il tetto della scuola con la sinistra.
Non le chiedevamo tanto. Ma battere un colpo, quello sì.
Una telefonata alla sindaca. Un messaggio alle famiglie. Una parola per i bambini della scuola De Gasperi. Una visita, anche tardiva. Perfino uno di quei comunicati prestampati che in queste giornate arrivano a decine: «Sono vicina alla popolazione», «Il territorio non sarà lasciato solo», «Seguo con apprensione».
Le formule sono sempre quelle. Bastava scegliere.
Niente.
Apprezziamo comunque la coerenza della sua ectoplasmatica vita politica. C’è chi compare soltanto durante la campagna elettorale. Lei è riuscita nell’impresa di non comparire neppure allora. E chi siamo noi, adesso, per pretendere un’apparizione?
Sarebbe però troppo facile prendersela soltanto con Marta Fascina. Perché Marta Fascina non si è eletta da sola. Nessun fantasma entra a Montecitorio senza che qualcuno gli apra la porta.
Nel 2022 decine di migliaia di elettori a Marsala e a Trapani hanno votato per quella coalizione e per quella candidata. Sapevano che non aveva fatto campagna elettorale qui. Sapevano che non aveva legami con Marsala e con la provincia di Trapani. Sapevano che il suo nome era stato calato dall’alto.
E hanno detto: va bene lo stesso.
Marta Fascina non è il problema. È il sintomo. Il problema siamo noi.
Mi piacerebbe chiudere dicendo: ce ne ricorderemo alle prossime elezioni.
Ma sarebbe una bugia. Non ce ne ricorderemo.
Siamo bravissimi a organizzare ronde e pattugliamenti. A imbastire processi sui social e nelle piazze. A scegliere un colpevole prima ancora di conoscere i fatti. A inseguire il sospetto del giorno, a rilanciare voci, a trasformare ogni paura in una caccia all’uomo.
Quando invece c’è da ribellarsi all'odioso caporalato, alla assenze della politica, quando c'è da decidere chi avrà in mano un pezzo del nostro futuro, diventiamo distratti.
Non chiediamo chi siano i candidati. Non chiediamo cosa abbiano fatto. Non chiediamo se conoscano il territorio, se abbiano intenzione di frequentarlo, se risponderanno agli elettori.
Votiamo la tribù.
Poi, quando succede qualcosa, domandiamo: ma il nostro deputato dov’è? È dove l’abbiamo messo. Lontano.
Questo popolo non ricorda. Spesso non sa e, ancora più spesso, non vuole sapere. E allora, a forza di dimenticare, finisce per meritare il fantasma di Marta Fascina e tutti gli altri fantasmi che la politica cala dall’alto.
Merita questa politica accattona e malevola, fatta di assenze impunite e presenze da passerella.
Una politica che neanche un tornado spazzerà mai via.
Giacomo Di Girolamo