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11/10/2026 07:26:00

Sette giorni di cattivi pensieri. L’educazione all’abbastanza

La sfinge. 

Renato Schifani, l’imperturbabile. Una sfinge.

Da Cuffaro ad Armao, passando per le indagini che hanno coinvolto altri pezzi da novanta della sua maggioranza, Schifani è sempre lì. Imperturbabile. Resiste a tutto. Tutto gli scivola addosso, come se fosse presidente di un’altra Sicilia.

Anche la reazione è sempre la stessa. Prima il silenzio nelle ore successive allo scandalo. Poi la dichiarazione di rito, che ormai sa quasi di presa in giro: bisogna cambiare, bisogna fare in modo che queste cose non accadano più.

E invece accadono. Puntualmente. Ciclicamente.

Resta poi una domanda: quale garanzia di cambiamento reale può offrire un uomo d’apparato come Schifani, sulla scena politica da decenni?

È difficile cambiare un sistema quando di quel sistema si è stati, per una vita, parte.

 

Piccioli. 

Sulla vicenda Armao la Sicilia sta dando il meglio di sé. I soldi nascosti dietro l’orologio a pendolo, secondo la ricostruzione degli investigatori, sono una finezza che solo noi potevamo concepire.

Ma sullo sfondo resta una storia più misera. E ancora una volta si torna ai piccioli.

Questi personaggi potenti hanno sempre bisogno di soldi. Sempre. Mi chiedo: perché?

Parliamo continuamente di educazione alla legalità. Forse la nostra classe dirigente avrebbe bisogno, prima ancora, di un’educazione all’abbastanza.

Imparare ad accontentarsi. A stare bene con quello che si ha.

Invece il potere costa. Il potere pretende stili di vita sempre più alti, fa debiti, crea bisogni, ha bisogno di altri soldi per mantenere quello che i soldi precedenti hanno costruito.

Non basta mai.

 

Mai più. 

Dopo le polemiche, le crisi isteriche, le minacce di dimissioni, il redde rationem siciliano seguito alla richiesta di arresto di Gaetano Armao e all’ennesimo scandalo che investe la classe di governo dell’Isola, Schifani ha trovato la soluzione.

Un disegno di legge contro la corruzione. Ne ho scritto qui.

Evviva. La montagna ha partorito il topolino. 

Perché in Sicilia ogni scandalo finisce così. Con un “mai più”. Poi arrivano protocolli, codici, atti di indirizzo, commissioni. Adesso anche un disegno di legge.

A parte che potevano pensarci prima, e vabbè, trovo sempre mortificante che sia necessario mettere per iscritto cose che dovrebbero essere normali e scontate: non avere interessi personali negli atti d’ufficio, non guadagnare con i propri incarichi, non farsi corrompere.

La Costituzione usa due parole molto semplici: disciplina e onore. Basterebbero quelle.

E invece abbiamo bisogno della legge, del codice, del registro, del controllore. Come se volessimo sempre delegare a qualcun altro – un giudice, un’autorità, perfino un foglio di carta – il compito di pensare al posto di chi dovrebbe semplicemente essere, in una parola, onesto.

 

 

Psicosi. 

A Marsala è partita la psicosi dei furti e delle rapine. È qualcosa di ciclico. Ogni tot torna il furgone bianco che rapisce i bambini. Ogni tot spuntano le bande che girano per le campagne e commettono reati predatori.

Solo che oggi ci sono Facebook e WhatsApp, e tutto corre molto più velocemente della realtà.

Nascono gruppi, chat, ronde. Ci si avvisa. Ci si organizza. Poi, a un certo punto, ci si fa giustizia da soli.

È successo nei giorni scorsi. Un uomo è stato inseguito, raggiunto, forse picchiato. Il suo furgone è stato incendiato. Era indicato come il “rapinatore”.

Presunto, naturalmente. Ma presunto, quando parte la caccia all’uomo, diventa improvvisamente una parola fastidiosa.

Noi abbiamo raccontato quello che è successo. E abbiamo ricordato una cosa abbastanza banale: alla violenza non si risponde con altra violenza. Se ci sono furti, si denuncia. Anche perché le forze dell’ordine ci fanno notare un particolare curioso: dalla zona di Marsala che sui social sembra infestata da bande di delinquenti arrivano pochissime denunce.

Risultato: siamo diventati, ancora una volta, i nemici del popolo. Parassiti. Comunisti. Giornalisti schifosi.

Qualcuno ha perfino proposto di riservare alla redazione di Tp24 lo stesso trattamento ricevuto dal presunto ladro.

Ecco, forse la psicosi è proprio questa: quando ricordare che esistono la legge, le denunce, i processi e perfino la presunzione d’innocenza diventa una provocazione.

 

Senza di me. 

Venerdì Marsala è stata colpita da un devastante tornado. Un fenomeno mai visto dalle nostre parti con questa violenza, che ha creato paura e distruzione.

Come accade in questi casi, la redazione di Tp24 è riuscita a coprire l’evento con puntualità, con informazioni accurate, cercando di spiegare e far capire quello che stava accadendo.

Lo ha fatto senza di me. Io venerdì ero a Roma, con Anso, ospite di Meta, a parlare di editoria e giornalismo digitale insieme a tanti amici e ospiti, tra cui Enrico Mentana, che è anche editore di un giornale online, Open.

Ero lì con la testa, ma con il cuore a Marsala.

E mi ha inorgoglito molto vedere la squadra di professionisti di Tp24 coprire un evento così importante in maniera completa anche senza di me.

Anzi, soprattutto senza di me.

 

Sul tornado ho già scritto ieri. Voglio aggiungere soltanto una cosa.

Questa classe politica regionale, così sbandata, così incline agli affari propri e alla corruzione, così indifferente ai problemi della Sicilia quando non coincidono con quelli delle proprie clientele, ha ancora una volta una possibilità di riscatto. Nella finanziaria regionale che comincia il suo percorso all’Ars questa settimana, i deputati possono rinunciare alle mancette. Che cambiano sempre nome, naturalmente. Adesso si chiamano FIT, Fondi per gli investimenti territoriali.

Prendano quei soldi e li mettano sulla ricostruzione di Marsala e sulla prevenzione.

Qualche sagra in meno. Qualche rally che salta. Un premio “Miss Cannolo” in meno.

Ma un grande gesto di dignità e di riscatto, dopo tutto quello che abbiamo visto.

Ci riusciranno? Purtroppo so già la risposta.

 

Coerente. 

Nella passerella di deputati, senatori, presidenti e assessori che si sono precipitati a Marsala dopo il tornado, Marta Fascina ha avuto la decenza, almeno questa, di non farsi vedere.

Fascina, lo ricordiamo, ultima compagna di Silvio Berlusconi, è la deputata fantasma del nostro collegio.

Eletta in Parlamento con i voti della provincia di Trapani senza praticamente averci mai messo piede.

Almeno è stata coerente.

Che dire.

 

Caraibi.

 Infine Ignazio La Russa.

Gira molto in queste ore un suo video dello scorso giugno nel quale quasi irrideva chi lanciava l’allarme sul clima che cambia e sul Mediterraneo che diventa come i Caraibi, luogo anche di fenomeni estremi.

“Ci abitueremo al clima caraibico”, disse. Che sarà mai.

Venga a dirlo ai marsalesi.

 

Giacomo Di Girolamo

 



Editoriali | 2026-10-10 06:00:00
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