Procura della Repubblica di Caltanissetta ha formalmente richiesto l’archiviazione dell’indagine a carico di Marcello Dell'Utri, l’ex senatore e fondatore storico di Forza Italia, nell’ambito delle inchieste sulle stragi di mafia del 1992. La richiesta, firmata dal procuratore capo Salvatore De Luca, è stata notificata ai legali dei familiari delle vittime degli attentati di Capaci e via D’Amelio, che avranno ora un mese per presentare eventuali opposizioni.
L’inchiesta, riaperta tre anni fa, si basava su un elemento cardine: un’intervista inedita, rilasciata il 12 maggio 1992 dal magistrato Paolo Borsellino a un gruppo di giornalisti europei. In quella conversazione, Borsellino avrebbe affrontato i legami tra il boss mafioso Vittorio Mangano – noto come lo “stalliere di Arcore” – e lo stesso Marcello Dell'Utri. L’intervista, mai trasmessa, venne registrata appena due giorni prima della strage di Capaci e rimase presumibilmente nelle mani dei giornalisti.
L’ipotesi investigativa su cui si è lavorato ruotava attorno alla possibilità che Cosa Nostra, una volta venuta a conoscenza del contenuto di quelle dichiarazioni, avesse deciso di accelerare i tempi dell’agguato anche contro Borsellino, temendo che il magistrato potesse sviluppare nuove linee d’indagine. Paolo Borsellino fu assassinato con la sua scorta 57 giorni dopo la strage di Capaci, il 19 luglio 1992 in via D'Amelio.
Secondo quanto appreso, le indagini non avrebbero portato alle prove ritenute sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, portando i pubblici ministeri a chiedere la chiusura del fascicolo. Le motivazioni dettagliate non sono ancora state rese pubbliche.
Questa non è la prima volta che Dell'Utri – già condannato in via definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa – finisce sotto la lente dei magistrati in relazione alle stragi. Già tra il 1998 e il 2002, la procura di Caltanissetta aveva indagato lui e l’allora premier Silvio Berlusconi, ipotizzandone un ruolo di “mandanti occulti”. Anche quelle posizioni furono poi archiviate, su richiesta degli stessi pubblici ministeri. Berlusconi, inizialmente coinvolto anche in questa nuova inchiesta, è stato archiviato in seguito alla sua scomparsa.
La riapertura del caso nel 2022 si deve al riemergere di quell’intervista a Borsellino, realizzata per un documentario di Canal Plus incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi. Un filone che, nonostante le intense investigazioni, sembra ora essersi esaurito dinanzi alla presunta assenza di riscontri decisivi. La parola passa ora alle parti civili, che dovranno decidere se controbattere alla richiesta di archiviazione, tentando di tenere aperto uno dei capitoli più dolorosi e intricati della storia giudiziaria italiana.