Mediterraneo, di Salvatore Agueci
Alcun pennello non potrà mai uguagliare
il tocco dell’abile artista.
Mare nostrum d’un tempo
mare di tutti da sempre.
Campo d’antiche battaglie
e d’intricati segreti.
Cimitero galleggiante.
La speranza hai spento di vite umane:
siano fenice o romane,
avventuriere o laboriose,
desiderio ambito di mobilità nuove.
Centro esclusivo d’accoglienza:
non aspetti di conoscere l’identità,
a tutti un alimento dai,
tutti in pasto offri.
Tesori antichi e nuovi in te conservi,
di frequente agli altrui affetti li ridai.
Se le angosce e le speranze afferrare potessi
una catena inesauribile d’annotazioni avresti:
hai occhi splendidi per guardare,
orecchie attente per sentire,
cuore grato per amare.
Le tue acque siano lavacro,
la tua salinità dalle colpe purifichi,
i tuoi colori a dare continuino:
i toni vivaci dell’arcobaleno,
la ricchezza di una qualsiasi sponda
che confini non ha,
se non la dovizia dell’umanità.
SALVATORE AGUECI
È una poesia che richiama una storia antica e attualissima che, soprattutto in questi giorni, vede specchiare nelle acque del Mediterraneo il grande imbarazzo politico e sociale che vivono le popolazioni dei paesi che si affacciano su di esso e, per il suo tramite, trovano uno sfogo di “salvezza”.
(Pubblicata su "Schegge di Speranza", Edizioni ASLA, Palermo 2007, pag. 52)
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