03/11/2012 17:04:37

Stefano Benni, "Di tutte le ricchezze". Il cupo romanzo della vecchiaia...

In questa solitudine coltiva la sua passione di studioso per la poesia giocosa e per il Catena, un misterioso poeta locale morto in manicomio. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è turbata dall'arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un mercante d'arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna. 

L'apparizione di Michelle, simile a una donna conosciuta da Martin nel passato, gonfia di vento, pensieri e speranze i giorni del buon vecchio professore. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità imprevista. Una velocità che una sera, a una festa di paese, innesca il vortice di un fantastico giro di valzer. Leggende, sogni, canzoni, versi di un poeta che la tradizione vuole folle e suicida, telefonate attese, contattisti rock, cinghiali assassini, visite di colleghi inopportuni, comiche sorprese, goffi corteggiamenti e inattese tentazioni: tutto riempie di nuova linfa una stagione che si credeva conclusa, e che si riapre sul futuro come un'alba. Martin e tutti quelli che lo circondano sembrano chiusi in un bozzolo di misteri: si tratta di attendere la farfalla che ne uscirà.

Si resta un po' interdetti a leggere l'ultimo romanzo di Stefano Benni, "Di tutte le ricchezze". 

Non è un caso che il romanzo sia uscito quasi in contemporanea anche in versione audio, letto dallo stesso Benni. E' la sua storia, la storia della sua vecchiaia. Va letta con la sua voce. E' un romanzo cupo, come "La traccia dell'angelo", uscito per Sellerio un anno fa. Ma non è cupo per le atmosfere, le risate amare, la malinconia del professor Martin, della sua solitudine, del passato che non ritorna. E' cupa la mano di Benni, che lavora molto di mestiere, e poco di creatività, ormai. Non solo non sorprende più, ma c'è quasi una stanchezza anche nella costruzione della storia. Troppi buchi narrativi, troppe cose belle buttate là. Si perdona solo perchè è Benni. Rispetto al romanzo Sellerio - francamente illegibile - è un ritorno a standard accettabili. Rispetto a "Pane e tempesta", dove comunque teneva la baracca la solita squadra di personaggi irresistibili, un bel passo indietro. Non basta un cane parlante a rendere divertente la storia. Non basta un segreto da confessare a renderla profonda.