Auguri per il nuovo anno da Studio Vira
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A Melodia, considerato uno dei capimafia di Alcamo, sono stati dati 17 anni e 3 mesi per associazione mafiosa (in primo grado ne aveva avuti 20), mentre al secondo, ex-consigliere provinciale dell'Udc, la pena è stata ridotta da 6 anni a 3 anni e 6 mesi: era accusato di falso ideologico.
Pellerito, consigliere provinciale, secondo l'accusa, avrebbe falsificato un referto medico di un operaio rimasto ferito in un incidente sul lavoro all'interno di un cantiere di un'impresa legata a Cosa nostra, evitando così controlli all'azienda.
Dopo la condanna in primo grado, nell'aprile del 2011, Pellerito rifiutò la richiesta da parte di alcuni suoi colleghi consiglieri di dimettersi,per evitare l'imbarazzo nel consiglio. Le sue parole per giustificare il fatto di non volersi dimettere nonostante la condanna, furono davvero singolari:
"Le pressioni esercitate da alcuni Consiglieri perché io mi dimetta realizzano una inaccettabile intimidazione nei miei confronti e tendono ad impedirmi l’esercizio del diritto politico. Di fronte a tali strumentalizzazioni non mi esimerò dal tutelare i miei diritti".
L’esponente alcamese di Alleanza per la Sicilia è stato condannato per essersi prodigato per far falsificare il referto di un operaio, dipendente di un’impresa vicina a Cosa Nostra, vittima di un incidente sul lavoro.
L’operaio, infatti, era rimasto a lavoro, sebbene risultasse "licenziato". Secondo la ricostruzione, l’imprenditore Liborio Pirrone, volendo far cambiare il certificato, chiese l’aiuto di Pellerito: i due andarono in ospedale e il medico di turno, Angelo Calandra, autore del precedente certificato, che ha patteggiato la relativa pena in sede di indagini preliminari, stracciò il certificato facendone un altro, dove risultava che le ferite erano dovute al fatto che l’operaio era scivolato per strada.
Pellerito avrebbe sostenuto che quello non era il primo certificato che veniva modificato, come se all’ospedale di Alcamo violare la legge fosse un prassi consolidata. Durante il processo, inoltre, è emerso che il software installato potrebbe prevedere l’impossibilità di sostituire i certificati emessi, ma all’ospedale alcamese questa funzionalità non era attivata.
Pellerito ha sempre respinto le accuse, sostenendo di essersi limitato, come ha fatto altre volte con altre persone, ad accompagnare l’operaio ed il titolare dell’impresa dal medico che aveva redatto l’atto.
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