Auguri per il nuovo anno da Studio Vira
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Imputazione dalla quale il politico marsalese e’ gia’ stato assolto due volte. Lo scorso 7 giugno, pero’, la Cassazione ha annullato, con rinvio, l’assoluzione decretata il 17 giugno 2010 dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo, che confermo’ la sentenza di primo grado, emessa il 19 dicembre del 2006, al termine del processo con rito abbreviato, dal gup Antonella Pappalardo. L’accusa, sia in primo che in secondo grado, aveva chiesto la condanna a 5 anni di carcere. L’inchiesta fu coordinata dai pm Massimo Russo e Roberto Piscitello. David Costa fu arrestato il 15 novembre del 2005. Secondo l’accusa, il politico sarebbe stato ‘’interessato a ricevere il sostegno della famiglia mafiosa di Marsala’’ e nel 2001, nelle elezioni per il rinnovo dell’Ars, avrebbe ricevuto voti a fronte ‘’di erogazione di somme di denaro’’. Un medico, Giuseppe Galfano, nel 2001 candidato della Casa delle liberta’ a sindaco di Marsala, riferi’ che il primo maggio dello stesso anno avrebbe visto il capomafia Natale Bonafede, allora latitante, sull’auto blu con Costa. Poi, pero’, invio’ una lettera alla magistratura nella quale affermava di essersi sbagliato.
Secondo il documento cautelare che lo portò in carcere nel 2005 Costa avrebbe <
A sostenere il legame tra l’assessore dell’Udc e la cosca di Marsala emerge un’interessante conversazione registrata nei giorni precedenti alle elezioni regionali del 24 giugno 2001 tra due boss appartenenti alla clan mafioso. Si tratta di Vincenzo Giglio e Vincenzo Vito Rallo. Il primo già condannato con sentenza definitiva nel 2002 per porto e detenzione di armi aggravato dall’art. 7 ed ancora indagato per associazione mafiosa, estorsione e altri reati. Il secondo, uomo d’onore della famiglia mafiosa di Marsala, condannato anche lui con sentenza definitiva per associazione mafiosa, è stato all’epoca dei fatti numero due del sodalizio mafioso e il referente più vicino al capo latitante Natale Bonafede.
La questione tra i due riguardava il tema politico ovvero la competizione elettorale alle Regionali tra Francesco Pizzo (figlio di Pietro Pizzo e divenuto poi assessore provinciale al Turismo) che concorreva nella lista del Nuovo Psi e Davide Costa. In particolare il dialogo si incentrava sulle somme di denaro che i candidati avrebbero dovuto versare alla cosca in cambio del richiesto supporto tecnico per la ricerca di voti. Cento milioni di vecchie lire sarebbe stata la somma consegnata da Pizzo per <
(Intercettazione del 28/05/2001)
Rallo:<
Giglio: <
Rallo: <<… Pietro Pizzo?>>
Giglio: << …unca! (si)>>
Rallo: << … uh!>>
Giglio: <<… e questo Davide Costa ne vuole uscire altri cento … e lui ha il “teorema” il “Comune” in mano …>>.
Una trattativa, rilevano i magistrati, di cui erano evidentemente a conoscenza gli altri importanti componenti della cosca che continuano a discutere sulle <
Giglio: <<…non ha capito niente questo>>
Rallo: <<…ah?…>>
Giglio: << non l’ha capito che è meglio acchiappare oggi… e poi domani si vede …. Minchia … i politici vogliono uscire i soldi e lui ha il teorema… ma quale teorema… vaffanculo!…>>.
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