Auguri per il nuovo anno da Studio Vira
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Ci sono le prove sugli omicidi efferati, sugli affari sanguinari dei boss, e i racconti dei grandi pentiti come don Masimo Buscetta e Totuccio Contorno.
Un processo, quello che per tutti è semplicemente il Maxi, cominciato nel febbraio del 1986 e terminato nel dicembre dell'anno successivo: alla sbarra vi furono quasi 500 tra padrini e killer mafiosi e si chiuse con una raffica di ergastoli e complessivi 2.665 anni di carcere, inflitti dalla Corte d'assiste presieduta da Alfonso Giordano e con a latere il giudice Piero Grasso, oggi candidato con il Pd ed ex procuratore nazionale antimafia.
I fascicoli sono un centinaio e fino a qualche settimana fa giacevano impolverati negli scaffali del Cidma di Corleone, il Centro internazionale di documentazione sulle mafia e del movimento antimafia che è stato inaugurato nel 2000 dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e dal presidente del Consiglio Giuliano Amato. Un centro dal grande significato simbolico, che si trova proprio nel cuore di Corleone ed è presieduto dal commercialista palermitano Marcello Barbaro che a Corleone è stato anche assessore.
Fascicoli preziosi per comprendere la storia criminale, la calata dei corleonesi su Palermo, l'assalto dei viddani guidati da Totò Riina ai grandi affari del capoluogo siciliano e le alleanze con la politica e i poteri forti. Quei fascicoli potranno presto essere letti su internet grazie a un progetto per la digitalizzazione che è appena cominciato grazie a un finanziamento di 20mila euro del ministero dell'Istruzione e della ricerca scientifica. la digitalizzazione dei documenti, che è appena cominciata, si concluderà tra febbraio e aprile dell'anno prossimo.
Si tratta di un'iniziativa, spiega il presidente del centro studi che è intervenuto alla tappa corleonese del Festival della legalità in tour organizzato dal gruppo editoriale Novantacento di Palermo, che consentirà di rendere pubblici tutti i documenti sul sito del Cidma (www.cidma.it): vi saranno non solo gli atti del processo ma anche i documenti che fanno parte del lavoro preparatorio gran parte dei quali scritti da Giovanni Falcone. «Il nostro centro – spiega ancora Barbaro – non riceve fondi pubblici ed è un peccato: la documentazione, la ricerca, l'offerta di materiale divulgativo per studiare Cosa nostra sono elementi importantissimi nella lotta alla mafia. Documenti che attirano l'attenzione di tutto il mondo. Ora abbiamo voluto portare avanti questo progetto perché ci sembrava doveroso offrire a tutti questo pezzo importantissimo della storia del Paese».
Nino Amadore - Il Sole 24 Ore
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