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Il gup di Caltanissetta Lirio Conti ha condannato, in rito abbreviato, i collaboratori di giustizia Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina rispettivamente a 15 e 10 anni di carcere e il falso pentito Salvatore Candura. I primi due erano accusati di strage, Candura di calunnia.
DEPISTAGGIO - Il procedimento nasce dalle dichiarazioni dei Spatuzza e Tranchina che, con le loro rivelazioni, hanno consentito di ricostruire le fasi preliminari della strage riscrivendo la storia dell'attentato in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta e smascherando il clamoroso depistaggio di un gruppo di falsi pentiti, tra i quali Candura e Vincenzo Scarantino, costato l'ergastolo a sette innocenti.
LE RICHIESTE DELLA PROCURA - Le pene comminate, in due casi, sono più pesanti di quelle richieste dalla Procura, che voleva 13 anni per Spatuzza, 10 anni per Tranchina e 10 anni e mezzo per Candura. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile, rappresentati dagli avvocati Roberto Avellone, Mimma Tamburello, Fabrizio Genco e Giuseppe Ferro. «Questa sentenza - ha commentato il procuratore Sergio Lari- dimostra che la nostra tesi accusatoria ha retto. È positiva perché sono state accolte tutte le nostre richieste».
IL PROCESSO - Il 22 marzo si aprirà invece, davanti alla Corte d'Assise di Caltanissetta il processo con rito ordinario, che vede alla sbarra i capimafia palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci, rinviati a giudizio un mese fa.
LA RICOSTRUZIONE - Secondo la ricostruzione dell'accusa, basata oltre che sugli spunti offerti da Spatuzza e Tranchina da numerosi riscontri investigativi, Paolo Borsellino venne ucciso perché era un ostacolo alla trattativa che pezzi di Cosa nostra avevano avviato con lo Stato. La strage venne anticipata. Riina aveva l'esigenza di fare subito l'attentato anche a costo di sacrificare molte vite umane. Numerose le parti civili costituite che saranno presenti al processo: oltre ai familiari delle vittime della strage, Gaetano Murana e Gaetano Scotto, due dei sette condannati ingiustamente per l'eccidio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero dell'Interno e quello della Giustizia, la Regione siciliana, il Comune di Palermo e il centro studi Pio La Torre.
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