Auguri per il nuovo anno da Studio Vira
Il 2025 è stato un anno ricco di sfide e opportunità, affrontate grazie alla fiducia di clienti e partner e al lavoro di una squadra in costante crescita. Il team di Studio Vira si è ampliato ulteriormente,...
I Morici sono stati i protagonisti del grande appalto da 45 milioni di euro per il rifacimento del porto di Trapani in occasione dell'America's Cup, nel 2005. Lavori non ancora completati. Oggi si scopre che gran parte di quei lavori, come quelli relativi alla funivia Trapani - Erice, fu decisa a tavolino da un cartello di imprese "gradite" a Cosa Nostra. I Morici sono, per la nuova mafia, gli imprenditori tipo: incensurati, insospettabili (anche se in verità il loro nome risultava in diverse indagini antimafia degli ultimi dieci anni, ma nei salotti buoni di Trapani la cosa passava sotto silenzio), efficati. “Quello di cui facevano parte i Morici è un cartello di imprese – dichiara Linares– che è stato costituito nei primi anni del 2000 nella prospettiva di una serie di grandi appalti che in effetti di lì a poco vennero banditi. In particolare veniva sostenuta da queste imprese presso le amministrazioni pubbliche la logica degli appalti concorso, che prevedono l’affidamento dei lavori a imprese con determinate caratteristiche tecniche. In alcuni casi il cartello è risultato in grado di suggerire questi requisiti, in altre occasioni a conoscerli in anticipo”.
I lavori dell'Americas' Cup a Trapani, nel 2005, furono i primi del "sistema Bertolaso" in Italia, cioè quello che prevede delle corsie veloci per gli appalti, con l'inosservanza di alcune regole fondamentali per rispettare la trasparenza e la legalità, soprattutto in una provincia ad alta densità mafiosa come quella di Trapani. I Morici, per gli investigatori, erano diventati una potenza economica giocando la loro partita imprenditoriale con carte truccate: l’avallo dei boss, la conoscenza in anticipo delle caratteristiche chieste dai bandi di gara e la possibilità di inserire nei bandi alcuni requisiti che loro e non altre imprese erano in grado di garantire. Così si erano aggiudicati appalti importanti come quelli per il risanamento delle antiche mura della città (7 milioni), per la costruzione della Funivia Trapani-Erice (9 milioni) e per il porto di Trapani (45 milioni). I Morici, risulta da un’intercettazione e dalle parole dei pentiti, sostenevano di avere il senatore del Pdl Antonio D'Alì come sponsor in molte gare di appalto. Le indagini dicono che i Morici furono utilizzati prima dal vecchio capomafia di Trapani, Vincenzo Virga, poi dopo il suo arresto, dal reggente che lo sostituì, Francesco Pace. Con la benedizione di Messina Denaro, che era interessato al condizionamento degli appalti più importanti della provincia. Il provvedimento riguarda anche nove partecipazioni societarie, 142 beni immobili e 36 rapporti bancari. I sigilli sono stati applicati alle società "Eumede Consulenze e Ingegneria srl", "Trapani Infrastrutture Portuali Consoretile arl", "Coling SpA". "Litoranea Nord", "Sperone", "Funivia", "Torre Ascensori", "Port Service", "Traghetti Isole", "Touring Consultingf" e altre realtà del settore. Tutte avrebbero fatto parte della vasta organizzazione per la gestione degli appalti pubblici da parte della mafia. Le prove principali consistono nelle rivelazioni di alcuni che ne avrebbero fatto parte, ovvero imprenditori come Tommaso Coppola e Antonino Spezia, nonché funzionari pubblici della Provincia di Trapani fra i quali Giovan Battista Grillo e Vito Giacalone. Funzionari Pubblici che, dietro pagamento di somme non indifferenti, merttevano ai primi posti nelle liste di assegnazione i nomi degli imprenditori collegati ai boss, al corrente di ogni minimo dettaglio delle procedure e per questo certi di ottenere quanto previsto
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