Auguri per il nuovo anno da Studio Vira
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E' accusato di essere il nuovo capo della mafia alcamese Dalla Lombardia coordinava l'attività della cosca, con estorsioni, incendi, danneggiamenti. . I pubblici ministeri Carlo Marzella, Paolo Guido e Pieralngelo Padova hanno chiesto il rinvio a giudizio, oltre che del presunto boss, di altre dieci persone coinvolte la scorsa estate nell'operazione antimafia Crimiso: Antonino e Vincenzo Bosco, rispettivamente di 57 e 49 anni, di Castellammare del Golfo, Sebastiano Bussa, 37 anni, di Castellammare del Golfo, Vincenzo Campo, 44 anni, di Alcamo, Rosario Leo, 43 anni, di Vita, Salvatore Mercadante, 28 anni, di Alcamo, Nicolò Pidone, 50 anni, di Calatafimi, Diego Rugeri, 32 anni, di Alcamo, Giuseppe Sanfilippo, 29 anni, di Alcamo, e Michele Sottile, 50 anni, di Castellammare del Golfo. Si tratta di soggetti ritenuti affiliati o a disposizione delle famiglie mafiose di Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi. Secondo gli investigatori, dopo i numerosi arresti operati dalle forze dell'ordine la mafia alcamese s'era riorganizzata riprendendo il controllo del territorio. A capo del mandamento era stato chiamato, quale reggente, Antonino Bonura. Le indagini hanno consentito, oltre che di ricostruire l'organigramma delle famiglie, di individuare gli autori di una serie di estorsioni e danneggiamenti. Dall'inchiesta è emersa una spaccatura all'interno del clan di Castellammare del Golfo. Secondo gli investigatori, Diego Rugeri, rampollo di una famiglia mafiosa già nota agli inquirenti, sotto le direttive di Antonino Bonura, avrebbe intrapreso delle estorsioni ai danni di esercenti castellammaresi. Il giovane avrebbe tenuto una condotta spregiudicata arrivando anche a minacciare due ristoratori al fine di assumere la sua fidanzata. L'iniziativa di Diego Rugeri avrebbe determinato uno scontro con Michele Sottile, uomo d'onore di Castellammare che, per anzianità anagrafica, riteneva di avere diritto a guidare la famiglia. L'udienza preliminare è prevista per il 9 maggio presso l'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, incendio, violazione di domicilio aggravata e violazione delle prescrizione derivanti dalla Sorveglianza Speciale di P.S.. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Sebastiano Dara, Nicolò Gervasi, Baldassare Lauria, Raffaele Bonsignore, Antonino Mormino, Pietro Riggi, Anna Maria Benenati, Vito Mancuso, Dario D'Agostino e Caterina Gruppuso.
I GIOVANI E LA MAFIA. «La mafia è più forte dello Stato ed è colpa della politica se non è ancora stata debellata». Questo in sintesi il pensiero di quasi duemila studenti delle scuole medie superiori italiane partecipanti al progetto educativo antimafia promosso dal Centro Pio La Torre di Palermo. Secondo i risultati della settima rilevazione sulla percezione mafiosa, infatti, per il 45,06% dei rispondenti la mafia non potrà essere definitivamente sconfitta, per il 94,52% ha un rapporto molto o abbastanza forte con la politica e per il 49,35% è più forte dello Stato. «Questo è l'aspetto più negativo registrato dall'indagine - commenta Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre - sul quale dovrebbe riflettere tutta la classe dirigente del Paese, soprattutto alla luce dei risultati delle elezioni di febbraio. Esse, infatti, hanno dimostrato una grande mobilità degli elettori, disponibili a premiare i nuovi fenomeni di populismo esasperato, e pronto a raccogliere i frutti del disorientamento provocato dalla crisi economica, dalle politiche del Centrodestra, dal governo dei tecnici e dalla persistente contraddittorietà delle proposte del Centrosinistra, diviso e perciò poco credibili». Su come riuscire a combattere la mafia e riscattarsi, il 38,45% degli studenti suggerisce di non sostenere l'economia mafiosa (per esempio, non acquistando droghe o merce contraffatta) e il 21,67% di non essere omertosi. Mentre lo Stato dovrebbe «colpire la mafia nei suoi interessi economici» (22,50%) e «combattere la corruzione e/o il clientelismo» (24,40%). Molto importante per i ragazzi anche l'educazione alla legalità (17,26%). «Il 66% dei ragazzi - rileva Antonio La Spina, ordinario di sociologia dell'Università di Palermo - discute dell'argomento soprattutto con i docenti, il che evidenzia per un verso che in altre sedi ciò avviene assai meno, ma anche che i docenti che aderiscono al progetto si dedicano intensamente all'educazione antimafia. Emerge anche che, soprattutto alle superiori, il 70% circa degli studenti in questione ha partecipato ad almeno un'altra attività di educazione antimafia in anni precedenti a quello in corso».
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