19/12/2014 06:40:00

Il pentito Galatolo: "Messina Denaro ordinò l'omicidio anche di Spatuzza e Giuffrè"

 Oltre al progetto di attentato al pm Nino Di Matteo, il capomafia latitante Matteo Messina Denaro avrebbe ordinato di compiere un attentato anche nei confronti dei pentiti Gaspare Spatuzza e Nino Giuffrè. Lo rivela il neo collaboratore di giustizia Vito Galatolo.
Il piano sarebbe stato scritto dal padrino di Castelvetrano nello stesso «pizzino» fatto avere al boss Girolamo Biondino in cui si parlava dell'eliminazione del magistrato.
«Successivamente - prosegue Galatolo -, avendo appreso che era in contatto con Salvatore Cuzzuzza, il cui nome di copertura, secondo quanto riferitomi era Giorgio Altavilla, e che questi poteva attingere notizie sulle località in cui si trovavano i collaboratori di giustizia, nacque da parte mia il proposito di eliminare mia sorella Giovanna, mentre Vincenzo Graziano propose di uccidere Francesco Onorato, incombenza della quale si sarebbe occupato personalmente».

Le dichiarazioni dell'ex boss dell'Acquasanta, Vito Galatolo, hanno svelato precedentemente il piano di morte nei confronti del pm Nino Di Matteo.
“Questo Di Matteo non ce lo possiamo dimenticare. Corleone non dimentica”. Queste erano le parole del Capo dei capi, Totò Riina, in una delle tante conversazioni con la sua “dama di compagnia”, Alberto Lorusso, registrate lo scorso anno durante l'ora d'aria al carcere Opera di Milano. 

Nei primi interrogatori effettuati di fronte ai pm di Palermo e Caltanissetta Galatolo ha raccontato che l'ordine arrivò direttamente da Matteo Messina Denaro, l'ultimo dei “corleonesi” ancora in libertà. Nella missiva che fu letta da Girolamo Biondino il boss di Castelvetrano “disse che bisognava fare un attentato al dottor Di Matteo perché, stava andando oltre e ciò non era possibile anche per rispetto ai vecchi capi che erano detenuti”. Non solo. A quella riunione, a cui parteciparono oltre a Vito Galatolo, Girolamo Biondino, Alessandro D'Ambrogio e Vincenzo Graziano si parlò, come abbiamo detto, anche di eliminare anche alcuni collaboratori di giustizia altisonanti. “Nella lettera - ha raccontato ai pm Galatolo - Matteo Messina Denaro invitava anche a compiere un attentato nei confronti di Spatuzza e Giuffré”.
Spatuzza è colui che ha ricostruito le dinamiche della strage di via d’Amelio, e che ha reso importantissime rivelazioni anche nell'ambito della trattativa Stato-mafia. Giuffré, conosciuto anche con il nome di “Manuzza”, è l'ex fedelissimo di Bernardo Provenzano, che nelle sue dichiarazioni parlò dell’appoggio di Cosa Nostra a Forza Italia alle politiche del 1994. 

Vito Galatolo, che dallo scorso novembre ha deciso di saltare il fosso e raccontare ai magistrati di Palermo i retroscena della mafia palermitana fa mettere tutto a verbale per la prima volta il 22 novembre: "In ordine al progetto di attentato in danno del dottor Di Matteo - racconta Galatolo - posso riferire che il 13 settembre 2012, appena scarcerato, mi venne imposto l’obbligo di presentazione al Commissariato di San Lorenzo a Palermo. Durante questi trasferimenti per raccordarmi con i miei familiari, mio padre mi riferì che Vincenzo Graziano, sottocapo della famiglia dell’Acquasanta, mi doveva parlare. In occasione di questo incontro mi disse che Girolamo Biondino voleva organizzare un incontro urgente. In questa riunione si parlò di una lettera pervenuta nel dicembre 2012 di Matteo Messina Denaro con la quale veniva chiesto di fare un attentato al dottor Di Matteo". "A questa riunione si arrivò dopo diversi mesi nel corso dei quali cercammo di definire le persone che dovevano partecipare in funzione dei loro ruoli in Cosa Nostra", aggiunge il collaboratore di giustizia.