16/09/2015 06:00:00

Affari, mandamenti, picciotti. La mafia di Matteo Messina Denaro nella relazione della Dia

E' una mafia basata ancora sui mandamenti, sulle famiglie, senza guerre interne. Che ha la propria capitale a Castelvetrano, città del super latitante Matteo Messina Denaro. Una mafia che fa affari con la grande distribuzione, con l'agricoltura, l'energie alternative e le imprese edili. E' una mafia ad immagine e somiglianza del boss latitante da 22 anni. Una leadership che si basa sulla fedeltà degli affiliati, dei familiari, che vivono per garantire la latitanza del boss inafferrabile. E' questa cosa nostra in provincia di Trapani fotografata nell'ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia.
Cosa nostra rimane organizzata secondo il classico schema gerarchico verticistico con 4 mandamenti- Castelvetrano, Mazara del Vallo, Trapani e Alcamo - a cui appartengono 17 famiglie.

 

 

 


Per la Dia la posizione centrale è quella della mandamento di Castelvetrano in cui negli anni, e anche nel secondo semestre del 2014 oggetto della relazione, si sono concentrate delle operazioni antimafia per fare terra bruciata attorno al boss latitante. L'operazione Eden II, che ha fatto seguito a Eden I, nel 2013, ha dimostrato l'incidenza di Messina Denaro sulle dinamiche criminali della provincia e lo sforzo degli affiliati, primi tra tutti i parenti stretti, per trovare fondi per garantire la latitanza del boss.
La Dia parla anche della collaborazione con gli inquirenti di un parente di Messina Denaro, si tratterebbe di Lorenzo Cimarosa.

Gli elementi d'accusa dei confronti dei congiunti del latitante e degli altri soggetti a lui vicini, avevano trovato conferma nelle dichiarazioni, sull'assetto organizzativo ed operativo di cosa nostra trapanese, rilasciate da un collaboratore di giustizia, imprenditore edile, parente di Matteo Messina Denaro e suo referente sul territorio castelvetranese arrestato nell'ambito della menzionata operazione “Eden”. Le rivelazioni sono state di supporto alla sistematica attività investigativa, permettendo di delineare un puntuale quadro di situazione del sodalizio criminale. Gli ulteriori sviluppi dell'indagine hanno portato all'esecuzione di altri importanti provvedimenti ablatori.

In questi mesi poi ci sono stati diversi sequestri e confische di aziende riconducibili ad affiliati a cosa nostra.

Il panorama esaminato evidenzia come gli interessi della criminalità organizzata, già emersi nel business della grande distribuzione e delle energie alternative abbiano contaminato anche i settori dell'edilizia (produzione di calcestruzzo e movimento terra) e dell'agroalimentare.

Per la Dia le estorsioni esistono sempre in provincia di Trapani e servono, sempre, per mantenere le famiglie dei carcerati.

Le estorsioni, i cui proventi sono destinati prevalentemente al mantenimento di detenuti e delle rispettive famiglie, continuano a rappresentare una delle forme primarie di approvvigionamento illecito di cosa nostra trapanese. L'ingerenza nel settore dei lavori pubblici è attuata, in via quasi esclusiva, nella fase esecutiva, attraverso l'imposizione del pagamento di denaro, dell'acquisto da rivenditori “controllati” dei materiali o dell'assunzione di manodopera. La capacità di condizionamento del contesto sociale continua ad essere molto elevata a causa del clima di omertà imposto dall'organizzazione criminale e dell'elevatissima capacità di infiltrazione nei vari settori della società civile.

Nessun omicidio di mafia, ma tanti attentati incendiari.


Nel semestre in esame non si sono registrati nella provincia trapanese omicidi riconducibili a conflittualità interne a cosa nostra. Non si esclude, invece, la matrice estorsiva e la connessa riferibilità alla criminalità organizzata dei numerosi episodi intimidatori (quali danneggiamenti seguiti da incendio) compiuti ai danni di alcuni operatori economici.

L'import-export di cosa nostra trapanese e i collegamenti con i Gambino di Newyork.

Per quanto attiene alle proiezioni extraterritoriali di cosa nostra trapanese sono risultati importanti gli ulteriori sviluppi dell'operazione New Bridge, che hanno consentito il 27 novembre 2014, di trarre in arresto, tra gli altri, due soggetti siciliani, ineriti nei contesti criminali newyorkesi responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere transnazionale, finalizzata alla tentata estorsione ed aggravata dalle modalità mafiose. In particolare, il provvedimento restrittivo ha colpito un trapanese, trapiantato a Brooklyn, considerato attuale underboss del capo della famiglia mafiosa Gambino di New York, e un pregiudicato di Castellammare del Golfo, figlio fi un boss appartenente ai clan siculo-americani di cosa nostra.
Inoltre, per quanto attiene al narcotraffico con la menzionata operazione Eden II, sono stati evidenziati i canali di approvvigionamento di hashish (con il sequestro di 12 kg a Torino) proveniente dall'Albania e di cocaina proveniente dal Sud America.