Informativa
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi.
Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie. Cookie Policy   -   Chiudi
19/07/2017 06:00:00

25 anni dalla strage via D'Amelio. La memoria ingannata, le iniziative in tutta la Sicilia

19 luglio 1992, sono trascorsi 25 anni dalla strage di Via D’Amelio, 25 anni dall'uccisione di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Paolo Borsellino. E’ passato un quarto di secolo, un tempo in cui l’Italia è cambiata ma forse non troppo e non come avrebbe dovuto, se  ancora, in una scuola del quartiere Zen dedicata a “Giovanni Falcone”, dieci giorni fa è stata decapitata una statua del giudice e appena l’altro ieri, sempre nella stessa scuola, hanno fatto ritrovare un volatile privo di testa e ieri, addirittura, a poche ore dalle dal ricordo di via D’Amelio, il danneggiamento della stele eretta in ricordo del giudice Rosario Livatino ucciso dai sicari il 21 settembre del 1990.

Quella della strage che sconquassò il cuore di Palermo, a tanti anni di distanza, è una memoria troppo spesso ferita, una memoria ingannata da risultati sempre parziali, tra luci e ombre, una memoria che avrebbe bisogno di certezze e non di dubbi, come quelli che continuano a  replicarsi dopo un numero straordinario di processi e di sentenze. L’ultimo quella della Corte d’appello di Catania che non consegna una verità giudiziaria credibile. (Qui a lato una video intervista del giudice Borsellino dopo la morte di Giovanni Falcone).

Questa verità che a volte sembra essere così vicina, non lo diventa mai realmente. Per Roberto Scarpinato, oggi procuratore generale a Palermo, non sono bastale le prove e gli elementi di un sistema criminale che univa ambienti esterni alle mafie impegnati agli inizi degli anni ’90 a creare un nuovo progetto politico, con Licio Gelli, Stefano Delle Chiaie e Stefano Menicacci. Secondo Scarpinato non fu sufficiente provare che neppure Cosa Nostra deliberò di attuare la “strategia della tensione” – che si aprì il 12 marzo 1992 con l’uccisione di Salvo Lima, passò per le stragi di Capaci e via D’Amelio, la morte di Ignazio Salvo, gli attentati a Roma e Firenze e si concluse il 27 luglio 1993 con l’esplosione di via Palestro a Milano – per agevolare la realizzazione di quel progetto politico. Scarpinato mette nel conto anche la lettera che Elio Ciolini, personaggio legato al mondo dei servizi segreti, ad ambienti massonici e all’eversione nera, il 4 marzo 1992 ( otto giorni prima dell’omicidio Lima) spedì una lettera al giudice istruttore del Tribunale di Bologna, il cui oggetto era la “nuova strategia tensione in Italia/periodo: marzo-luglio 1992”. A marzo/luglio ’92, vennero uccisi il senatore Lima (12 marzo), Falcone (23 maggio) e Borsellino (19 luglio).

Memoria inagannata - Dopo anni di depistaggi, il processo Borsellino-quater a Caltanisetta, chiuso con gli ergastoli inflitti il 27 aprile dalla Corte d’Assisi di Caltanissetta a Salvo Madonia e Vittorio Tutino e la condanna a 10 anni ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, ha messo qualche punto fermo, come quello in base al quale anche in quella strage (come in quella di Capaci) il mandamento di Brancaccio fu protagonista assoluto.

I punti fermi - I due ergastoli, il ruolo della famiglia di Brancaccio e le verità raccontate da un altro mafioso dello stesso mandamento, il pentito Gaspare Spatuzza - che il sostituto procuratore di Caltanissetta, Stefano Luciani, ha difeso con forza il 14 giugno davanti alla Commissione Antimafia.

 Dopo anni di depistaggi, sentenze errate e  falsi pentiti come Vincenzo Scarantino. Come ha affermato il procuratore aggiunto della procura di Caltanissetta Gabriele Paci davanti alla presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, il puzzle ha tasselli che vanno messi al loro posto ma consente di avere un’idea abbastanza chiare sulle future indagini.

A decrivere quello che manca per arrivare alla verità e a completamento dello stesso quadro è lo stesso Paci: "c’era un famoso rapporto che l’allora colonnello Mori e il capitano De Donno depositano, se non sbaglio nel febbraio del 1991, e che consegnano a Giovanni Falcone. Ma Giovanni Falcone  si trasferì a Roma e quindi viene passato all’allora procuratore della Repubblica di Palermo Giammanco. Quel rapporto contiene, nei suoi allegati, elementi molto circostanziati che riguardano non solo la Tangentopoli siciliana, che però rispetto alla Tangentopoli milanese ha il problema che l’altra gamba del tavolino è rappresentata da Cosa Nostra, ma contiene anche gli elementi che riguardano proprio il dottore Giammanco. Allora, di quel rapporto Paolo Borsellino chiederà copia quando si trova ancora a Marsala, quando è ancora procuratore della Repubblica di Marsala. Altro dato che emerge inquietante è che - spesso ci siamo soffermati a pensare a quest’aspetto - già nel 1991 Cosa Nostra vuole organizzare un attentato a Paolo Borsellino a Marsala. Per quest’attentato che non va in porto muoiono due mafiosi, i fratelli D’Amico, i capi famiglia della famiglia di Marsala. Muoiono perché si dice si oppongano all’eliminazione di Paolo Borsellino a Marsala. Che cosa ha fatto Borsellino nel 1991 di particolare?"


«La Sicilia, Palermo non devono tornare indietro nella lotta alla mafia. Il Paese ha il dovere di cercare tutta la verità sulle stragi del ’92, del ’93, su tanti delitti eccellenti e sulle questioni relative al rapporto tra mafia e potere che meritano un ulteriore approfondimento. Sarebbe il modo migliore per ricordare il giudice Paolo Borsellino, gli agenti della scorta e tutte le altre vittime della lotta alla mafia».

Sono le parole di Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia, pronunciate a Palermo alla conferenza «In che Stato è la mafia?» organizzata dall’associazione culturale Falcone e Borsellino e da Antimafia Duemila in occasione dell’anniversario della strage di via d’Amelio. Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, Antonio Ingroia, avvocato ed ex pm di Palermo, Salvatore Borsellino, fondatore del movimento «Agende rosse» e fratello del giudice assassinato, Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, e Gianfranco Donadio, magistrato e componente della commissione Moro».

Intanto, sul sito del Csm è stato pubblicato uno dei passaggi del verbale dell’audizione del giudice Borsellino, il 31 luglio 1988, di fronte alla prima Commissione referente del Csm e al Comitato antimafia: «Il problema della lotta o comunque delle indagini sulla criminalità mafiosa io lo sento profondamente, non vedo perché l'opinione pubblica non debba essere interessata di questo problema; anzi è pericoloso quando l'opinione pubblica non viene interessata a questo problema». Parole pubblicate alla vigilia del plenum  presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a 25 anni dalla strage di Via d'Amelio. .

Come ogni anno da tanti anni a questa parte sono diverse le manifestazioni organizzate in tutta Italia.  A Palermo la commissione parlamentare antimafia sarà a Palermo oggi e domani, per un fitto calendario di iniziative. La delegazione parlamentare, guidata dalla presidente Rosy Bindi, sarà alle 10.30 in Via D'Amelio per partecipare alle iniziative promosse dal Centro Studi "Paolo Borsellino". Dalle 11.30, presso la Prefettura di Palermo, la Commissione ascolterà le testimonianze di Antonio Vullo e della figlia del giudice, Fiammetta Borsellino. Al termine delle due audizioni, alle 13.30, conferenza stampa della presidente Bindi. Nel pomeriggio, alle 16.00, Bindi farà visita al Giardino della Memoria, per rendere omaggio a tutte le vittime di mafia. Alle 17.00 la Commissione parteciperà alla commemorazione degli agenti trucidati nella strage, prevista presso la Caserma Lungaro. In serata, alle 19.30, al Teatro Antico di Segesta andrà in scena lo spettacolo teatrale "Mafia: singolare, femminile" promosso dall'Anm e dalla Commissione antimafia: un lavoro che vuole ricordare Paolo Borsellino come un magistrato attento e vicino alle giovani donne di mafia che, come Rita Atria, hanno voluto rompere i legami con Cosa Nostra. Prima della rappresentazione interverranno il presidente dell'Anm Eugenio Albamonte e la presidente Bindi. Giovedì 20 luglio, alle 10.00, la Commissione sarà infine all'inaugurazione, presso l'Istituto nautico di Palermo, del murale promosso dall'Anm e dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Nel 25simo anniversario della strage si svolgerà a Palermo la tradizionale fiaccolata che si terrà alle 20.30 con partenza da piazza Vittorio Veneto. La fiaccolata attraverserà via Libertà, via Autonomia Siciliana e arriverà in via D'Amelio dove verrà deposto un tricolore e intonato l'inno nazionale. 

A Marsala, già ieri sera al Complesso Monumentale San Pietro, Comune di Marsala, Libera e ANM hanno organizzato l’evento “Le parole rubate”, una mostra fotografica su Falcone e Borsellino e la proiezione di un documentario sui due magistrati uccisi. Questa sera poi, mercoledì 19 luglio alle ore 21.30, nella villa comunale di Marsala, “Felice Cavallotti” verrà messo in scena il monologo “Io Emanuela Loi” liberamente tratto da un testo di E. Lo Curto ed interpretato da Enza Maria Bilardello. La regia è affidata a Gianni e Carla Bilardello e la direzione artistica a Vito Oliva. Gli attori che interpreteranno gli agenti di scorta sono: Franco Giacalone, Giuseppe Vaiarello, Samuele Errera, Manuel Tumbarello. Giuseppe Mineo interpreterà il ruolo di Antonino Vullo l’unico sopravvissuto alla strage. Le musiche sono affidate alla violinista Luisa Caldarella. Allo spettacolo seguirà il dibattito con ospiti d’eccezione, personaggi che hanno conosciuto il magistrato Borsellino durante il periodo in cui è stato procuratore presso il tribunale di Marsala.

A Calatafimi verrà ricordato anche al Teatro Antico di Segesta. Oggi alle ore 19.30, nella cornice millenaria del Teatro Antico di Segesta, l’Associazione Nazionale Magistrati - con l’organizzazione della Sezione distrettuale di Palermo e della Sottosezione di Trapani - e la Commissione Parlamentare Antimafia commemoreranno il XXV anniversario della strage di Via D’Amelio con la rappresentazione teatrale “MAFIA: SINGOLARE, FEMMINILE.” di Cetta Brancato e Marzia Sabella. Lo spettacolo sarà preceduto dagli interventi dell’On. Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e del dott. Eugenio Albamonte, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. La pièce sarà interpretata da Stefania Blandeburgo, Maria Teresa Coraci, Giusy Frallonardo e vedrà la partecipa-zione di Alessandra Camassa, magistrato, presidente del Tribunale di Marsala. La regia è di Luigi Taccone. Lo spettacolo - “Mafia: singolare, femminile.” è un’opera teatrale composta da monologhi, scritta da Cetta Brancato* - scrittrice e drammaturga - e da Marzia Sabella*, magistrato, autrice del libro “Nostro Onore. Una donna magistrato contro la mafia” (Einaudi, 2014) dal quale la pièce è liberamente tratta. Un testo nel quale, tra l’altro, si raccontano alcune storie vere, sbucate dalle carte processuali, di donne appartenenti, in qualche modo, all’universo mafioso. Storie al femminile, poco conosciute che, tuttavia, per la loro intensità e, soprattutto, per la loro “normalità”, finiscono per descrivere i prototipi delle donne di mafia.

 A Sambuca di Sicilia - La manifestazione  "Note di Legalità"  è stata promossa dall'amministrazione comunale di Sambuca, si svolgerà lunedì 17 luglio al Teatro Saraceno (alle 20). Dopo i saluti del sindaco Leo Ciaccio si terrà un dibattito al quale parteciperanno il pm del maxiprocesso Giuseppe Ayala, che fu tra i primi ad accorrere sul luogo dell'agguato, l'inviato del Corriere della Sera Felice Cavallaro e il giornalista Franco Nicastro.

 


Ti potrebbe interessare anche: