Governo, nulla di fatto. Mattarella convoca nuove consultazioni. Centrodestra spaccato
Il secondo giorno di consultazioni si è concluso con un nulla di fatto. Mattarella ha informalmente convocato un nuovo giro di consultazioni per giovedì e venerdì della prossima settimana.
«È indispensabile che vi siano delle intese tra le forze politiche», che ora hanno «qualche giorno di riflessione», utile per «valutare responsabilmente convergenze programmatiche, le possibili soluzioni per dare vita ad un governo», ha spiegato il Capo dello Stato.
A parte Berlusconi, arrivato e ripartito su una berlina grigia, tutti ieri sono andati al Quirinale a piedi. Salvini con i capigruppo Giorgetti e Centinaio si è presentato al Colle quasi in ritardo ritardo perché s’era perso camminando per i vicoli di Roma.
Per depistare i giornalisti era finito a Piazza Barberini.
Di Maio ha ribadito a Mattarella ciò che aveva scritto mercoledì nel suo blog, prospettando una soluzione alla tedesca, che però taglia fuori Forza Italia, «un contratto di governo si può sottoscrivere o con la Lega o con il Pd.
Questi sono gli interlocutori, è chiaro che sono due soluzioni alternative». Di Maio ha anche annunciato per la prossima settimana un incontro con Salvini e con il reggente del Pd Martina (il quale, su precisa indicazione di Renzi, ha rifiutato l’invito).
Da Salvini è arrivata un’apertura al M5s: «Non diciamo no a nessuno. Bisogna smussare degli angoli, esercitando quella responsabilità che ha portato all’elezione dei presidenti di Camera e Senato».
Un’apertura subito respinta da Berlusconi («siamo favorevoli a governi con forze pauperiste e giustizialiste»). Scrive il Corriere della Sera:
«Qualcuno, ieri, giurava che le posizioni emerse al cospetto di Mattarella sarebbero “non troppo lontane”. Non è ancora vero. Lo dimostra, al di là delle facili suggestioni, ciò che è stato verbalizzato al Quirinale. Il bilancio è questo: il M5S, che ha l’ambizione di condurre il gioco, ha sì in corso un dialogo fitto con la Lega di Salvini, ma preferirebbe un accordo con il Pd. E pure Forza Italia, dopo l’insormontabile interdizione subita da Berlusconi per bocca di Di Maio, ricambia l’ostilità e tende a una riedizione del patto del Nazareno con i democratici, in ciò distanziandosi da Salvini, che la rifugge. Solo che il Pd, come ripete il reggente Martina, resta blindato in un’indisponibilità aventiniana»
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